Scusa se non ti ho scritto

Scusa se non ti ho scritto. Non è che non avessi niente da scrivere, anzi… Sapessi quante frasi mi son venute in mente! Quante cose avrei voluto raccontarti! Sai quando ti manca il tempo? O meglio, ti sembra che il tempo ti sfugga di mano come burro e non ti resta altro da fare se non aspettare la notte dopo? Ecco… Non saprei dire perchè non ti ho scritto. Certo, da scrivere ne avevo. E poi, che divertimento scrivere! Ma non trovavo le parole… Sai quando si dice “il blocco dello scrittore”? Avere tante idee in testa da non saper scegliere quella giusta? Che banali giustificazioni… Forse che non avevo abbastanza ispirazione? Eppure tu c’eri, e aspettavi me. Perchè non ti ho scritto? Pigrizia forse? Mai. Ma il tempo c’era, anche solo per dirti due parole, scambiarci due righe di questi articoli che mi sembrano sempre così lunghi e che invece finiscono in pochi secondi. Ma credimi, non ti ho tradito, non ho scritto a nessuno. Se non scrivo a te, non posso pensare a un altro destinatario. Oh quante cose ti dovrei raccontare! Lo sai che ho imparato cos’è l’amore? Certo che lo sai, te ne ho fatto una testa così, a forza di poesie…! Sai che insieme abbiamo raggiunto dei traguardi? Come puoi non saperlo, abbiamo festeggiato insieme…! Sei davvero incredibile! Non ti scrivo per giorni, e ora che mi ritrovo con mille cose da dire, mi rendo conto che tu sai giá tutto. Sei veggente? O forse mi conosci? Come dici? “La seconda”, hai detto? Sai, anche se non ti ho scritto non significa che mi sono dimenticata di te. Davvero, il tempo è corso via e mi ha tolto il fiato per scriverti anche solo quelle due righe. Ma ora ti sto scrivendo. Voglio rimediare. Vorrei raccontarti una storia: “C’era una volta una persona che si chiamava X. X viveva tranquilla e beata, aveva tutto ció di cui aveva bisogno per vivere: un tetto, del cibo, qualche soldo. E un sogno. X sognava di scrivere. Poi ebbe l’idea che le sconvolse le giornate: aprire un blog. Lo chiamó ilmondodelleparole. Senza spazi, X odiava gli spazi. Utilizzó uno pseudonimo che le era venuto in mente giocando con il termine “penna”, che nell’inglese di un bambino di cinque anni potrebbe suonare come “penny”. Una piccola penna. Come mami, papi. Chi non lo dice? X aprì il suo primo blog, e cominció a scrivere, a scrivere, a scrivere… Ora X scrive con un obiettivo: coltivare il proprio sogno. E chissà mai se X realizzerà questo sogno… Ma anche adesso X sta scrivendo. Scrive al suo blog di non preoccuparsi, che se non gli ha scritto per qualche giorno saprà farsi perdonare, che non importa sprecare parole a parlare di niente: se non si ha un’idea, l’idea non nascerà dal nulla. X è felice, perchè ha il suo blog che la ascolta, e non sono persone, non sono giudici, non sono esseri umani. Sono pagine bianche da riempire”. Sai che X mi ricorda un po’… Qualcuno… Non so, forse è un po’ tardi, per questo non me lo ricordo. Be’, oggi sono tornata a scriverti, quindi puoi smetterla di ipotizzare una mia scomparsa improvvisa dal mondo abitato. Ti ho scritto, ed era ció che io volevo. E… Ah, già, un’ultima cosa! “X mi ha detto di dirti che ti ringrazia per esserci sempre, e sempre disposto ad aspettare”.

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