Ho portato a spasso un alpaca

Ce lo volevamo regalare a vicenda, ma io l’ho battuta sul tempo sfruttando l’occasione. Così la passeggiata con gli alpaca l’ho prenotata io, e ho nascosto il biglietto in una scatola ricoperta di foto bizzarre prese da Internet. Ricordo ancora la faccia del gestore della copisteria, che ha aperto un file pieno di alpaca con cappelli ed espressioni strane e lo ha dovuto stampare. E’ stato uno dei regali di cui sono andata più fiera.

Quel giorno sono passata a prenderla in auto e siamo partite, seguendo il percorso di Google Maps verso la provincia di Reggio Emilia. Un’oretta di strada, tra statali e vie montane, in una giornata stranamente limpida e dalla giusta temperatura. L’ultimo tratto prevedeva un minuto stradello, inerpicato tra la vegetazione incolta, ripido ripido, fino ad un casolare posato in uno spiazzo. Quello era il segno che eravamo arrivate. Anzi, a dir la verità, l’indicazione che la proprietaria ci aveva dato era un bagno chimico color verde, posto ad indicare il parcheggio.

Ci ha accolte una ragazza che avrà avuto circa la nostra età, e siamo state condotte in un’ampia radura verde, a poca distanza dal recinto degli animali. Sedute al sole, abbiamo atteso gli altri partecipanti, sorridendo felici come due bambine che stanno per salire sulle giostre. Un sogno strano, verrebbe da pensare. Chi enumererebbe una passeggiata con gli alpaca come uno dei più grandi desideri? Eppure è davvero un’esperienza che merita, e non è per moda, per vanità, o per riempire il tempo vuoto, perché quel giorno ci siamo divertite davvero.

Una volta riunito il gruppo, siamo stati condotti al recinto. Qui gli alpaca pascolavano beatamente, con quella calma che li contraddistingue, e quelle espressioni pacifiche che ti mettono serenità. Due ragazze ci hanno spiegato le loro abitudini, la loro origine, l’alimentazione, il tipo di lana, e il senso di avere due cani anti-lupo dormienti dopo aver fatto gli straordinari di notte. Una spiegazione esaustiva, mentre gli alpaca ci osservavano a pochi centimetri, obbedienti come bambini.

Ognuno di loro aveva un nome, un proprio carattere, le proprie esigenze e i propri amici. C’era Bruno, che doveva stare in testa alla fila perché altrimenti calciava. C’era Freddy, il più pigro, che era assegnato in fondo al gruppo. C’era Giacomino, che ci ha accompagnati con i suoi versi lamentosi e regolari. C’era Vespucci, che lontano da Giacomino non voleva stare. C’era Halo, che ad ogni metro provava a brucare l’erbetta del sentiero. Personalità differenti in cui riconoscersi, per camminare insieme un’oretta in mezzo alla natura.

Tenere un alpaca al guinzaglio è difficilmente descrivibile. Non è come portare in giro un cane, e non è come accompagnare un cavallo. E’ unico, perché un alpaca deve carburare, ti segue con pigrizia, si fa tirare, poi comincia a stare al passo, e alla fine è lui che un po’ trotta davanti a te. Dopo un breve tratto di asfalto ci siamo immessi in un sentiero, e i colori autunnali del bosco riflettevano i timidi raggi di sole che riuscivano a penetrare. Tutto era silenzio, interrotto dal rumore delle foglie secche e dai lamenti di Giacomino.

Sembrerà banale, ma in quell’oretta di passeggiata nulla mi è sembrato più esistere. Eravamo noi, ciascuno con il proprio alpaca, diretti in avanti senza una meta, in ascolto dei suoni e dei profumi della natura, come se la realtà fosse lontana chilometri, come se fossimo partiti mesi prima. Insieme a Giacomino il tempo è volato. E’ stato quasi terapeutico, perché gli alpaca trasmettono calma, pace, felicità, e basta guardarli in faccia per ritrovarsi a sorridere senza un apparente motivo. In quell’ora di camminata, tutto il resto sparisce, tutti i problemi, tutti gli impegni, la fretta della nostra quotidianità.

Gli alpaca, poi, sono caratteriali. Vogliono camminare sul bordo del sentiero, sono ghiotti di castagne, fanno pipì sempre nello stesso posto, si grattano tra i rami anche se restano incastrati, e si spaventano al più piccolo rumore. Ma sono forse tra gli animali più gentili mai incontrati. Mangiano dalla mano senza farti male, non cercano di scappare, si fanno fotografare, e se ti fermi aspettano con te. Probabilmente è per questo che dalla passeggiata torni felice, con un sorriso gigante che non riesci a mandare via. E’ come un’iniezione di serotonina. Come aver vissuto per un’ora lontano dalla realtà.

Una volta tornate al recinto, abbiamo lasciato gli animali al loro prato. Le ragazze ci hanno mostrato i gomitoli di lana in vendita e i vasetti di miele, e ci hanno spiegato il loro progetto di espandere il luogo con un campeggio, un baretto per gli aperitivi, un’area per le grigliate. Il sogno di due giovani che stanno dedicando la loro vita a questo, con un impegno e una passione da ammirare. E non abbiamo potuto far altro che ringraziare per la bella esperienza, per la giornata speciale che ci hanno fatto vivere, con la promessa di tornare in futuro per rivedere quegli alpaca a cui ci eravamo già affezionate.

E’ stato un regalo per un’amica, ma anche un po’ un regalo per me. Ci siamo fermate a Reggio Emilia per pranzo, e dopo un giretto per la città siamo ripartite. Non avevamo fatto programmi, ci siamo fatte guidare dall’istinto, eppure tutto è stato praticamente perfetto. Un tempo quasi irreale, che ha reso felice entrambe e ci ha fatte sentire immensamente grate e fortunate.

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