L’amica instagrammer

C’ho un’amica che si definisce appassionata di fotografia. A me pare più una Chiara Ferragni che non ce l’ha fatta.

Vi presento il soggetto. Ragazza di ventidue anni, studentessa universitaria, con uno degli ultimi modelli di Iphone, un treppiede, e un teleobiettivo ricevuto per il compleanno. Insomma, all’apparenza innocua, ed anzi una cara amica per chi desidera qualche bella foto al tramonto o in riva al mare.

In vacanza insieme, abbiamo scattato foto per due ore di fila. DUE ORE. Roba che siamo arrivate prima dell’alba e ce ne siamo andate con il sole alto nel cielo. Ho un album di foto di quella vacanza che conta quasi cinquecento immagini, e la vacanza è durata una sola settimana. Ci sono stati momenti in cui ho rischiato un crollo nervoso, e se non fossi tornata a casa, avrei preso il suo Iphone e lo avrei lanciato nel Mar Tirreno. E’ che farmi fotografare mi infastidisce, perché vengo male, perché non so mai che faccia fare, perché mi sento in imbarazzo, perché… non mi piace. Punto. E se tu insisti, mi scatti foto controvoglia, e ti offendi pure se le scarto ad una ad una, io ti mando silenziosamente a quel paese. Anche perché, mia cara appassionata di fotografia, se mi inquadri dal basso e fai sembrare le cosce due prosciutti di Parma, non c’è proprio pericolo che io conservi quegli obbrobri.

Ma il vero problema non è quello. Le foto si possono cancellare. Le cose cambiano quando l’appassionata di fotografia è anche appassionata di Instagram. Da metà agosto ad oggi ha pubblicato ben dieci post sulle nostre vacanze. Eh, ma che vuoi che sia, direte voi… No. Sta diventando un’ossessione. Ogni volta che apro la app di Instagram me la ritrovo davanti. Non posso più guardare le nostre foto allo stesso modo. Vedo più spesso lei al mare di Fedez che inveisce contro il Codacons.

Che poi, per la cronaca, io ho pubblicato due post sul tema vacanze, e la seconda volta mi sono trovata un suo messaggio che mi spiegava come rendere le foto quadrate senza metterci una cornice. Ora. Punto primo: saranno fatti miei? Punto secondo: e se a me piacesse la cornice? Punto terzo: se lo avessi voluto sapere te lo avrei chiesto, non credi? Tra l’altro avevo anche scritto una cosa carina, pensando alle vacanze e a quelle ore passate in mettersi in posa, ma probabilmente non ha letto neanche una parola: era troppo turbata perché la foto non era quadrata.

Ma la cosa è andata avanti. Continua ad andare avanti. Ogni volta che usciamo, qualsiasi cosa facciamo, lei deve fare una foto. Più di una foto. E spendere un quarto d’ora per pubblicare su Instagram una o più foto. Anzi, adesso si è perfino evoluta: oltre alle foto fa anche dei video. A tradimento, così che vengo nove volte su dieci mentre parlo, mentre mangio, o mentre la fisso con uno sguardo di fuoco sperando di incenerire il suo cellulare. Posso essere onesta? Sto iniziando a non trovare più la pazienza. Capisco la passione, capisco il voler fare qualche foto ricordo, ma non è possibile che ad ogni uscita si debba perdere più di mezz’ora per giocare a fare l’influencer. E metti la cornicina, e aggiungi il simbolino, e scrivi il luogo in cui siamo, e cambia i colori, e aumenta la saturazione, e riduci il contrasto… E BASTA! A volte, giuro, mi incanto a guardarla mentre ci lavora, mentre posiziona le foto sullo schermo con precisione millimetrica, e mi vengono di quei tic nervosi che mi dovrebbero inchiodare la gamba al pavimento.

Ho 138 follower, il novanta per cento non mi scrive mai, il restante dieci per cento lo frequento di persona, che senso ha bombardarlo di scatti osceni modificati coi filtri? Per di più l’unica persona che non si perde neanche una stories è mia madre, che vive sotto il mio stesso tetto e a cui puntualmente racconto la serata il giorno dopo.

Ma poi scusa, se a uno non piace farsi fotografare, perché insistere? L’altro giorno, per esempio, eravamo in quattro, di cui una ragazza con un’avversione quadrupla per la fotografia rispetto alla mia. Prova un tale odio per quegli aggeggi infernali che alla comparsa del cellulare si è girata di spalle, e non ne ha voluto sapere di mettersi in posa. Ma non c’è stato verso, Instagram andava aggiornato, le foto sono state fatte, e nell’inquadratura è rimasta la schiena di lei, seduta come se stesse aspettando l’autobus. Bello uscire in quattro e pubblicare una foto a tre, con la quarta che pare una passante capitata per caso.

Ricordo che una nostra vecchia amica disse qualche mese fa: vuole attirare l’attenzione. A quel tempo ho dato ragione a chi sosteneva che fosse un’offesa, e che stesse esagerando. Oggi, con le briciole di pazienza che mi sono rimaste, mi sento di chiedere indirettamente scusa a questa amica. Non solo penso che avesse ragione, ma reputo quella sua frase una delle cose più intelligenti che abbia mai detto da che la conosco.

Se stiamo insieme, ci divertiamo, parliamo, balliamo, io non sento il bisogno di mostrarlo a nessuno. Sono i nostri momenti, unici, speciali, e voglio viverli fino in fondo, senza sprecarne neanche un minuto. Di solito lascio il cellulare nella borsa, ignoro i messaggi che ricevo, figuriamoci se controllo i social network. Abbiamo davanti una realtà bellissima, e ci nascondiamo nel virtuale fingendo di essere chi non siamo. Pensiamo di piacere agli altri, di dimostrare che ci divertiamo, di provare che abbiamo una vita piena, ma cosa ci resta di quelle foto che durano su Instagram ventiquattr’ore? Nulla. Sono un vago ricordo di averle scattate. E forse qualcuno le avrà viste, disperse tra centinaia di altre foto, colpito dai colori avrà cercato distrattamente l’autore, poi sarà passato oltre, avrà guardato un paio di scatti altrui, e avrà messo il cellulare in tasca. La nostra immagine, costruita con tanto impegno, e quei sorrisi che non sono mai del tutto sinceri, spariranno in silenzio nei ricordi del virtuale. Forzatamente conservati, perché un algoritmo lo ha deciso.

Ma quello che conta davvero è ciò che abbiamo vissuto. Intensamente, guardandoci negli occhi, abbracciandoci, ascoltandoci parlare, donandoci quel tempo prezioso per stare insieme. Tutto questo ha un valore inestimabile, che non può essere racchiuso in una foto sui social network.

23 pensieri su “L’amica instagrammer

  1. Leggendo mi è venuto il tic nervoso anche a me.
    “Abbiamo davanti una realtà bellissima, e ci nascondiamo nel virtuale fingendo di essere chi non siamo. […] Ma quello che conta davvero è ciò che abbiamo vissuto. Intensamente, guardandoci negli occhi, abbracciandoci, ascoltandoci parlare, donandoci quel tempo prezioso per stare insieme. Tutto questo ha un valore inestimabile, che non può essere racchiuso in una foto sui social network.” 👏👏👏💖

  2. Hai tutta la mia comprensione, io odio essere fotografata e, ogni volta è un dramma. 😂
    Ormai evito obiettivi e cellulare come Neo evitava le pallottole in Matrix. 🤣

  3. LOL
    quanta acidità nel primo paragrafo xD
    io non credo di avere mai pubblicato, almeno nel feed, una foto insieme a qualcuno; al massimo, se faccio una foto in compagnia, me la faccio fare e non con la persona

    cmq sono ovviamente dalla tua parte

  4. Il mio gruppo è diviso tra l’amica fissata con le foto, quella che a volte non vuole ma alla fine accetta e quella che lo fa quasi sempre contro voglia. Io capisco insicurezza e timidezza. Condivido il tuo pensiero anche se a me piace avere foto ricordo da postare. Non uso quasi mai le storie perché ho un problema con le dimensioni delle foto. Instagram spesso mi fa impazzire xD

    • Diciamo che sono un po’ “dinosauro” e mi piace avere foto ricordo da stampare e tenere in un mio album, ma alla fine non sento il bisogno di farne ad ogni occasione, magari in quelle speciali sì, le faccio con più voglia, ma a farne tante mi sembra quasi che perdano di significato..

  5. È bello fare qualche foto ricordo, ma qualcuna e non centinaia. Io ho notsto questo adesso in tanta gente, cioè sta lí davvero ore a fare mille foto e intanto si perde il mare, ilsole, la compagnia e l’allegria della vacanza. Poi non sopporto chi sta in spiaggia a parlare al cell o adascoltare musica. Per me la vacanza è solo relax.

  6. ti capisco ma in piccola parte posso pensare (ipoteticamente) di capire anche lei, se condividiamo la stessa passione per la fotografia (con la differenza che io non pubblico sui social perchè non fotografo per gli altri ma per me o per il fotografato). Quindi con questa premessa e distinzione relativamente al numero di foto, ovviamente ti porto solo il mio personale punto di vista con il solo scopo di mettere un altro potenziale orizzonte sul tuo modo di viverla, posso dirti che spesso la fotografia può diventare anche una mezza ossessione… se io con i i miei occhi vedo un particolare, una qualche combinazione di luce/ombra, colori o silhouette che mi colpisce emotivamente, io cerco di replicare in fotografia quell’istante che però spesso è già passato… oppure ci sono dei gesti che raccontano delle persone più di mille parole, catturarli è come scrivere mezzo libro e allora devi provare e riprovare perchè anche quando scrivi, cancelli, correggi, riscrivi… per alcuni è un modo per comunicare e quindi devono girarci attorno per trovare le parole, per altri è un modo di vedere e sentire e quindi è come quando riascolti una canzone che ti piace, hai bisogno di riascoltarla… e poi c’è la parte emotiva personale, sai che quel momento, quella persona, quel gesto, quel paesaggio, quello scorcio oltre ad essere immortalate sono parte della tua storia della tua vita, può diventare come un diario personale di parole non scritte… io fotografando i miei figli per fare un esempio congelo la nostra storia di famiglia per poterla rivivere con la stessa potenza fino a quando avrò la fortuna di avere un cervello che funziona e un cuore che batte… fotografo i luoghi vuoti, senza persone o abbandonati perchè sicuramente c’è stata vita e storie non raccontate, non lette, non viste… quando lo faccio per me è un pò come se mi sedessi affianco ad un vecchio amico rannicchiato in solitudine.. non siete soli, siete parte del mondo che viviamo e non vediamo… ora ovviamente non so quanto questo possa avere attinenza con la sua attitudine (anche magari a sua insaputa… siamo fatti anche di istinti che non conosciamo e non comprendiamo). Ovviamente tutto questo si rompe quando dall’altra parte c’è resistenza… motivo per cui io non sopporto le foto in posa, ma sono una forma di arte ed espressione anche quelle o quando sono un lavoro retribuito.. deve sempre esserci rispetto perchè in ogni caso è sempre un invasione di un lato di intimità…

    • Posso dire che hai scritto delle cose bellissime? Lo ammetto, da profana o quasi della fotografia non l’avevo mai guardata in questo modo, acquista tanto valore quando è vissuta così. Non so se la persona a cui mi sono riferita la veda allo stesso modo, forse una parte di lei fotografa non solo per sé stessa ma anche per gli altri, motivo per cui tante foto vengono modificate di colori.. Ma ti ringrazio per questo commento, è stato illuminante leggerlo, davvero

      • certo che lo puoi dire, purchè lo fai sottovoce… non sono uno bravo a recepire forme di complimenti e quindi fanno enorme piacere che deve essere però vissuto piano piano, sottovoce.. 🙂 in ogni caso mi fa enorme piacere essere riuscito a donarti un altro punto di vista..

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