Quelle vecchie ferite estive

Organizzare le vacanze estive per me è sempre stato incubo. Contattare le amiche, stabilire la settimana giusta, scegliere una meta, cercare le case in affitto, decidere se spostarsi in auto o in treno. Da due anni a questa parte, o meglio, dall’inizio della pandemia, siamo sempre arrivate a giugno senza aver completato alcuna fase. E la colpa è di chi promette di farci sapere, indecise se venire con noi o andare via con altre persone, e noi aspettiamo, perché non vorremmo escludere nessuno. Ma a volte si diventa egoisti, e ogni giorno di attesa diventa un peso sopra i nervi scoperti.

La verità è che so bene cosa significhi essere esclusi. Era l’estate del 2018 quando scrivevo a me stessa parole piene di rabbia, e forse non sono mai riuscita ad esternarle davvero.

Ho chiesto di organizzare una vacanza insieme, questa estate. L’ho chiesto con un anticipo di sei mesi, perché era la cosa a cui tenevo di più, il progetto a cui avrei donato tutte le mie energie estive. Mi è sempre stato detto di no, perché non c’era tempo, non c’erano i soldi, non c’era l’occasione. Oggi quelle persone, a cui avrei offerto una vacanza organizzata da me personalmente, partiranno tra di loro, perché hanno trovato un’offerta valida nel periodo in cui io non ci sarò.

La verità è che sono gelosa, perfino in amicizia. E ho paura. Non riesco ad ammetterlo con gli altri, e quando chiedo di poterci essere, quando faccio parte delle loro vite, quando i singoli momenti per me diventano speciali, mi sembra di essere la sola a riconoscere questo valore, la sola a sentirmi viva per questo.

La verità è che basta poco perché la mia testa metta tutto in discussione. E le ferite più grandi, più dolorose, sono quelle causate dall’amicizia. Si litiga, come oggi, e non sparisce la delusione per averci creduto invano, non sparisce il ricordo di quando ho guardato le loro foto, e non mi sono trovata, perché io non sarei mai partita senza un’amica così.

Vorrei non cedere dopo un solo giorno, e ammettere un’altra volta che posso farcela, posso perdonare, mi basta che abbiano riconosciuto il proprio errore. Vorrei riuscire ad ammettere che ci sto comunque male, che ci starò sempre male, perché avevo dato tutta me stessa e tutta me stessa si è ferita.

E’ un’amicizia troppo importante. Ho solo bisogno di quell’abbraccio.

Da allora mi sembra trascorsa una vita. Sono cambiate così tante cose, ho costruito così tanti legami, e quelle persone che avrei cancellato dalla faccia della terra, quelle persone che ho giudicato senza quasi averle conosciute, sono diventate un punto di riferimento, un rifugio in cui so di poter sempre tornare. Ma è rimasta una cicatrice da cui non mi riesco a liberare. Perché saranno le nostre ultime estati insieme, perché stiamo crescendo, perché tra un anno le cose cambieranno, e ho paura che le occasioni possano presto finire.

Vorrei che avessimo meno impegni, meno scelte da fare, vorrei che potessimo sempre partire insieme, e vorrei che il tempo si fermasse, o che magari tornasse indietro, a quando ci siamo incontrate per la prima volta senza conoscerci davvero. So che non ha senso, ma volte mi chiedo come saremmo adesso se solo le strade avessero preso un’altra direzione.

Ma quello che mi resta è il timore dell’estate, l’attesa di una risposta da parte di una persona, il desiderio che decida di partire con noi, e il disappunto perché potrebbe non farlo. La stessa storia di un anno fa, con un’altra protagonista. Ma forse la differenza è che quest’anno ci tengo davvero, e al tempo stesso la capisco, perché prima di noi viene un ragazzo, il suo, che per primo le aveva promesso il proprio tempo d’estate. E allora perché sono così infastidita? Perché non riesco ad accettare di dover aspettare ancora?

Forse perché a suo tempo nessuno ha aspettato me. O forse perché mi aspettavo che avessimo la stessa priorità. Ma i tempi cambiano, le amicizie restano, e l’estate non è che una parentesi in un anno di vita. A prescindere da tutto, ci siamo promesse di organizzare un weekend insieme, e questo dovrebbe bastarmi a dimenticare le vecchie ferite, a mettere via l’ansia insieme al nervosismo, a pensare alle vacanze con uno sguardo nuovo.

Ma la verità è che ho paura di rimanerci di nuovo male, almeno tanto quanto ho paura di essere io a farle del male.

5 pensieri su “Quelle vecchie ferite estive

  1. Tranne in una occasione, ho sempre evitato di fare vacanze numerose, perché far collimare esigenze e desideri di tutti è sempre complicatissimo, anche se si è amici.
    Mi trovo molto meglio da quando faccio le vacanze solo con la famiglia, per cui le decisioni da prendere sono molto più semplici, e non si scontenta nessuno.

  2. A me mancano le estati con cui si organizzavano i vari campi scuola dell’Oratorio… due settimane fa ho compito 33 anni e mi sento già stanco e deluso, un rimorso che in parte non vuole andare via per non aver vissuto appieno quei momenti altrimenti li ricorderei in maniera diversa 🙂

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