Fino alle tre

Da quanto tempo non tornavo tardi, alle tre di notte, e camminavo in punta di piedi per non svegliare nessuno? Da quanto tempo non uscivo di casa senza orari, godendomi la serata fino alla fine? Da quanto tempo non mi svegliavo il giorno dopo a metà mattina, e i miei genitori mi confessavano di aver visto la luce della mia torcia la notte prima?

Sembra banale, una stupida trasgressione, una fase della vita destinata a finire. Ma un anno e mezzo non è bastato a farci perdere la voglia di stare insieme. Siamo andate a ballare, un po’ come ai vecchi tempi, solo in piedi davanti a un tavolo troppo basso per chiacchierare. E la mia testa ha riportato a galla quei ricordi archiviati, quelle serate in discoteca che cominciavo ad apprezzare, con quelle stesse amiche che mi hanno insegnato a non pensare. Ed è stato come se il tempo non fosse passato mai.

Schiena contro schiena, poi qualche passo, e i nostri sguardi a cercarci per cantare. La musica ad alto volume, il bicchiere vuoto sul tavolo, e il corpo che trova coraggio, accoglie i passi degli altri e li fa propri. Ballare con le amiche, muovendo un po’ a caso le braccia, e ridendo per le canzoni più strane. Alzarsi in piedi e chiudere gli occhi, guardarle felici e sentirsi liberi davvero. E nel mezzo della serata, mentre vi stringete nell’inquadratura di un breve video, sentirsi grati per tutti i momenti vissuti insieme, perché non sareste lì se la vita non vi avesse fatti incontrare.

C’è qualcosa di unico in quelle ore di balli scoordinati, qualcosa che a fine serata rimane lì, nel tavolo vuoto, e nelle foto un po’ mosse e troppo scure che avete scattato. Un’amicizia che cancella ogni imbarazzo, che ti fa sentire come se fossi a casa, nella tua stanza chiusa, e che ti fa ballare anche se non sei capace, se ti sfugge il ritmo, se fai gli stessi tre passi all’infinito. Ci sono loro, e questo ti basta. Perché si divertono con te, fanno quei tre passi con te, e per darti coraggio ti prendono per mano.

Suona futile dire che in fondo mi è mancato? Passare una serata senza parlare di niente, cantando insieme le canzoni che conosciamo, ridendo per quelle mosse improvvisate, sentendoci libere anche di fare le sceme, perché ci saranno altre cento persone, ma è come se esistessimo soltanto noi.

E pensare che all’inizio la discoteca non mi piaceva. L’ho odiata per anni, sentendomi un pezzo di legno in mezzo alla pista, stretta tra i corpi di chi si scatenava davvero. Poi ho trovato le amiche giuste, quelle che per la prima volta mi hanno fatta divertire, quelle che mi hanno fatto venire voglia di saltare, e ho imparato a sentirmi libera anch’io. Mi è mancato, e ho temuto di aver perso il coraggio. Ma è stato come tornare in bicicletta, e scoprire di saper ancora pedalare.

Saranno state le amiche, sarà stata l’attesa, sarà stato questo mese di agosto volato via, ma per un tempo brevissimo, nell’attimo in cui ho aperto la porta in piena notte, mi è sembrato che tutto fosse tornato ad un anno e mezzo fa, quando essere felici sembrava più facile, ma non ci rendevamo conto di quanta ricchezza avessimo davvero.

Ora lo so, e mi sento quasi più felice di prima.

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