Amici 18 e il caso della presunta “occupazione”

Ricordo i tempi del liceo, quando avevo quindici anni appena, e un branco di ragazzini, ammassati sul pavimento di una palestra, votava per occupare la scuola. Perché? Perché c’è il caro-libri, il caro-trasporti, manca la carta igienica in bagno. Mia madre mi ha sempre proibito di partecipare, mi ha sempre detto in faccia che l’occupazione di un edificio pubblico è illegale, che non ha mai portato ad altro se non problemi, che avrei dovuto pensare con la mia testa. A distanza di anni, mi sono fermamente convinta che l’occupazione non abbia un senso. E’ un po’ un momento di euforia, fa parte della crescita, ti fa scattare sull’attenti col braccio alzato, a gridare che il mondo non funziona, che i diritti umani vengono calpestati, ci si lascia coinvolgere, quando la scuola viene messa sotto sopra senza motivo e senza alcun obiettivo. Prima o poi lo capiscono tutti.

Tranne la produzione che sta dietro ad Amici di Maria De Filippi. Un talent show che da diciotto anni va in onda, chiamato “scuola” ormai più per tradizione che per definizione, raccoglie una ventina di ragazzi, cantanti e ballerini, offre loro vitto e alloggio gratuito, lezioni gratuite, una visibilità enorme agli occhi del pubblico, la possibilità di pubblicare inediti e di farsi pubblicità. Un sogno che in pochi riescono a realizzare, vuoi perché le dinamiche sono rimaste ferme a diciotto anni fa, vuoi perché dai talent show di rado riesce ad emergere il talento, vuoi perché Maria De Filippi è la regina indiscussa dei programmi che fanno guadagnare. Nella pseudo scuola di Amici hanno provato ogni strategia possibile, dalla maestra di classico Alessandra Celentano, che ha insultato ragazze ritenute troppo in carne per ballare, fino ai messaggi anonimi fatti leggere ai ragazzi per farli litigare, dal discografico Rudi Zerby, che ogni anno ha accompagnato al successo elementi discutibili, alle esibizioni comparate tra ragazze per alimentare la competizione. L’anno scorso hanno scatenato il caso del festino in camera di un cantante, accompagnato dal consumo di qualche canna: qualcuno è stato espulso, qualcuno è stato riammesso, l’organizzatore è riuscito a suo modo a sfondare. Quest’anno hanno tirato fuori dal cilindro l’idea dell’occupazione. Ora, io non sono una seguace ossessionata dal talent show, forse sono ancora una delle poche che nei momenti di noia spera in un programma serio, che possa sfruttare il proprio potenziale e diffondere un po’ di cultura, di buona musica, di qualche semplice lezione. Quello che viene trasmesso in televisione è tutt’altro. Venti ragazzi privilegiati, con un’opportunità enorme davanti a sé, sfruttati come marionette dalla produzione per catturare ascolti, messi in ridicolo, con in bocca parole che vanno oltre l’inimmaginabile. Il caso è esploso per l’eliminazione di un allievo da parte di un professore di ballo, Timor Steffen, che nel suo brillante curriculum può inserire di aver ballato per Michael Jackson a soli vent’anni. Gli si può rivolgere qualche accusa? Si può dire che Timor Steffens non capisca niente di danza? Può una coreografa come Veronica Peparini pubblicare per ripicca il proprio curriculum suo social? A detta di tutti esiste un regolamento, il regolamento è stato rispettato, la faccenda sarebbe dovuta finire così. E invece gli allievi hanno appeso striscioni, hanno indossato magliette di protesta, hanno invocato un presunto diritto allo studio, inserendo nei discorsi le scuole che cadono a pezzi, i professori di Scampia, la Costituzione italiana, hanno invocato l’intervento di Benigni, Saviano, De Gregori, Travaglio, D’Avenia, Fiorella Mannoia, Jovanotti, senza alcun tipo di ritegno. Che sia opera della produzione stessa o dei ragazzi mi interessa poco. Probabilmente la sola cosa autentica sono i tempi verbali terrificanti che gli stessi paladini della giustizia mettono in mezzo alle frasi, mi piacerebbe che avrebbe, sarebbe bello che fate. Non mi interessa nemmeno dare tutta questa visibilità ad un programma che potrebbe anche scomparire domani. Ma mi preoccupo per il messaggio sbagliato che questo programma sembra voler dare. Il diritto allo studio è un’altra cosa, il diritto allo studio è sacro, garantito dalla Costituzione, non è un gioco, non è una gara di talento, non ha niente a che vedere con telecamere, copioni, professori costruiti come personaggi, gare tra allievi con le case discografiche già pronte a sostenerli. Forse diciotto anni fa, quando i talent show non esistevano ancora, Amici poteva essere davvero una scuola. Ma oggi quello che vedo un degradante ritratto della società, di ragazzi che protestano scrivendo #fammistudiare, e poi si rifiutano di fare lezione con i professori, di signori nessuno che vengono esaltati per una canzonetta senza contenuto, e vengono trasformati in grotteschi idoli montati ad arte e sbattuti sui palchi. E’ imbarazzante vederli così, con i loro sogni calpestati da un programma che distrugge le persone, monta a proprio vantaggio i quaranta minuti di riprese quotidiane, alimenta gli odi e le simpatie, ma fuori non protegge nessuno di loro. Funziona, perché ne parlano anche i giornali, dove trovano spazio in fondo alla pagina, ma è sbagliato. E’ terribilmente sbagliato. E’ anche questo che contribuisce a creare un contesto discografico che in Italia vede soltanto stelle cadenti, che brillano per un istante ma svaniscono subito, nel vano tentativo di gestire da sole un salto nel vuoto. Nessuno di quei ragazzi è preparato davvero, sono burattini, amici che si scontrano in una gara a squadre, che alle otto devono essere in classe per fare lezione, che vengono seguiti da professionisti, ma che negli anni hanno iniziato a rispondere male, a controbattere, a negare i giudizi negativi, a dormire sulle poltrone delle sale, a rifiutarsi di lavorare. La produzione ha capito che il pubblico chiede questo, e glielo serve. In mezzo trasmette una bella lezione su dieci canzoni che hanno fatto la storia della musica, e non indugia su quei venti allievi che a stento riconoscono i Queen, Michael Jackson o Fabrizio De André. Inserisce anche l’incontro con Ivan Cottini, malato di Sla, che nel suo piccolo ha un grande insegnamento di forza e di coraggio da raccontare a tutti. Piccoli momenti che emergono in un mare di errori. Forse sarebbe meglio chiudere i battenti e riflettere, o prendere quei ragazzi per il colletto della camicia, portarli nelle scuole di Scampia, o nelle classi di quaranta alunni perché non bastano gli edifici, forse bisognerebbe solo far capire loro quanta fortuna, quanto privilegio abbiano, e quanto lo stiano sprecando costruendo un’immagine di sé stessi che sembra solo una caricatura. Bisognerebbe cogliere questa occasione, fermare la caduta libera in corso e dimostrare senza paura che tutto ciò è sbagliato: l’occupazione di un edificio pubblico, una protesta che si contraddice da sola, la mancanza di rispetto nei confronti dei professionisti, lo spreco del talento a discapito delle belle facce o dei protetti dai discografici, l’insulto in faccia a chi non è riuscito a cogliere un’opportunità simile, e che da fuori vede ragazzi privilegiati sputarci sopra. Basterebbe solo intervenire e riportare un po’ di dignità, perché non si tratta più solo di un programma televisivo, sono stati fatti nomi importanti con una leggerezza che ha dell’incredibile, è stato insultato un ballerino di fama internazionale come Timor Steffens da chi dovrebbe solo stare zitto e imparare. Il talento non conta più. Ed è un peccato, perché potremmo avere delle voci bellissime con cui lavorare, aiutare i talenti a crescere, prepararli a dovere, ma ad oggi sono soltanto personaggi al servizio della televisione. Ancora. E le belle voci, le persone più vere, i talenti più puri, sono elementi di contorno sfruttati per dare spettacolo, come questi due ragazzi, che ogni giorno vengono ripresi e sbattuti in televisione, perché il pubblico li vorrebbe quasi già sposati, li shippa, guardandoli senza ascoltare. E allora propongo solo una cosa: torniamo a cercare davvero il talento, perché forse è la sola cosa che esiste ancora.

In aggiunta, costei è stata una delle poche ad essersi tirata indietro dall’assurda protesta. In ritardo, certo, per colpa dei suoi diciotto anni o ancora una volta della produzione, ma lo ha fatto. E passerà da incoerente, ma il suo messaggio è di gran lunga superiore a quello che il programma stesso si è ritrovato a diffondere.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Kikkakonekka ha detto:

    Riguardo Amici chiederò ad MDM (Mia Dolce Metà), è lei l’esperta.
    Riguardo invece l’occupazione scolastica: io non sono mai stato un secchione, tutt’altro. Nonostante un buon rendimento ero sempre schierato dalla parte dei “casinari”. Tuttavia sono sempre stato contrario alle occupazioni scolastiche, che avvenivano anche ai “miei” tempi: mi sembravano non solo inutili, ma proprio tendenziose. Mi sono sempre apparse come voglia di eludere lo studio e di non rispettare il ruolo dei docenti.

    1. Ehipenny ha detto:

      Esatto, ho sempre pensato la stessa cosa… tra le due ho preferito l’autogestione, che se presa sul serio ti da l’opportunità di partecipare a incontri interessanti… ricordo bene un incontro con degli immigrati dei centri accoglienza che hanno raccontato le loro storie, o un altro sugli anni del terrorismo

  2. cuoreruotante ha detto:

    Protesta da dei “figli di papà” supportati dalla produzione. Il degrado.

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