Facciamo un po’ di pulizia | Dal 2020 ad oggi

Da un po’ di giorni a questa parte scorro le 198 bozze che giacciono inerti, chiedendomi cosa io ne possa fare. Le più vecchie risalgono al 2017. Alcune sono complete, pronte per essere pubblicate, ma non trovo mai l’ispirazione per farlo. So che basta schiacciare un bottone, ma è come se non trovassi mai il momento giusto, come se inconsciamente pensassi che il momento giusto non arriverà mai. E’ che ho scritto tanto, di getto, per sfogarmi, o per ingannare l’attesa, poi le bozze sono finite lì, schiacciate le une sulle altre e dimenticate.

Ho deciso di fare pulizia. O meglio, di prenderne alcune e pubblicarle così, nella loro perfetta incompletezza, perché in fondo so che non le finirò mai. Sono quelle che ho scritto in questi due anni di pandemia. Pensieri buttati nero su bianco per riempire le giornate vuote, per liberarmi dai sentimenti più neri, per farmi ascoltare, almeno da una carta virtuale, in un periodo in cui si ascoltavano solo i telegiornali.

Mio nonno ha vissuto la guerra, h visto persone morire, campagne venire saccheggiate, ha visto il suo gatto ammazzato perché non c’era più cibo. E io faccio fatica a restare chiusa in casa. Mi imbarazza ammetterlo, perché ci sono talmente tante cose da fare, in casa… E normalmente non avrei neanche tutta questa difficoltà. Ma il pensiero che là fuori ci sia un mostro invisibile che circola, l’idea che esista un muro al confine con ogni comune, e i giornalisti che non parlano d’altro, solo coronavirus, sempre coronavirus, da mesi… Non lo so, mi agita. Vorrei che fosse soltanto un incubo, vorrei svegliarmi domani e leggere qualche notizia positiva, vorrei poter uscire, fare un respiro profondo, e non domandarmi inconsciamente se quell’aria sia sana. E dire che una passeggiata al giorno la faccio, sotto casa, in quella via deserta e da ricconi in cui abito a sproposito. Ma ho la sensazione di perdere solo tempo. Ne ho perso già così tanto che mi spaventa avere la mia età, guardare fuori dalla finestra, e vedere solo buio. Ho ventun’anni, e ho faticato tanto per costruirmi una strada, per farmi degli amici, per capire cosa avrei voluto fare nella vita, ancora adesso ho una miriade di domande senza risposta, ma la solitudine non mi aiuterà a trovarle. Ho sempre avuto bisogno di certezze, di conferme, perché sono essenzialmente gelosa delle persone. Provo a nasconderlo, ma spero sempre di essere cercata, coinvolta nelle cose, come farei io. Ma in questa situazione, quali conferme posso avere? Non posso vedere nessuno, addirittura vivono tutti in un comune che non è il mio, e lo so che sono ingiusta, che ci sentiamo sempre, ci videochiamiamo, ma dentro di me sento la mancanza di tutti. Mi manca il contatto umano. E mi fa impazzire questa cosa, perché stava andando tutto così bene, stavamo facendo tanti progetti, stavo iniziando a conoscere anche chi all’inizio tendevo a rifiutare. Avevo trovato un equilibrio, forse per la prima volta in ventun’anni. E invece mi ritrovo immersa in una pandemia, chiusa in casa, con la prospettiva di arrivare a sera sostanzialmente svuotata. Sì, svuotata. Perché la sessione d’esame non ci sarà, e allora cosa studio a fare?

Senza titolo – 31/03/20

Vi spiego l’eterna tragedia di noi miopi: costretti a portare gli occhiali per tutta la vita, perché appena li togliamo scambiamo il palo per nostro zio e la spazzatura per un cucciolo di cane, ed ora con le mascherine indosso si appannano le lenti. Tra non vederci e non vederci, a questo punto vado in giro con la benda dei pirati.

Senza titolo – 4/05/2022

Voglio bruciarle, queste mascherine

Voglio uscire all’aria aperta

Voglio viaggiare

Voglio andare a un concerto

Voglio visitare un museo

Voglio vedere un film al cinema

Voglio andare a teatro

Voglio tornare al ristorante

Voglio fare un aperitivo a buffet

Voglio abbracciare tutti

L’erba voglio non esiste neanche nel giardino del re – 15/11/2020

Sono stanca di sentirmi dire che ho tutta la vita davanti

Sono stanca di quelli che dicono che per loro è più dura

Sono stanca della gente che mi dice di avere pazienza

Sono stanca degli ottimisti incalliti che vedono tutto sereno

Sono stanca di dover essere forte per tutti

Sono stanca di non poter mai smettere di aver fiducia

Sono stanca di immaginare come sarebbe partire adesso

Fare le valigie e ricominciare tutto da capo

Perchè ho tutta la vita davanti, avete ragione

E ne ho già sprecata fin troppa a farmi venire il sangue amaro

A indossare la maschera di chi è sempre felice

A cercare di farmi capire da chi crede che per noi sia tutto più facile

A non poter scappare perché essere giovane è un mio dovere

Ma a cosa serve provare a essere sinceri, se alla fine non ci ascolta più nessuno?

Io io io – 23/11/2020

Datemi qualcosa da fare ed io la faccio, purché non possa pensare

Senza titolo – 26/11/2020

L’altro giorno stavo guidando, e mio padre nel mentre ascoltava, seduto al mio fianco, il mio pessimismo giovanile. Mi lamentavo per quel tempo che a me sembrava sprecato, arrabbiata con chissà chi per questo anno vissuto a metà. Ma lui mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere. Pensa alle cose belle che hai. Quante volte, semplicemente, le nascondiamo in un cassetto, per paura di rovinarle, o per conservarne un ricordo perfetto. Quante volte ce ne dimentichiamo, e viviamo senza sorrisi.

Senza titolo – 18/01/2021

Pensi sempre di averle capite, le persone. Ti convinci che siano come ti appaiono, buone come si dimostrano, intelligenti come vorresti che fossero. Poi la verità ti colpisce in faccia, e ti lascia lì, a chiederti se alla fine non sia tu a non averci mai capito niente.

Quel video della festa pubblicato su Instagram, poi tolto subito dopo per evitare una denuncia, è stato come ricevere quindici schiaffi. Uno per ciascuno dei presenti inquadrati. Perchè io quelle persone le conosco, e speravo che fossero migliori. In quindici in una casa, durante una pandemia, violando i confini comunali, mentre io è da un mese che rispetto le regole e non vedo praticamente nessuno. A cosa serve? Vorrei chiederlo a loro. Che si credono i più furbi, superiori alla legge, perfino alla malattia. Vorrei chiedere loro se ci hanno pensato, o se ci arrivano sempre dopo, come quando hanno rimosso il video dai social. Perchè certo, il problema è farlo di nascosto, mica il rischio di contagio.

Non sono amici, li conosco appena, ma una persona lì in mezzo mi ha delusa più di tutti gli altri. Perchè mi fidavo, e me lo ricordo quando era lei a condannare quelle feste, io c’ero, e le avevo anche dato ragione. Erano solo chiacchiere? Cos’è cambiato? Ho speso belle parole per lei, le ho perdonato gesti del passato per cui qualcun altro, forse, l’avrebbe mandata a quel paese, e ho costruito con lei quello che pensavo fosse un rapporto sincero. È come un castello di carte che crolla davanti al mio naso. Era lì, in mezzo a quella gente che le ha parlato alle spalle, a violare i decreti per festeggiare un compleanno. E la cosa che mi fa più rabbia è che io ci tengo davvero.

Non è questione di amicizia, ma di fiducia. Vorrei potermi circondare di persone che stimo, che se dicono una cosa la pensano davvero, che condividano con me i valori in cui io credo. Non pretendo che siano le mie fotocopie, solo che mi possano capire. Ma è difficile. L’onestà va scomparendo, l’amicizia è confusa con la compagnia, e ai gesti non si dà peso, alle parole ancor meno.

Senza titolo – 25/01/2021

E’ ormai un anno che l’università prevede lezioni online, obbligatorie o facoltative a seconda del colore della regione. Sono stati documentati innumerevoli eventi imbarazzanti, professori che precipitano mentre si arrampicano sulla libreria, microfoni erroneamente accesi, docenti che si scaccolano in diretta, scorregge registrate, filtri che non si disattivano, chat dalle dubbie interpretazioni, e il tutto è stato diffuso sui social network senza alcun freno.

Ah, le care vecchie lezioni in presenza… Ad un evento alquanto imbarazzante ho potuto assistere anche io. Non direttamente, ma posso dire di conoscere bene il professore in questione. E’ stato mio docente di analisi di bilanci aziendali, corso affrontato mostrandoci unicamente il bilancio della Lamborghini, che non ha debiti, non ha rimanenze in magazzino, ha dei fatturati stellari, vende tutto ciò che produce, ed è un caso unico in Italia di azienda che va bene. Beh, del resto alla Lamborghini ci lavorava. E si presentava in aula con la penna della Lamborghini, con il gilet della Lamborghini, con i gemelli della camicia della Lamborghini. Da quel corso ho portato a casa tre formule in croce, dimenticate subito dopo l’esame, e trenta ore di lezione sbobinate durante l’estate, per pura disperazione e necessità di prendere un voto decente.

Ebbene, questo stesso professore, un anno fa, si è reso protagonista di una vicenda epocale, a cui purtroppo non ho avuto l’onore di assistere in diretta. Durante una pausa dalla lezione, convinto di aver disattivato la condivisione dello schermo, ha aperto un proprio file Word personale, intitolato “Cose da fare”. Nulla di strano, saranno gli appuntamenti della giornata, no?

E invece…

A parte due articoli di stampo economico, i restanti link erano rimandi a video pornografici ben specifici, condivisi a tutta pagina sui computer degli studenti. Sfortunatamente per noi, abbiamo potuto leggere solo la pagina 1 di 52. Inutile dire che ci siamo fatti tutti delle grandi risate, le foto hanno cominciato a circolare per tutta la facoltà di economia, e così sono arrivati anche a me.

Ora, ironie a parte, trovo surreale che anziché ricevere un provvedimento, a questo professore sia stato affibbiato un insegnamento in più, per giunta in un corso di laurea magistrale di punta per la mia Università: il mio. Non è un reato navigare su Pornhub, ci mancherebbe, ma un dipendente di un’azienda può essere licenziato per molto meno di questo.

Senza titolo – 20/04/2021

In questi giorni mi ha tormentata un pensiero: ma non è che sto diventando ripetitiva? Dando un’occhiata veloce a tutto quello che ho scritto da un anno a questa parte, si potrebbe stimare che un buon 70% siano lamentele e commenti ai telegiornali. Della serie si stava meglio quando si stava peggio. Sono più tenebrosa di mio nonno, che ha mille acciacchi ma le giornate piene di hobby da coltivare.

Se nel 2014 mi avessero detto che su questo blog avrei scritto solo post lapidari, incazzati e malinconici, forse non ci avrei creduto. Ho aperto il blog per parlare d’amore, e adesso mi ritrovo vagonate di sentimenti negativi. Possibile? Eppure sono piena di bozze mai finite, idee mai portate a termine, recensioni di film che ormai ho dimenticato. Non riesco a concluderli.

La verità è che il blog è come uno specchio, un luogo in cui riesco ad essere totalmente sincera, e a capirmi senza guardarmi negli occhi. Nell’ultimo anno mi sono trasformata in Brontolo? Lo so. Ma è qui che butto i sentimenti da cui mi voglio liberare, così da non uscire di casa con il broncio e sorridere al mondo.

Senza titolo – 27/04/2021

Abbiamo voglia di rivederci, siamo tutte impazienti e un po’ stressati, e così si finisce a discutere per ciò che dovrebbe essere un momento felice. La responsabilità di essere giovani pesa sulle nostre spalle, perché non siamo liberi di fare quello che vorremmo, ma al tempo stesso non riusciamo più a stare lontani dalle nostre vite.

L’aperitivo non è soltanto quel bisogno mondano irrinunciabile, non è la nostra ragion di vita, ma è un’occasione di incontro, per rivedersi e raccontarsi le proprie giornate. Più si cresce, più gli amici iniziano a lavorare, a stare più spesso tra fidanzati, e il tempo si riduce a poche ore di un sabato sera piovoso, quando siamo stanchi e forse anche un po’ misantropi, ma senza motivo. L’aperitivo è la nostra fuga da una quotidianità che ci sta stretta, la nostra memoria di un tempo privo di responsabilità, che non ci appartiene più. E’ il momento soltanto nostro, quello in cui ci possiamo guardare in faccia, sorriderci davanti a un tavolo, e brindare al futuro che stiamo costruendo tutti insieme. Non è un vizio, non è l’aria che respiriamo, non è il bisogno di sorseggiare lo Spritz con le patatine. E’ la tradizione dei giovani non più bambini, che cercano soltanto di lasciare a casa i pensieri, gettare via le preoccupazioni, e lasciarsi andare alla spontaneità che solo gli amici possono capire. Perché l’aperitivo è questo. Amicizia. E se finisse lo Spritz, se rimanesse soltanto acqua, noi la berremmo lo stesso. Perché contano le persone, e quelle vite che finalmente si incontrano, anche solo per poche ore, per raccontarsi i successi e le paure in un mondo che ci sovrasta, e i sogni che abbiamo sempre condiviso, chiusi nello stesso cassetto, in attesa del coraggio di tirarli fuori.

L’aperitivo è questo, sì, anche se non si vede. Anche se da fuori sembra solo un vile brindare al nostro ego. Ma non siamo tutti là in piazza, con un bicchiere di plastica in mano, a guardarci straniti senza aver niente da dire. C’è chi all’aperitivo ha dovuto rinunciare. Chi l’aperitivo lo ha voluto sostituire. Perché in fondo ci si può incontrare anche al parco, parlarsi sotto la mascherina, e se piove aspettare che smetta per uscire di casa. Ma non è facile guardare da lontano, e cedere il posto a chi esce soltanto per gusto mondano.

Così abbiamo discusso, o forse no. Forse avevamo bisogno di quel silenzio per pensare. So che nessuna è stata del tutto sincera, ed io meno di tutti, combattuta tra mente e cuore, tra il desiderio di uscire e il timore di dovermene andare, perché oggi la folla non piace più a nessuno. E pensare che un tempo la cercavamo, e il tavolo nell’angolino…

L’aperitivo – 01/05/2021

Si dice spesso di non dare per scontate le cose. Mai come in quest’ultimo anno abbiamo capito cosa volesse dire, ma è proprio questo che rende le cose così belle. Stupirsi ogni volta di tutto quello che una persona ti può dare, e sentirsi pieni di gratitudine per il tempo trascorso insieme. Non sono cose scontate, sono un regalo della vita. E quella vita te la cambiano davvero. È straordinario scoprire quanto spazio possa occupare l’amicizia, quanto diventi ogni giorno più importante, quanto rappresenti un pezzo fondamentale di noi.

Senza titolo – 23/06/2021
(Da Instagram)

La mia risposta: assolutamente sì. In un modo che non mi sarei mai immaginata. Ci sono persone che probabilmente non vedo dal 2020, persone a cui non scrivo un messaggio da mesi, persone che non so nemmeno se inviterei al mio compleanno se avvenisse domani. È come se avessi preso un paio di forbici, e inconsapevolmente avessi tagliato tutti i fili più fragili. Mi mancano? Non lo so. Ma guardo quel vuoto, e mi domando se sarò mai capace di colmarlo. Sono in pochi ad essere rimasti, ad averlo voluto davvero. Giorno dopo giorno sono spariti in tanti, ma restano i ricordi di ciò che abbiamo vissuto insieme, pagine di un capitolo che ho già chiuso, storie di una vita che non può ritornare. È come se fossimo cresciuti tutti, all’improvviso, spinti da un’onda travolgente che era il tempo sospeso.

In compenso ho cominciato a vedere più spesso i veri amici. Ho imparato a cogliere ogni occasione, a dare valore ad ogni momento, a uscire anche quando avrei preferito riposare. Ho capito che il tempo non sarà mai abbastanza, e allora dobbiamo prenderlo e viverlo fino in fondo, come se ogni singolo giorno fosse prezioso. Forse diventare adulti vuol dire anche questo. Donare sé stessi alle persone per cui valga la pena farlo. E quando arriva il momento di scegliere, è inevitabile che alcuni fili si spezzino sotto il peso della distanza, dei caratteri incompatibili, o semplicemente perché erano già usurati.

Non eravamo pronti a dirci addio, questo è sicuro. E fa male pensare che gli ultimi ricordi insieme appartengano a un mondo che non c’è più. Non c’è stato un abbraccio, un messaggio, una stretta di mano, tutto è cambiato in silenzio, come se un ladro furtivo ci avesse rubato…

Senza titolo – 16/07/2021

Alla fine, un lato positivo dello smartworking l’ho trovato: quando non serve una concentrazione eccessiva, posso sempre accendere lo stereo e mettere su un vinile.

27/01/2022

E così siamo a 184 bozze rimanenti.

4 pensieri su “Facciamo un po’ di pulizia | Dal 2020 ad oggi

  1. Quante riflessioni. Ti capisco comunque, ho anch’io un’elevata propensione all’overthinking. Comunque sono tutte molto interessanti e stimolanti, sia quelle brevi che quelle più elaborate 😘

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