Una settimana a Napoli e dintorni: secondo giorno | La cittadella

Metropolitana, fermata di piazza del Municipio, e noi già scattiamo la prima foto. Siamo a Napoli da meno di un giorno, e ci meravigliamo dei reperti storici che spuntano tra l’acciaio, lasciati intatti e avvolti dalle costruzioni moderne, per proteggerli e lasciarli ammirare.
Piazza del Municipio è una chicca, un angolo un po’ riparato, che lascia intravedere il porto e il Maschio Angioino. Al centro campeggia una fontana, che sembra quasi dare il benvenuto al visitatore ignaro di ciò che andrà a scoprire.
Un altro simbolo di Napoli, Castel Nuovo, con le sue mura possenti e le sue torri, il vecchio guardiano della città, come un vecchio saggio che siede sul gradino più alto della scala. Il sole della mattina sbiadisce i mattoni scuri, e i merletti disegnano nel cielo l’ombra di cinque corone.
Ci incamminiamo verso la piazza più famosa, e sulla sinistra un’imponente arcata in stile liberty ci dà il benvenuto alla Galleria Umberto I. Un ingresso che crea aspettative, altissimo e adorno di statue e colonne, posto esattamente di fronte al maestoso teatro San Carlo.
Poi si entra nella galleria, e ci si sente un po’ a Milano, nella sorella Vittorio Emanuele II. Il soffitto di cupole in vetro, i palazzi da guardare col naso insù, e il marmo brillante che riveste le finte colonne sono qualcosa che si lascia fotografare. Poi, dopo il primo impatto, ci si rende conto che le gallerie sono molto diverse. In quella partenopea si contano poche grandi catene di lusso, molti alberghi e un grande bar che si estende come un piccolo isolotto al centro della galleria.
La via per Piazza del Plebiscito ci conduce ad un incrocio, che mi colpisce ma non saprei spiegarne neanche il motivo. Forse per quei palazzi irregolari, quasi obliqui per un gioco di prospettive, o forse per i colori pastello delle facciate, che lo fanno sembrare il luogo di un cartone animato.
Ed eccola, Piazza del Plebiscito, il simbolo per eccellenza di Napoli, l’attrazione di tutti i turisti, che la attraversano bendati secondo la tradizione. Noi, sfortunate, ci ritroviamo davanti a un palco in via di costruzione, ma non basta a rovinare la bellezza di una piazza che brilla sotto il sole e si apre in un grande abbraccio. Non so se me la aspettassi più grande o se sia stata colpa del cantiere, ma davanti al candore delle colonne e alla cupola immensa le dimensioni perdono d’importanza, facendoti apprezzare anche quei dettagli che una cartolina non può raccontare.
L’interno della Basilica stupisce, e lo fa per un semplice motivo: perché deve reggere il confronto con una piazza spettacolare. Un turista lascia quella vista e si addentra nella chiesa, e subito lo sguardo vola in alto, alla cupola che avvolge l’intero spazio, e posa su un colonnato circolare che riporta un po’ all’epoca romana. E’ una chiesa particolarissima, bella, che merita il giusto tempo e il giusto spazio nonostante finisca nell’ombra di una fama altrui.
Davanti a piazza del Plebiscito sorge il Palazzo Reale. Una facciata che contrasta con il candore della Basilica, e appare quasi spenta rispetto al lato opposto della piazza. Il giorno e la notte, è l’effetto che un po’ si prova. Ma probabilmente è un gioco di colori, e basta avvicinarsi un poco per ammirare le statue poste sotto le grandi finestre del palazzo.
La parte più bella del Palazzo Reale, secondo me, è proprio l’ingresso. Un’imponente scalinata in marmo sui toni del rosa conduce al piano superiore, e i motivi decorativi rasentano all’occhio umano la perfezione. Avrei pagato due euro anche solo per vedere le scale.
La vista dei reali dalla finestra, su un giardino inglese che nasconde in parte il Vesuvio e lo scorcio del mare. Mica stupidi, loro, a costruirsi un luogo del genere.
I giardini del Palazzo Reale sono forse l’area meno degna di nota, dall’aspetto di un parco un po’ più pregiato degli altri, apprezzabile più per l’ombra fresca che per qualche pianta particolare.
Dai giardini del palazzo reale spunta nuovamente il Maschio Angioino, con le sue cinque torri come radici secolari. In tutta la sua grandezza diventa il protagonista, e s’interpone tra lo sguardo e un tratto del porto di Napoli adorno di barche.
Per pranzo siamo finite per caso nei quartieri spagnoli, in un caratteristico vicolo in salita. Qui un ristorantino ci ha accolte, offrendoci un tavolo lungo la strada e servendoci dell’ottimo pesce ad un prezzo irrisorio.
Poi il lungomare, quello che resterei ad ammirare per ore, solo per farmi trasportare dalla brezza e sognare di sfiorare l’orizzonte. Ha un che di magico, il lungomare di Napoli. Sarà per quei colori vivi, per il Vesuvio avvolto dalla foschia, per le scogliere che sembrano disegnate a matita, o per la quiete che accompagna il leggero sussurro del mare. E a me tutto questo riempie il cuore.
Borgo Marinari è una piccola penisola che avvolge Castel dell’Ovo, e che permette di addentrarsi oltre il confine costiero, lasciandosi il Vesuvio sulla sinistra e avvicinandosi all’orizzonte. Questa foto l’ho scattata passando, e non l’ho mai riguardata. Soltanto a casa l’ho ritrovata e ho ripensato a quei colori, quelli a cui ancora non mi ero abituata, e che mi stupivano ogni volta come una bambina.
Castel dell’Ovo, fratello del Maschio Angioino, ma più squadrato e quasi meno minaccioso. È il castello più antico, un puzzle di storia che si racconta, nei suoi frammenti sempre diversi, e nelle sue vedute sul mare.
Una giovane guida ci accompagna detro il castello, narrando la leggenda dell’uovo portatore di buona sorte, e spiegandoci quanto i dominatori abbiano lasciato traccia nella struttura. L’interno sembra quasi un piccolo paesino, con quelle viuzze in salita che lasciano a tratti intravedere il mare. Poi, come chicca finale, veniamo condotte nei sotterranei, un intricato percorso di cunicoli e gallerie, scavate nella roccia anni addietro, dove l’uovo di Virgilio si dice avesse collocazione.
Prima di uscire, veniamo lasciate sulle terrazze, davanti a una vista rara e bellissima. Il mare sembra un grande lenzuolo, e cambia colore sotto la luce tenue, annebbiata dalla foschia, mentre la costa accompagna lo sguardo oltre il cuore di Napoli, là dove un tempo sorgeva un regno e puntavano i cannoni.

Numero di chilometri a piedi: 18,62

Continua…

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