Pensieri di maggio

Sarà la primavera, ma maggio mi impigrisce. Avrei mille cose da fare, ma non trovo la voglia per iniziarne mezza. Il caldo mi trasporta all’estate, a quando tutto sarà cambiato di nuovo, e avrò un tempo infinito per scrivere il capitolo finale. La verità è che non ci sto nemmeno provando, nascosta dietro una serie di scuse che un po’ ci accomunano tutti. Noi, che dopo lezione ci fermiamo sempre al bar, perché sono un po’ le ultime occasioni, e nessuno ha voglia di buttarle via. Noi, che un fine settimana decidiamo di andare a Mirabilandia, perché anche a ventiquattr’anni ci si può divertire così. Noi, che studiamo al parco per un’oretta, poi finiamo a caccia di una gelateria. Noi, che iniziamo anche a pensare al lavoro, ma non ne parliamo quasi mai, perché ancora non sappiamo che cosa fare. Siamo una contraddizione, i più grandi della facoltà, quelli che stanno per uscire, quelli che hanno tutto da insegnare, ma fermi sulla porta aspettiamo che qualcuno spenga le luci per noi. Questo clima estivo confonde, mi inonda di ricordi di quelle estati spensierate, quando il tempo libero mi stava stretto, e avrei voluto costruire un castello con le mie mani. Oggi è il mio dovere, ma non mi va. Trenta gradi e il solo desiderio di uscire, conoscere quelle persone che ho incrociato per mesi, lasciando alle mie spalle uno solo ciao, e rimandare l’ultimo saluto a una speranza appesa a un filo, quello del mio coraggio, che non ha mai imparato a chiedere di restare. Così ogni spritz insieme è il mio modo per farlo capire. Come il nostro ridere di niente e scordarci del domani, perché siamo ragazzi, e guardandoci in faccia ce lo chiediamo: ma quando siamo cresciuti così? L’estate arrivata in anticipo è una domanda che teniamo in tasca, fingendo che in realtà sia vuota, perché la risposta non la sappiamo nemmeno noi. Preferiamo pensare a una giornata al mare, una serata insieme, o una cena dopo l’ultimo esame. Il nostro rifugio dalle responsabilità, il nostro cassetto di sogni a cui attingere, il nostro orologio fermo, che non vogliamo mai far riparare. Il calendario non mente, ma lo teniamo nascosto, sotto quei libri sottolineati a metà, nell’illusione che a tirarlo fuori non siamo poi così in ritardo. La verità è che il tempo è tutto relativo, e non saremo mai pronti a fare un salto nel vuoto, a svoltare un angolo buio andando a tentoni, non saremo mai pronti a lasciarci alle spalle una porta chiusa, a riempire di ricordi una sola valigia e andare via. Ma non ci sono scelte, non ci sono vie di fuga, e sappiamo che alla fine sarà bellissimo, che l’ultimo giorno ci volteremo e l’aula deserta sarà un caldo abbraccio, ma pensarci farà sempre paura. Sempre, fino all’ultimo istante. Perché non c’è prova di coraggio più dura che quella di vivere.

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