Yiruma

Non sono una critica musicale né tantomeno una pianista, ma c’è un artista capace di catturarmi, come due mani che ti afferrano gentilmente e ti portano altrove. Yiruma, pianista e compositore sudcoreano, è l’autore di alcuni dei brani per pianoforte che più riescono a farmi emozionare. Ha una delicatezza, una una leggerezza, un rispetto per i tasti del suo strumento, e nota dopo nota ti accompagna in un viaggio, ti mostra la via da lontano, e ti ci porta a passo lento, come se ti stesse mostrando il panorama. E’ un dialogo, un fluire di pensieri, una cascata di emozioni che piovono a goccia su un terreno asciutto, e compongono l’immagine dei nostri ricordi. Non ci ho mai capito niente, di musica. Eppure quelle melodie riescono a sfiorarmi la pelle, a bussare alle porte giuste, ad aprire scrigni di sensazioni nascoste che ho paura di guardare. Brividi. E non lo so se sia tecnicamente bravo, se sia un genio, o se sia un musicista baciato da un colpo di fortuna. Non lo so, e probabilmente non mi interessa saperlo. Perché non cambierebbe niente, Quando indosso le cuffie e lo sento suonare, è come se lo stesse facendo dentro di me. Come se chiudendo gli occhi potessi vederlo, immerso nell’oscurità dei miei timori, raccontarmi quanto in fondo le emozioni siano universali. Capita di aver bisogno di starsene per i fatti propri, con le cuffie a proteggerci dal mondo, e il calore degli abbracci dentro di noi. E in quei casi, Yiruma è la mia compagnia. Terapeutico, dolce, sincero, umano. Negli spartiti virtuali che immagino scorrere davanti a me, io ritrovo tutto ciò che ho vissuto, le persone, i luoghi, i momenti, quello che ho conservato e quello che invece mi manca, pagine scritte in bella calligrafia e scarabocchi strappati. Ma non è come ascoltare una canzone qualunque. Non ci sono parole a distrarmi, ritmi da seguire, strumenti di un’orchestra che lottano per farsi sentire. C’è soltanto un pianoforte, che ti stringe le spalle e ti dà il coraggio di guardare dentro di te. Gli devo un grazie, perchè mi ha fatto comprendere la bellezza del pianoforte, ma più di tutto mi ha ricordato quanto la musica possa comunicare. E se ci riesce lui, senza usare parole, rompendo il silenzio con un tasto, poi un altro, e un altro ancora, se ci riesce con sole due mani, traducendo in note quelle parole di cui a volte ci vergognamo, perché sono oneste, perché sono vere, perché raccontano di noi… Ecco, se ci riesce lui, seduto dietro un pianoforte, allora forse a modo nostro possiamo riuscirci tutti.

4 pensieri su “Yiruma

  1. Ho ascoltato solo un paio di canzoni (le più famose) e anche a me trasmettono moltissimo.
    La musica bypassa ogni filtro e ogni resistenza mentale….per fortuna.
    È per questo che ci salva e ci guarisce!

    Buona musica

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