Amicizie false

Un tempo, forse, vi avrei invidiati. Un tempo mi sareste sembrati la compagnia perfetta. Un bel gruppo misto di amici, ragazzi e ragazze insieme, che si vedono tutte le settimane, quello che io ancora non avevo. Un tempo avrei pagato per uscire con voi. Ma oggi sono felice di non averlo fatto mai. E’ bastata una sera per capirlo. Legami senza fiducia, senza rispetto reciproco, senza il coraggio di essere sinceri. Alla prima occasione vi parlate alle spalle, quando il diretto interessato non può sentire, o quando finge di non capire, perché vi travestite da Joker con il sorriso sulla faccia, ma con il pugno chiuso nella tasca. Vi definite amici, ma davanti a un errore altrui vi comportate da giudici.

Quando il fidanzato di una vostra amica ha degli interessi particolari, voi lo prendete in giro. Quando vi invita alla sua festa di laurea, voi vi lamentate di dover pagare il regalo. Quando lo vedete insieme a lei, ridete di loro perché a vostro dire si abbracciano troppo. E mi dispiace, ma io non riesco a fare finta di niente, a non sentirmi male per lui e in colpa per quell’amica, perché dietro il silenzio voi nascondete un’arma mortale: le parole. Io so cosa vuol dire. So quanto ci si sta male, quanto una risata possa far soffrire, e quanto sia doloroso scoprire di essersi sbagliati, capire che quegli amici non erano altro che fantocci addestrati. Io lo so, e non posso sopportare di vedere qualcuno trattato così. Nemmeno se quel qualcuno è un estraneo. E’ una questione di principio, perché sono stata cresciuta in un certo modo, e credo in determinati valori, credo nel rispetto per il prossimo e nella gratitudine, non nella presa in giro. Siete uomini, avete ventidue anni, e non riuscite nemmeno ad essere sinceri. Perché quel ragazzo oggi lo offendete, ma domani lo accoglierete alla sua festa di laurea, fingendo che ve ne freghi qualcosa.

Uno potrebbe anche pensare: magari è perché non lo conoscete abbastanza. Ma quella che dovrebbe essere una vostra amica da dieci anni, voi la offendete con il sorriso in faccia, e lei vi perdona, perché le dite che è uno scherzo. E non accetto che mi si spacci per sincerità quell’orrendo modo di fare. Perché la cosa grave è che quelle cose le pensate davvero, e non avete nemmeno il coraggio di ammetterlo. Non lo avete con nessuno. Uno scherzo? No, non è così. Voi non scherzate. Voi trattate le persone come se fossero tutte inferiori, tutte sbagliate, tutte delle poverette che non capiscono le cose. Forse è stato un errore uscire con voi, perché io, invece, ascolto molto, rifletto, e alle mie conclusioni ci arrivo da sola.

Vi sentite forti ad agire così? A ridere per un’ora di un ragazzo che nemmeno conoscete? A prendervi in giro guardandovi in faccia? A giudicarvi l’un l’altro per divertimento? Ma come fate? Pensare che io non riesco a fidarmi di voi nemmeno per una sera, figuriamoci per una vita. Ero seduta lì, a sentire di un ragazzo che alla propria festa di laurea inviterà voi, branco di ingrati, e forse non saprà mai quello che pensate davvero, perché leggerà i vostri nomi sul biglietto del regalo, e vorrà credere nella vostra onestà. E’ la sua ragazza che vi ha coinvolti, una vostra amica, e non vi ascolterà mai mentre vi lamentate per tredici euro di regalo. Mi metto nei loro panni, e sento le coltellate alla schiena bruciare come se fossero indirizzate a me. Avete detto che insieme sono insopportabili, poi uscite con lei e vi fingete amici, mentre io mi domando come potrò guardarla in faccia, sapendo di non averla difesa. E non sono soltanto le parole a fare male, ma anche il silenzio di chi ha sentito e non ha detto niente, ragazze che ostentano fotografie in sua compagnia, poi ridono sotto i baffi quando qualcuno la prende in giro. Ho sbagliato anch’io, che non sono un’amica intima e la conosco da appena un anno, ma non ho riso nemmeno per un secondo, non ci sono riuscita, perché so che non se lo merita.

E tu, che ti credi così tanto un fenomeno, che hai dato spettacolo alzandoti in piedi e mettendo in scena un teatrino, che parli degli altri quando dovresti solo guardare te stesso, ti credi davvero migliore? E per cosa? Perché frequenti l’università privata, perché paghi migliaia di euro all’anno per poter dire di aver studiato alla Bocconi? Però se ti chiedono tredici euro per un regalo ti opponi come se fosse un furto. E ieri sera, a cena, quando tutti abbiamo ordinato un solo piatto, tu hai chiesto dall’antipasto dal dolce con tanto di limoncello finale, e il conto è stato diviso alla romana. No, non si fa così. Non a ventidue anni, in procinto di laurearsi, senza riuscire a dare il giusto peso alle cose. Hai preso in giro e offeso una tua amica, godendo del fatto che la gente al tavolo ti desse ragione. Hai ridicolizzato il suo fidanzato, senza nemmeno conoscerlo. Ti sei fatto pagare mezza cena, senza nemmeno fare il gesto di mettere una moneta in più. In fondo mi avevano avvertita, me lo avevano detto che eri uno stronzo, ma averti di fronte, con quel sorriso sarcastico e quell’atteggiamento da presuntuoso, non è stato facile. Forse perché mi hai ricordato chi mi ha ferita in passato. Forse perché sei il prototipo di ciò che non vorrei mai diventare. E mi dispiace, ma non riesco a ridere insieme agli altri mentre scherzi sulle persone, perché quelle persone io le conosco, e a differenza tua voglio loro bene davvero.

Alla fine immaginavo che sarebbe andata così. Ed io che mi faccio esami di coscienza ogni mattina, mi sento in colpa senza aver fatto niente, solo per non essere intervenuta, solo per non essermi alzata dalla sedia ed essere tornata a casa. Mentre andavo a quella cena pensavo: magari mi sbaglio, magari mi faranno cambiare idea. Ma ho passato quattro ore circondata da immaturità, codardia e cattiveria. Io non sono così, non voglio essere così. E non voglio nemmeno circondarmi di falsi amici, che sono pronti a battere il martelletto e condannarmi, ma sempre con il sorriso sulla faccia. Non voglio al mio fianco persone bugiarde, che ridono dei miei errori ma non fanno niente per aiutarmi. Non voglio la vostra compagnia, nemmeno per una sera, perché non penso ne valga la pena. Che senso ha, se non esiste stima tra di noi? Se non ci conosciamo e non c’è interesse a farlo? Se abbiamo parlato di film per due ore solo per cambiare argomento? A ventidue anni si impara a fare delle scelte, a condividere il tempo con chi ci sa apprezzare, a riconoscere un amico vero da una persona che vuole solo compagnia. Un tempo lo avrei accettato anch’io. Ma oggi no, non sono più disposta a farlo, perché so che là fuori, poco lontano da quel tavolo, ci sono braccia che sanno ascoltare, accogliere, e aiutare, senza chiedere niente in cambio e senza ridere delle fragilità.

Vorrei solo che non fosse così raro. Vorrei che l’amicizia avesse un valore per tutti, e invece a volte viene trattata come una scusa, un tappeto sotto cui nascondere la polvere, un accessorio da indossare per fare sfoggio di una compagnia numerosa. Belle le apparenze, bellissime. Ma quando poi ci sbatti la testa, e ti rendi conto di quanto quelle persone in fondo non ti conoscano, lo capisci. Capisci che l’amicizia è altro. Che tutto dipende dallo sguardo, perchè non tutti vedono davvero quello che sei.

8 pensieri su “Amicizie false

  1. Ciao Penny! In ogni tuo post vengono alla luce sensibilità, rispetto e soprattutto tanta empatia. Sono doti, nessuno mi farà mai cambiare idea a riguardo, ma sii pronta ad affrontare taaante situazioni come quella di cui hai scritto.
    Detto questo, penso abbia capito anche tu che non sono tutti stronzi al mondo, si tratta solo di scremare e hai tutti i mezzi per farlo.

  2. Purtroppo nella vita si corre il rischio di incontrare persone del genere, sempre pronte a parlare male di te in tua assenza, a prendere in giro il prossimo, a giudicare tutto e tutti.
    Io mi reputo fortunato: ho pochi amici, ma tutti reali.

  3. Amicizia è una cosa, conoscenza e frequentazione un’altra.
    Ho amici da molto tempo, alcuni dal tempo della scuola, altri da quello del lavoro, altri ancora conosciuti in certi periodi della vita. Sono fra loro eterogenei, ma la vera amicizia non è mai “globale”, è solo “singolare”. In un gruppo di amici non è detto che fra loro siano tutti amici, sono conoscenti che condividono un momento: l’amicizia è ben altro.

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