Quando la giornata parte male…

Mi sveglio, faccio colazione, accendo il computer e controllo le trenta pagine di file Word da consegnare entro domenica: sono il frutto di un lavoro di gruppo infinito, distruttivo, sfinente, in cui due persone hanno voluto aggiungere la qualunque per allungare il discorso e fare i fenomeni, mentre io e un’altra ragazza pensavamo all’essenziale. Abbiamo l’indice dei paragrafi, le immagini, le animazioni, dei grafici inutili copiati e incollati che vogliono spacciare per imprescindibili. Ma cosa vedono i miei occhi? Una tabella sbagliata. Pagine e pagine da rifare. Il programma di statistica da riaprire. Um incubo che diventa realtà. Nonostante le 240 ore spese su questo progetto, nessuno si è accorto di questa maledetta tabella. Mi armo di santa pazienza e sistemo il file. Ma ancora non ho ricevuto nemmeno un grazie da parte di chi ha speso ore su un titolo carino senza almeno controllare che i calcoli fossero giusti.

Chiuso il capitolo “lavori di gruppo” , vado al supermercato per fare un po’ di spesa. Trenta persone, quasi tutte anziane, una sola fila e una sola cassa aperta. Un paio di loro iniziano a gridare tra le corsie “APRITE UN’ALTRA CASSA! FATECI PAGARE!”, un po’ tipo scioperanti in piazza, o parlamentari che si sgolano durante le consultazioni. Insomma, si sfiora la rivolta allo scaffale dei detersivi, poi spunta un ragazzo che finalmente blocca l’entrata e apre la seconda cassa. Un’anziana fa la furba e salta la fila, la gente insorge e impreca ad alta voce, me compresa, in fila da almeno venti minuti, ma lei svuota il carrello imperterrita e sorride pure. Poi si impalla la cassa del ragazzo nuovo, lui prova a prenderla a pugni, l’altra cassiera lo sgrida e smanetta sui tasti: risolto. Alla fine riesco a pagare, dopo quasi trenta minuti di attesa, e mi sembra di essere tornata dal fronte.

A casa apro la chat di WhatsApp. Un’amica mi aveva chiesto aiuto per un esame, ma io le avevo detto che le avrei risposto tra una settimana. In realtà volevo temporeggiare, sperando che un impegno improvviso potesse piovere dal cielo. Oggi scopro che non solo non sono stata ascoltata, ma addirittura il fatto che io la aiuti è stato dato per certo. Ma forse non parlo italiano?

Nel pomeriggio, poi, dovrei passare da un’altra amica per un brindisi veloce in onore della sua laurea. Data la situazione, abbiamo deciso di suddividerci per fasce orarie. Problema: a che ora posso andarci io? Sicuramente non di sera. So che alcune ragazze saranno là per le quattro circa, ma per non intasare il passaggio sarebbe meglio che io arrivassi alle cinque. Scrivo alla diretta interessata e mi risponde di accordarmi con un’altra per arrivare insieme. Scrivo a quest’altra e mi dice che lei pensa di andarci verso le sei, io le dico che allora vado alle cinque da sola perchè devo tornare a casa per cena, e lei mi domanda: “quindi glielo comunico io che arriviamo insieme alle sei?”. Momento di crisi. Ma allora davvero non parlo italiano? Cosa c’è di complicato in una frase di due righe? Mi esprimo sul serio così male? Dopodiché scrivo alla laureanda per chiederle se posso presentarmi alle cinque, e mi risponde che va benissimo, anche alle quattro e mezza se voglio. Soddisfatta, contatto le altre ragazze del turno del pomeriggio, e scopro che a loro è stato raccomandato di non arrivare dopo le quattro e un quarto per non interrompere la proclamazione. MA QUINDI A CHE ORA DEVO ARRIVARE, DANNAZIONE?! Ma è mai possibile che nell’arco di una giornata mi sia stato detto, nell’ordine:

  • Vieni quando vuoi nel pomeriggioVieni alle 5
  • Vieni con l’altra ragazza alle 6
  • Vieni alle 4 e 30
  • Vieni alle 4 e 15

Poi, come se non bastasse, due ritardatari sconosciuti si sono ricordati a tre ore dall’evento del regalo di laurea. Toh! Bisogna farle un regalo?! E non si è capito se si siano sognati di essere stati inclusi nel regalo di gruppo, o se pensassero veramente di presentarsi al brindisi con un cartoncino di congratulazioni. Tra l’altro nessuno li conosce, nessuno li ha mai visti, e dai loro soprannomi paiono più dei Pokemon che delle persone. Sta di fatto che abbiamo dovuto rifare tutti i conti, come se già di per sè gestire un regalo di gruppo fosse facile, ma per lo meno chi si lamentava dei due euro di troppo e minacciava di non pagare più di dieci in totale, alla fine è stato accontentato. Però in effetti non so se sia karma o solo sfiga.

Nel frattempo si sono fatte le due del pomeriggio.

28 pensieri su “Quando la giornata parte male…

  1. quindi se non ho capito male dalle due di questo pomeriggio ti è successo questo: con due ritardatari (non si sa per cosa) devi fare il regalo per il supermercato dove fai la spesa e per tutti i vecchietti che ci saranno in fila nelle mille casse aperte per pagare il conto (che poi vai a capire che spreco di soldi pagare tutte ste cassiere per 4 ragazzi in coda che pagheranno con il cellulare)… devi dare un lavoro di gruppo in una chat di whatsapp e dai per scontato che le persone con cui pensi di farlo siano disponibili per collaborare con te (un pò presuntuoso, mi permetto)… poi hai aggiustato una tabella che conteneva dati esatti ma che non ti andava di condividere in un documento di centordici pagine perchè più coroposo è melgio è (tanto i contenuti se superano i due disegnini e 130 caratteri al giorno d’oggi non li legge più nessuno ma un testo grande fa un bell’effetto, un pò come la storia del pennello), hai dato appuntamenti allo stesso gruppo di amici in orari diversi (così, per vedere l’effetto che fa) e alla fine di tutto questo, nessuno ha pensato di farti un regalo?????? mi permetto, ma non avresti potuto sfruttare la mattinata per pianificare un pò questa giornata????? e se invece non ho capito nulla del post, beh… allora credo tu abbia un problema con l’itaGliano…. ridici su che la sera deve ancora arrivare!!! ;P

  2. sorrido: ti racconto in breve la mattinata: esco, cerco la macchina che ha posteggiato mio marito in via x…. ok…la trovo facile: me la sono fatta dall’inizio alla fine partendo ovviamente dal lato piu’ lontano. Ok, salgo in auto, cerco di sbrinare i vetri: vorrei togliermi dal posteggio per non inquinare il negoziante ed i passanti del marciapiedi… mi sposto un poco avanti tanto c’è coda ma ho tanto spazio davanti all’auto che mi precede: ad un certo punto questa decide di spararsi una retromarcia e vedo che non mi ha visto, mi da una cicciolata dentro- nel frattempo mi sono attaccata al clacson, e tra suono e botta ho pensato che bel danno… si ferma poco piu’ avanti: scendiamo entrambe e lei è una mia amica…. la mia macchina non si è fatta nulla non so come sia stato possibile dato il botto… ma evidentemente il paraurti ha fatto bene il suo lavoro. Visto che era tutto a posto ci siamo velocemente salutate e scambiate gli auguri per il Natale. Prendo l’autostrada… tutti con lo sbrio e lo scazzo… ok… ad un certo punto vedo nella corsia opposta due volanti della polizia con i lampeggianti… rallentare fermarsi ed alcuni di loro scendere dalle auto…nel frattempo mi sfreccia davanti un cagnolino spaventato che correva sull’autostrada- niente lui correva piu’ forte delle auto della polizia… non l’hanno preso finché ho potuto vedere la scena….. chiuso sipario….. ordinaria follia quotidiana 🙂 ciaooo e buon festeggiamento per quando vai.

  3. Come diceva una mia collega “Sono cose che capitano ai vivi!” , almeno è quello che mi ripeto per le scocciature quotidiane passeggere 😀
    Una volta in un lavoro di gruppo che faceva parte dell’ultimo esame, io e la mia compagna di gruppo (che avevo ospitato per vari giorni proprio per una full immersion sul lavoro) ci siamo accorte a due ore dalla scadenza di un errore madornale che cambiava i risultati completamente, e con loro tutto il resto della discussione e conclusioni a riguardo. Problema: visto che era l’ultimo esame, andava celebrato come si deve e infatti, una volta inviato il pacchetto roba ai prof, ci eravamo ingollate una scatola di cioccolatini e una bottiglia di spumante ed ormai eravamo in delirio diabetico ed etilico quando abbiamo notato l’errore. Siamo comunque riuscite per miracolo a sistemare tutto e a rimandarlo, ma… aiuto! 😀

    Comunque certe volte la gente per me parla la nostra stessa lingua ma in automatico, nella loro mente, alcune parole o intere frasi vengono barrate tipo cancellatura. E’ tipo udito selettivo. Non so se capirò mai se è una cosa volontaria o proprio una specie di sindrome!

    • Hahah noto che allora i lavori di gruppo non riservano sorprese solo a me 😅
      Io opterei per la sindrome, ma solo perché altrimenti dovrei arrabbiarmi un giorno sì e l’altro pure

  4. OK Penny.
    Allora.
    Ti invito a casa mia domenica per il caffé alle 13:52.
    Occhio: lo devi bere in fretta, perché alle 14:01 arriva il Giangi.
    Ma se Sonny anticipa, e viene alle 13:47 perché c’è la partita in TV, allora tu vieni dopo il Giangi, ma devi prima chiamare la Sara, per farla scalare di turno.
    Chiaro?

  5. Ma alla fine a che ora sei andata?
    Alle sei prima di cena o alle nove dopo cena?
    Considerando che c’è il locdaun alle ventidue, dovresti cenare prima, oppure dopo le ventidue, ma prima di mezzanotte, che sennò va a finire che la cena splafona nella colazione… 😯 😯 😯

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