Una settimana a Napoli e dintorni: sesto giorno | Reggia di Caserta

Una piccola Versailles. E’ così che la definiscono, e non esiste epiteto migliore. Il treno da Napoli ci lascia nella stazione di Caserta, ad un attraversamento pedonale dalla facciata della Reggia, incorniciata dagli alberi e illuminata dal sole. E’ imponente, maestosa, perfetta come un modellino. Gli interni ti abbracciano con la loro magnificenza, mentre i soffitti catturano lo sguardo e si lasciano fotografare. Poi c’è il parco, 120 ettari di fontane e giardini, un paradiso terrestre in cui perdersi per respirare la natura a pochi passi dalla città. La Reggia di Caserta è organizzata benissimo, con un guardaroba gratuito, un servizio navetta, un’area picnic, e le biciclette da noleggiare per visitare il parco. Abbiamo speso tre euro di biglietto d’ingresso e cinque euro di audioguida, talmente poco che viene da chiedersi perché non facciano pagare di più. Ma in fondo è che così che funziona dove non si approfitta della bellezza per lucrare.

La monumentale scala d’ingresso è soltanto un’anticipazione di quello che le sale andranno a rivelare. Il marmo sui toni del rosa scalda lo sguardo e accompagna il visitatore al primo piano, in uno spiazzo circolare che lascia entrare la luce e conduce ai primi vasti corridoi.
La vista sul parco è mozzafiato, e a malapena si riconosce la fine del lungo percorso di due chilometri, costellato di vasche e fontane, che conduce fino all’ultima cascata, laggiù dove il bosco si apre una piccola fessura.
La sala del trono, adornata d’oro, la più importante per la sua antica funzione, ma incapace di incutere quel timore reverenziale che i grandi fasti spesso suscitano nel visitatore. Saranno state le aspettative, o la bellezza marmorea delle precedenti sale, ma quella del trono appare come un gioiello posto accanto ad un bel vestito, completa il tutto ma non è mai protagonista assoluto.
Dopo aver visitato gli interni, recuperiamo gli zaini dal guardaroba e ci dirigiamo nel parco, verso l’area picnic, per mangiare i nostri panini.
La navetta ci lascia poi alla sommità opposta del parco, davanti alla Grande Cascata di 82 metri d’altezza. Un paesaggio spettacolare, che ricorda quasi un luogo montano, mentre alle nostre spalle si susseguono le famose fontane, in una via che appare in discesa e lascia intravedere la Reggia da lontano.
Il giardino inglese è un piccolo scrigno nascosto del parco, il luogo più particolare, che nasconde falsi templi, graziose fontane e giochi d’acqua. Il colore verde prevale, in tutte le sue sfumature, e un’acqua cristallina sgorga negli angoli più riparati, a rappresentare la vita che prende forma ogni minuto.
Il Bagno di Venere è forse il punto più suggestivo di tutto il parco, un boschetto in ombra, che circonda un laghetto limpido protetto dalla statua di Venere, illuminata dai pochi raggi del sole che riescono a passare tra i rami. E’ un’oasi di pace, in cui il silenzio è interrotto da una piccola cascata che sgorga dalle radici di tasso, a contrasto con il chiarore immobile del laghetto che giace silente tra il fogliame.
Mentre ci apprestiamo a percorrere i due chilometri che ci separano dalla reggia, lungo tutto il percorso delle fontane, da lontano iniziamo a sentire il rombo di un tuono.
Le fontane, con le vasche di acqua cristallina, sono uno scenario da cartolina. Un prodigio dell’arte e della raffinatezza, che si riesce a osservare fino all’estremo opposto soltanto dalla Grande Cascata, là dove la strada inizia la sua discesa. Il riflesso del sole ravviva i colori e mostra le pieghe della superficie, mentre l’acqua scorre in piccoli flutti e scende i gradini.
Il cielo si fa scuro, ma il sole resiste, e la sfida a raggiungere la Reggia prima del temporale diventa una questione personale.
Sarà stato suggestivo fotografare le fontane sotto il cielo azzurro, ma lo è stato altrettanto farlo davanti alle nubi nere, ancora illuminate dai tenaci raggi del sole, a minacciare la bellezza incantata del luogo che ancora brillava nella sua vivacità.
Arriviamo alla Reggia accompagnate dal sole, ma non ci facciamo mancare un’ultima deviazione in una parte del parco che avremmo dovuto visitare in bicicletta. Un boschetto riparato e costellato di statue, abbandonato dai turisti probabilmente intimoriti, e dominato da una strana quiete, lontana dallo scrociare dell’acqua e dai motori delle navette sulla via.
Lasciamo la Reggia nel tardo pomeriggio, senza nemmeno veder scomparire il sole.

Numero di chilometri a piedi: 20,38

Continua…

4 pensieri su “Una settimana a Napoli e dintorni: sesto giorno | Reggia di Caserta

  1. questa me la ricordo bene, avevo girato prima tutto il Parco ,camminando per 6 ore, in ogni sua più piccola viuzza, si può dire che l’ho percorso in tutte le direzioni, metro per metro, poi ero stato a visitare gli interni, ero alloggiato in un hotel a pochi passi dalla Reggia, per cui ero andato direttamente a piedi dall”hotel alla Reggia.
    Belle le tue immagini e il tuo racconto, un caro abbraccio..🤗👍👍😉😊

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