Sing street

Il tuo problema è questo. Non sei felice di essere triste. Ma è questo l’amore – Felice triste

Mi piacciono i film, e sono pochi quelli che mi fanno venire voglia di alzarmi in piedi, nella sala del cinema, con le braccia in aria e gridare. Questo è uno di quelli. Una storia di ragazzi nella Dublino degli anni Ottanta, forse non potrebbe esserci niente di più prevedibile, lui che si innamora di lei, lei che è fidanzata, loro che scappano assieme, e una colonna sonora fatta di tanta buona musica. Basta solo questo? Eppure mi rendo conto di come quella musica, quei brani che ancora oggi tutti conoscono a memoria, sono stati capaci di andare oltre ogni tempo, oltre le aspettative, oltre i confini generazionali, ma non trovo una sola canzone che possa sostituirli per tecnica, emozione o personalità. Era come un altro mondo. Non voglio fare la recensione scolastica di questo film, perché merita un discorso diverso. Un discorso soggettivo. 

Quando non conosci qualcuno, quel qualcuno appare molto più interessante. Può essere tutto ciò che tu vuoi che sia“. (Conor)

La storia parte da questo e su questo si fonda, esplorando quell’abisso di conoscenze apparenti o mezze verità attraverso lo sguardo di un ragazzino. C’è tutto, magari un po’ troppo, la povertà di una famiglia, le scelte pigre dei genitori che pesano sul futuro, i fallimenti, i sacrifici, la ribellione contro le regole totalitarie di certi ambienti, i sogni, l’amore. E sembra che tutto sia possibile, da ragazzi, in questi anni Ottanta. È tutto incredibile, perché la musica, quella che dovrebbe essere solamente una colonna sonora, ecco, la musica è il vero copione, il binario che porta avanti la storia canzone dopo canzone, prova dopo prova, video dopo video. “La musica è arte“, si dice nel film. Quella stessa musica con cui vado poco d’accordo, ho troppe pretese, vorrei che si scegliesse da sola, che partisse da sola, che accompagnasse costantemente le mie giornate come una melodia di sottofondo, vorrei che si adattasse a me come un vestito, e mi capisse come solo un migliore amico può fare. Negli anni Ottanta la musica era diversa. The Cure, a-ha, Duran Duran, The Clash, Hall & Oates, Spandau Ballet, The Jam, I Genesis, anche se “nessuna donna può amare davvero uno che ascolta Phil Collins“. E in mezzo a queste rocce onnipotenti c’è una piccola band nascosta in un salotto, batteria, basso, chitarra, e un cantante che gioca con i capelli per assomigliare alla sua anima, hanno un sogno, quello di fare musica, e diventerà la musica ciò che permetterà loro di sopravvivere. Negli anni Ottanta si aveva probabilmente più coraggio, io non lo posso sapere, non c’ero. Ma ascolto quella musica, e mi rendo conto che hanno segnato un’epoca. E nell’epoca dei grandi sogni e delle poche possibilità è possibile volare senz’ali, registrando videoclip in una strada degradata, e avvicinando una bella ragazza che sogna di fare la modella, i sogni nascono così, come piccole follie dettate dall’amore per qualcosa, per qualcuno, e crescono in un battito di palpebre, perché quando c’è anche una sola persona che ci crede sembra tutto più facile, quando si ha un obiettivo da raggiungere si lavora di più, e tutti più insieme. Tante volte ho sognato che la musica fosse esattamente così, una passione ma anche un amore, di quelli che ti salvano quando tutto va nella direzione sbagliata, un lungo monologo dello spirito per liberare le emozioni più violente, ma per me non è mai stato tutto questo. Sarò strana. Ma non sono mai riuscita a scrivere una canzone, ci ho provato tante volte e tante volte sono rimasta a guardare il foglio bianco, senza riuscire a immaginare nemmeno il suono della chitarra come accompagnamento. E quello che il film in fondo vuole dire, è che non importa se gli accordi sono un po’ imprecisi, o se il congiuntivo non lo si usa correttamente, in questo film la dolce prepotenza della musica sovrasta tutti, e coinvolge trascinandoti al centro di una pista immaginaria per ballare. Hanno l’entusiasmo dei bambini e lo sguardo dei cantanti sul palco, sono “futuristi felici tristi”, perché una vera band deve avere il coraggio di tirare fuori dalle proprie tasche l’onestà e porla sul palco, sono un poco matti, in questa avventura alla quale donano tutti sè stessi, ma più di tutto portano sul palco l’amore. Per quella bella ragazza vestita da anni Ottanta, e per la musica. Nel film si parla di questo, in una semplice storia d’amore che si trasforma in un viaggio, canzone dopo canzone, e tra le note si può leggere come dagli anni Ottanta sia cambiato quasi tutto, tranne una cosa: l’amore. Mancano i giradischi, le grandi band, i primi videoclip, le cassette, oggi è tutto più immediato e veloce, la musica bisogna cercarla, e saperla cercare bene, perché tutti si dichiarano cantanti quando non hanno niente di cui parlare. Ma è l’amore che fa nascere la musica. Quando ci si sente innamorati, esattamente così, felici tristi, é allora che nasce la musica, quando le emozioni combattono e tu non riesci a dire quale possa vincere, così le mescoli dentro una canzone e tutto appare più chiaro. Ci vuole coraggio per riuscire a dire qualcosa. 

Dobbiamo imparare a suonare“, “I Sex Pistols sapevano suonare?“. 

I maschi non si truccano“, “Nel diciottesimo secolo si truccavano“.

È tutto un andare contro, ribattere alle convenzioni che sono fatte per essere superate, perché non si può rimanere incastrati nel passato mentre gli anni Ottanta fluiscono via. E così un ragazzo entra a scuola con l’ombretto e i capelli tinti, e paradossalmente vince. Vince tutto, la musica, l’amore, i suoi sogni racchiusi da sempre in una camera da letto, vince rischiando sè stesso, mostrandosi al pubblico come carne da macello, con quella leggera paura di aver solo perso tempo dietro un folle esperimento. Eppure vince. 

Tra i brani degli anni Ottanta ci si immerge, e ci si lascia cullare dolcemente da una storia che chi lo sa come finisce, in fondo son ragazzi, ma nulla è più impossibile del vivere senza la musica. Oggi, ieri, domani, che imprta, ognuno avrà sempre i suoi brani del cuore, ogni secolo avrà la sua storia, e il silenzio tra la fine di una canzone e l’inizio dell’altra. 

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