Una settimana a Napoli e dintorni: settimo giorno | Procida

Potevamo ignorare la Capitale della cultura 2022 a quaranta minuti di aliscafo da noi? Alle otto e mezza eravamo al porto, a discutere con le macchinette automatiche impallate che non volevano erogare il biglietto. Poi, fortunatamente, qualche buon’anima ha tamponato il problema, e siamo riuscite a salpare per Procida.

L’aliscafo ci ha lasciate su un tratto di costa ricolmo di negozietti, e poco distante dal corso principale che conduce al centro. E’ la parte nord dell’isola, quella dominata dal porto e da un via vai di viaggiatori, in cui ancora non capisci il luogo in cui ti trovi, e non sai cosa aspettarti una volta girato l’angolo della strada.
A Procida le vie sono così, strette, in ombra, variopinte, vive. E’ un labirinto di pochi vicoli che si districa tra i palazzi, a volte affollato di gente, altre volte avvolto dal silenzio, come se bastasse cambiare direzione per lasciarsi alle spalle il resto del mondo.
Poi, all’improvviso, si raggiunge Piazza dei Martiri, che sembra più uno strano incrocio per chi non sa dove andare. Da qui parte la salita per il belvedere, e la discesa verso il mare. Ed è qui che dai tavolini di un bar si inizia a comprendere l’isola, la sua conformazione, la sua bellezza, la sua tipicità.
Dopo una ripida salita, gli occhi incontrano questo panorama. Uno splendore da cartolina, una vista da togliere il fiato, che abbraccia quasi l’intera isola, e la fa sembrare come un giocattolo, un paesino delle fiabe, una costruzione di cartoncini colorati. La mente viaggia a tutti i posti che ho visto, tutte le città che ho visitato, e si sforza di trovare qualcosa di lontanamente simile per meraviglia, ma non ci riesce. Restiamo lì a guardare la costa per un paio di minuti, a riempirci gli occhi di quelle tinte pastello, e di quelle case mai uguali che s’incastrano alla perfezione. Procida ti fa vivere un sogno, e basta soltanto una salita.
Dopodiché riprendiamo il cammino, e nella discesa verso la spiaggia attraversiamo le tipiche strade dell’isola, fiancheggiando una schiera di case variopinte sui toni del giallo, dell’azzurro, del rosa. E’ così magico che sembra di passeggiare nel disegno di un bambino. Ogni tanto passa qualche motorino, qualche auto troppo invasiva, ma quando tutto è silenzio ci si sente isolati dal mondo, in un luogo unico e senza tempo, baciato dal sole.
La spiaggia di Chiaia è una piccola striscia di sabbia nera con quattro file di ombrelloni, raccolta nella costa e protetta da una scogliera. La si scorge dall’alto, e per raggiungerla basta scendere una scalinata costruita sul costone di roccia. E’ un lido minuscolo, fitto fitto, di quelli di cui un romagnolo non saprebbe che farsene, ma il proprietario, gentilissimo, ci accompagna al nostro ombrellone, scusandosi per averci riservato l’ultima fila. La spiaggia è tranquilla, pacifica, come se ogni rumore si disperdesse nel mare portato dal vento. Ma sapete qual era la vera magia? Il mare. Uno spettacolo della natura, limpido e pacato, che oltre gli scogli offre una vista splendida sulla costa, e su quella Marina Corricella che si tinge d’ogni colore. E nuotare così, nel silenzio dell’isola, trasportata dall’acqua, e con gli occhi pieni di un tale panorama, vale molto più di trenta euro totali di ombrellone.
Restiamo in spiaggia fin verso le cinque, e il cielo clemente ci risparmia il temporale in atto nel pomeriggio a Napoli. Lasciamo un’isola che si appresta a godere del tramonto, e probabilmente a brillare ancor più di prima sotto i raggi caldi del sole.

L’aliscafo di ritorno ci conduce nell’occhio del ciclone, e ci scarica sotto una bomba d’acqua che non ha pietà. Mi butto in testa l’asciugamano, apriamo il solo ombrello che ci portavamo dietro, e sotto la bufera cerchiamo l’ingresso della metro. Torniamo a casa fradice, con le scarpe da asciugare col fon, e l’asciugamano più fradicio di quando siamo partite. Ma abbiamo riso come matte mentre la pioggia ci sferzava la faccia, ed è questo che in fondo ricorderemo.

Numero di chilometri a piedi: 12,97

Continua…

Un pensiero su “Una settimana a Napoli e dintorni: settimo giorno | Procida

  1. volevo andarci quest’anno, ma d’estate ho pensato che fosse troppo frequentata, quindi avendo già esaurito le ferie se ne parlerà al limite per il prossimo anno, poi considerando il caldo di quest’estate forse ho fatto bene, però il posto è meraviglioso! Belle immagini 👍👍

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