Tre giorni a Torino e più di trenta chilometri a piedi

Al terzo tentativo ce l’ho fatta. Tre giorni, cominciati da quell’abbraccio in stazione, consapevoli che il tempo sarebbe stato comunque troppo poco. L’euforia delle prime ore ci ha portate a vagare tra le piazze, le fontane e i palazzi storici del regno sabaudo, per riuscire a scorgere, di Torino, almeno la prima sfumatura. Piazza San Carlo, Piazza Castello, Piazza Solferino, poi il palazzo e i giardini reali, il parco del Valentino, la mole antonelliana, i murazzi lungo il Po. “Torino si visita in un giorno”, sì e no. Perché è grande, un po’ confusionaria, nonostante gli incroci ad angolo retto, un po’ fredda, nonostante gli spazi verdi, e un po’ rumorosa, anche se forse è colpa del tram. Torino è difficile da spiegare, perché non è viva come Milano e non è calda come Napoli, è un capoluogo che sembra sconfinato, ma ovunque ti giri sembra ci sia qualcosa da fotografare. Sicuramente tre giorni non bastano, nemmeno per il museo egizio da cui siamo uscite dopo quasi tre ore, e solo perché altrimenti avremmo perso il treno. Torino è una città dalle mille forme, e probabilmente non ha fatto breccia nel mio cuore, se il paesaggio più bello per me è stato il lungo Po. Ma forse sono io che sono poco nordica, poco incline ai luoghi che mi ricordano degli immensi uffici. Ci sono angoli splendidi, non posso certo negarlo, ma forse quello che manca è un effetto sorpresa. Io me la aspettavo esattamente così: un museo a cielo aperto dei fasti dei Savoia, con qualche parco ben tenuto e le vie del centro dominate dalle grandi catene. L’amica che sono andata a trovare non vede l’ora di andarsene via, lei originaria della Calabria e innamorata di Bologna dal primo giorno. Un po’ la capisco, anche se a Torino non ci ho vissuto davvero. Cambiano proprio i colori, l’atmosfera che ti avvolge, la musica e il vociare degli studenti scalzati dal rumore sordo delle rotaie. Lei l’ha definita asettica, io direi piuttosto spenta. Come se il suo potenziale non riuscisse ad emergere. Ho visto tanto, dell’Italia, ho visto città meravigliose, scorci che tolgono il fiato, piazze che guarderesti per ore, e Torino fatica competere, se non altro perché a stendo ho incontrato un sorriso. La seconda notte l’ho passata in un B&B, e posso dire di aver ritrovato tutta quell’accoglienza che mi era mancata. Mi è stato offerto un aperitivo, e il proprietario è passato più volte a scambiare due chiacchiere con me. La mattina dopo mi sono fermata per colazione, e al momento di pagare la proprietaria mi ha detto che eravamo a posto così. Piccoli gesti, coccole gratuite che fanno piacere. Così, quella mattina, il sorriso in giro l’ho portato io. Ho salutato l’amica che ero andata a trovare e ho recuperato un’altra amica in stazione, con l’entusiasmo di chi sta imparando anche a gestirsi da sola. Con Google Maps aperto l’ho portata in Piazza San Carlo, poi sulla Mole Antonelliana, e infine al Museo egizio, in un percorso su tre piani che richiederebbe mezza giornata. La gita si è conclusa in una corsa verso il binario per riprendere il treno, con un sacchetto di gianduiotti e caramelle Leone in mano. E’ stato bello per la compagnia che ho trovato, per il tempo che ho potuto recuperare, perché a vivere in due città lontane ci si vede sempre pochissimo. E’ stato bello perché Torino mancava alla mia lista, eppure l’Italia è piena d’arte e di meraviglie. E’ stato bello, ma forse non ci tornerei.

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7 pensieri su “Tre giorni a Torino e più di trenta chilometri a piedi

  1. Torino l’ho visitata qualche anno fa ed anch’io l’ho trovata fredda. L’abbiamo vista in una mezza giornata, ho fatto qualche scatto discreto ma chissà perché non ne ho mai parlato in questo spazio virtuale. Tra le righe ho sicuramente captato l’emozione provata nel rivedere un’amica. Ciaoo e gira tra città, borghi, castelli, etc etc. La nostra Italia è troppo bella. Baciii

  2. Il tuo blog invece ha fatto breccia nel mio cuore dalla prima volta che l’ho visitato. E dopo anni che lo commento regolarmente il mio apprezzamento cresce sempre di più.

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