La vacanza è stata…

… una serie ininterrotta di sfighe. Sai quando hai la sensazione che il Fato ti stia ammonendo per l’infausta scelta di partire? La giornata è cominciata alle cinque del mattino con un cielo nero come il cratere dell’Etna, lampi che sembravano le insegne al neon quando sfarfallano, e tuoni che parevano aerei in decollo. Ebbene, buone vacanze! Un viaggio in auto di tredici ore, sezionabile in due tratti: il tratto traffico da bollino nero e velocità da apecar, e il tratto nubifragi e velocità da triciclo. Si sono susseguiti sull’autostrada sempre più deserta rovesci infernali e grandinate di meteoriti, ma che vuoi che sia, si supera anche questa. Certo! La camera d’albergo? Una cantina. Situata nel piano interrato, sembrava scavata nella roccia, un po’ stile Sassi di Matera. Frigorifero che emanava calore quasi ci scorresse magma. Bagno intriso di un odore di fogna nauseante: sembrava d’essere dentro un tombino. Doccia dimensione neonato. Armadio di legno marcio e pericolante, grande quanto un comodino. Ma… ma tanto c’è un bel terrazzo, cosa vuoi che sia! Il secondo giorno di permanenza pareva d’essere in India sotto i monsoni, acqua ininterrotta come sotto la doccia, tuoni da far tremare i lampadari inesistenti, ma tanto, che vuoi che sia. Silenzio. Bussano alla porta. È il Rio delle Amazzoni che in tre secondi ha già allagato mezza camera, un omino spolto con la maglia con la scritta Staff stacca la corrente, e al buio raccogliamo i nostri averi. Siamo ufficialmente sfollati. Accolti ironicamente da un gruppo di animatori che avevano attraversato il sequel del Titanic, ci viene offerta una sala calda, talmente calda che i miei capelli bagnati diventano paglia incandescente. Ma a tutto c’è rimedio. Per la notte ci hanno trasferiti in un lussuoso quattro stelle sperduto nella cittadina abitata da soli anziani. Una meraviglia. Peccato che la mattina dopo dobbiamo ritornare alla nostra meta. Ed ennesimo trasferimento in un villaggio turistico grande come Manhattan, con un appartamento tutto per noi e l’ombrellone in prima fila. Si sono fatti perdonare, certo. Ma doveva per forza succedere qualcosa. Ad esempio, l’acquario a casa che puzza di cadavere. E allora passa un’ora, due ore, con l’addetto al controllo dell’appartamento, e spiega cosa pulire, cosa non pulire, cosa spostare, cosa buttare nel cestino. Ma la settimana tutto sommato se ne va alla grande. Sole, caldo, animatori che si sono divertiti a giudicare la mia vita privata, ed io mi sono divertita a dare loro dei deficienti, mare traboccante di meduse, sassi che mi hanno deformato la pianta dei piedi, bagnino arteriosclerotico che pareva un Dobermann. Ma cosa vuoi che sia! Per la seconda settimana di vacanza siamo ritornati all’albergo alias villaggio d’origine. E qui ci hanno trattati con i guanti bianchi. Sembravano dei poveretti che ci offrivano i cartoni migliori per coprirci. Stanza lussuosa al piano terra con divano e televisione dei primi del Novecento, reperto storico probabilmente. Bagno con incrostazioni risalenti all’Impero Romano. Frigorifero storto perché fa moderno. E ancora una volta, cosa vuoi che sia, c’è un terrazzo lunare. Qui pare che abbiano investito solo su terrazzi e stendibiancheria. Sembra tutto tranquillo, però. Niente acqua che sfonda la porta o le finestre, solo la luce che ogni tanto si spegne e non osa riaccendersi. Eppure. Eppure è tutto fin troppo sereno e tranquillo. Suona il cellulare. “Sono in ospedale, forse mi operano”. Al che, ti scappa un dito medio rivolto al cielo, perché non è possibile. Non è matematicamente possibile che con tutti quei miliardi di abitanti del globo, l’erede di Fantozzi devi essere proprio tu. E chiama, e preoccupati, e porta con te il cellulare anche in bagno, e cerca di stare tranquillo. Come si misura la sfiga? In vacanza. Davvero. Quante probabilità c’erano che l’animatore simile al David di Michelangelo mi agguantasse nel momento in cui ho afferrato la Gazzetta dello sport, che apro ogni quattro anni in occasione delle Olimpiadi, e mi prendesse in giro perché leggo il giornale anziché giocare a pallavolo, (e tra parentesi è meglio per tutti che io non tocchi nessun oggetto sferico)? Poche. Molto poche. Eppure è successo. Quante probabilità c’erano che venisse giù l’intero sistema solare sottoforma di pioggia appena parcheggiata l’auto? Già di più. E difatti è successo. Giorgio Comaschi parla di “entità mostruosa, bastarda e cinica”: la nuvola di Fantozzi. Più comunemente definita sfiga. Quella che ha fatto da cornice ad una vacanza sicuramente movimentata, sicuramente mai banale, sicuramente mai stabile. Ma in fondo in vacanza tutto si risolve, é più facile sorridere, è più facile andare avanti con spirito, anche quando il sottofondo dopo il nubifragio è Il Katalikammello dello Zecchino d’oro. Che vuoi che sia. L’importante è che ci sia il mare. E per il cenone di Ferragosto si è dovuto lottare come un branco di procioni affamati attorno ai tavoli del buffet, e pasticcini volanti, salatini dispersi, ciccioni ricercati. E si è dovuto lottare per sfuggire agli animatori con maglia gialla canarino, tutti Edward mani di forbice, che ti prendono per le caviglie e in un attimo ti ritrovi in un campo da beach volley a farti venire la cervicale perché la palla non c’è verso che si veda. Volevamo le vacanze al mare? Ebbene, bisogna guadagnarsele. In un villaggio turistico? A nostro rischio e pericolo. L’unica cosa che vorrei ora dire, magari al cielo: il dito medio è meritatissimo. Ma grazie di aver portato soltanto un terremoto impercettibile anziché l’invasione aliena. 

Il prossimo anno andrò in montagna.

Grazie genitori per questo regalo. 

44 pensieri su “La vacanza è stata…

  1. Ma dai!! Dove sei finita? Comunque sei stata bravissima a commentare con ironia ogni singolo momento di questa tua vacanza fantozziana. Mi hai fatto sorridere tutto il tempo ma … per l’ospedale è vero? Devi subire un intervento? Fammi sapere è ovvio che in qualità di mamma mi preoccupo per questa mia figlia virtuale 🙂

    • Mi fa piacere, quel che volevo fare era far sorridere, dimostrare che in fondo nonostante tutto si può sempre ridere di certe cose… anche se mi rendo conto che nel mio caso sono stata fortunata, in fondo tutto si è risolto 😉 Purtroppo le fregature sono dietro l’angolo… Un abbraccio!

      • Non dico i luoghi, ma ho visto hotel 4 stelle con camere da 2 stelle, privi di ascensori e di rampe per disabili. Ho ascoltato racconti di gente che per fare 20 km di strada ci hanno messo 3 ore di macchina, luoghi di grande attrazione turistica dove c’è lo sporco, dove non ci sono autobus pubblici, dove non c’è niente a parte il mare, che seppur bellissimo, non può essere tutto. Sì, ho visto cose che voi umani….Ci vorrebbero i caschi blu dell’ONU, per raddrizzare questo bel paese. Credimi la sfortuna non c’entra niente. Un abbraccio, Giusy

      • Cose che fanno davvero rabbrividire… noi che dovremmo puntare sul turismo visto i luoghi meravigliosi che abbiamo… meno male che c’è anche chi lavora seriamente e al meglio 😉

      • Ho letto con piacere il tuo post, Ischia era una possibile meta per questa estate ma abbiamo rinunciato per il troppo turismo… credo che certi posti, al di là del fatto che non sono salvaguardati dagli abitanti, siano anche deturpati dai turisti spesso irrispettosi… nei dintorni del villaggio in cui mi trovavo i camperisti avevano lasciato le loro tracce per chilometri… purtroppo bisognerebbe educare le persone per aiutare i luoghi 🙂

      • Assolutamente d’accordo, trattare la grotta azzurra in quel modo grida vendetta dal cielo…Se decidi di andare penso sia meglio giugno-settembre, il paese consigliato Sant’Angelo d’Ischia. Ovviamente i giri in barca delle isole sono la cosa più bella…Potevamo essere il paese più ricco del mondo, purtroppo né i politici, né il popolo, brilla di educazione civica. Buona giornata? Giusy

  2. Oddio, che sfiga davvero!!
    Però consolati che in tutti i villaggi, anche fuori dall’Italia, ci sono gli animatori che si intromettono nella tua vita privata e ti vogliono buttare a giocare…

  3. Molto divertente!!!!! anche se spiacevole per te, purtroppo.
    Ecco, se ci dici dove sei stata, faremo di tutto per non capitarci noi.
    Intanto, buon inizio settimana.

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