Compleanno, anche quest’anno… Le premesse

Quest’anno arrivarci è stata un po’ una scalata. So di avere un rapporto conflittuale con lui, ma le combinazioni astrali non mi hanno di certo aiutato, men che meno alcune persone di mia conoscenza, che avrei volentieri invitato alla festa.

Diciamo che la domanda più gettonata del mese di ottobre è stata: “Davvero è più importante una festa di laurea da recuperare rispetto al compleanno di una vecchia amica?“. La vicenda, in breve, è stata questa. Due ragazze, una compagna di classe del liceo e un’amica conosciuta in vacanza, si sono laureate nello sfortunato anno domini 2020. Decise a recuperare il festeggiamento mancato, hanno deciso di organizzare un festone da sessanta invitati nientepopodimeno che… il giorno del mio compleanno. Al ché mi sono impuntata, ho risposto che sì, mi avrebbe dato fastidio, e non avrei interrotto la mia festa per raggiungere loro chissà dove a chissà quale ora. Pensavo avessero compreso l’errore, ma in una tranquilla domenica pomeriggio è arrivato un messaggio che annunciava lo spostamento della festa, nientepopodimeno che… il giorno del compleanno di un’altra amica. Ebbene sì, siamo nate a otto giorni di distanza, due scorpioni che s’impuntano, e che iniziavano a perdere la pazienza. Vi risparmio i papiri che sono circolati su Whatsapp, e la serata trascorsa a spettegolare faccia a faccia in un pub, vi basti sapere che in fondo, al di là di ogni sfogo, eravamo disposte a deporre l’ascia di guerra. E così sarebbe stato, se per dei problemi con la saletta da affittare non avessero rispostato la festa nientepopodimeno che… il giorno del mio compleanno. Di nuovo. Senza neanche avvertirmi in anticipo, semplicemente inoltrandomi l’invito ufficiale, con l’aggiunta di una bottiglia in omaggio se avessi trovato la voglia di raggiungerle. Ho gentilmente declinato, ma poi mi sono messa a rimuginare. E alla fine ho scritto gli ennesimi due papiri, diretti alle festeggiate, per far capire loro cosa mi avesse infastidito. Non l’ho fatto per ricevere delle scuse, né per sentirmi dire che avessi ragione. L’ho fatto per me, per togliermi con eleganza i sassolini dalle scarpe, e per mettere un punto ad una discussione mai affrontata che è andata avanti per un mese.

Così si è concluso il mio ventiduesimo anno. Con una grande lezione, ed una pacca sulla spalla che do a me stessa: brava, sei riuscita a dire quello che pensavi, quasi d’impulso, e senza finire a litigare. Insomma, mica un traguardo banale.

Mentre tutto questo accadeva, io ero impegnata a gestire il mio quinto anno di università. Cinque lavori di gruppo e due esami, infinite videochiamate, lezioni in aula con le finestre aperte, compagni nuovi che l’anno scorso sono rimasti a casa. Non è stato facile, ma è l’ultimo anno, e non c’è più spazio per i dubbi, per le paure, per la stanchezza davanti ai libri. Qualcuno, nel mio corso, ha già chiesto la tesi ai professori. Mi sento terribilmente indietro, incerta su cosa fare, su quale lavoro sognare, su dove voler abitare, perché dalla cattedra arrivano spinte a pensare in grande, ma io sono pessimista di natura, e le scelte mi fanno tremare. Il mio ventiduesimo anno si è quindi concluso così. Senza alcuna risposta, con gli stessi timori in tasca, con la stessa confusione in testa, e con la stessa voglia di arrivare alla fine.

Eppure non è stato tutto da buttare. Del mio ventiduesimo anno mi porto dietro una grande soddisfazione: i complimenti per una presentazione. Ho sempre odiato parlare in pubblico, l’idea mi ha sempre terrorizzata, ho sempre cercato di evitarlo o di nascondermi in fondo alla fila. Ma quest’anno mi sono fatta avanti, ho imparato la parte rispettando i tempi, e davanti all’aula ho preso la parola. E’ stato strano, come se il corpo non fosse più il mio, come se le sedie fossero vuote e la professoressa non mi ascoltasse nemmeno. Eppure non ho realizzato come fosse andata finché una compagna del gruppo non me lo ha detto: “Sei stata davvero brava a presentare, eri così sciolta, sicura! Altro che – non sono capace -“. Non ci credevo nemmeno io.

Ventidue anni in dirittura d’arrivo. C’è ancora poco da scrivere in questi primi giorni di novembre. Si può parlare della nebbia, del clima autunnale, di me che studio avvolta da una coperta pelosa. Si può parlare degli esami, rimasti in modalità online senza apparente motivo. Si può parlare delle mie ansie da organizzazione della serata, perché a scegliere il luogo ci ho messo una vita, e a decidere il tipo di torta un’altra esistenza. Ma in fondo questa è la mia normalità. Sono io, da quasi ventitré anni a questa parte. E sono felice.

Dove trovo la mia felicità? In quel tavolo di tredici invitati, in una serata in cui tutti avrebbero potuto scegliere di essere altrove. E per me questo vale più di qualunque altro regalo.

9 pensieri su “Compleanno, anche quest’anno… Le premesse

  1. Io mi sono trovato in imbarazzo anni fa, per 2 feste di laurea organizzate da due amici di differenti compagnie, ed entrambe stesso giorno e stessa ora.
    Qualsiasi scelta avrebbe “offeso” uno dei due, ed infatti l’amica che non raggiunsi si offese. Non c’erano cellulari, impossibile spiegarsi, lei non capì il mio imbarazzo, ma io scelsi semplicemente la festa dove ero stato invitato prima.
    Solo dopo alcuni anni riprese a parlarmi, ed a dire il vero la incontro ancora (si parla del 1993!!) perché lavora vicino a me e ci salutiamo e parliamo sempre volentieri.

    • Come comprendo! Anche se purtroppo può capitare, il compleanno invece capita un giorno fisso.. Ma è andata così, cellulari o non cellulari, però almeno ci siamo chiariti senza far passare anni

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