Proprio a lei…

Le brutte notizie non ti risparmiano mai. Nemmeno in un giorno di festa. Nemmeno se la famiglia non è la tua. Ad un messaggio di auguri, il tanto atteso aggiornamento sulla salute della mamma. E quella temuta parola, scritta nero su bianco, davanti a cui nessuno sa mai cosa dire. La conosco da più di dieci anni, sono stata spesso a casa sua, e potrei descrivere la sua trattoria ad occhi chiusi, elencare il menù che ho letto mille volte, o ricordare il profumo della cucina nel giardinetto abusivo. Forse non saremo mai state migliori amiche, di quelle che vedono sempre e si raccontano tutto, ma in una vita sempre di corsa non ci siamo mai dimenticate. Abbiamo condiviso gli anni del liceo, conoscendoci in punta di piedi, trovando un incastro a quei nostri caratteri così lontani, e non posso dire che sia stato facile, ma se oggi siamo ancora qui, a ritagliarci il tempo di un caffè per stare insieme, allora ne è valsa davvero la pena. Poi arrivano i problemi, gli ostacoli della vita, e pensi che non è giusto, che sono persone buone, che non se lo meritano, ancor meno adesso. Ma cosa ci puoi fare? Succede e basta. Ho cercato le parole giuste da scrivere, consapevole che forse nemmeno esistono, e ho ripensato alla cena a casa sua, quella della scorsa settimana, come se uno scherzo del destino avesse voluto intaccare quel ricordo. So che non vuol dire niente, che nessuno ha scritto una parola fine, ma quando arrivano le brutte notizie è inevitabile fermarsi a pensare. Ha l’età dei miei genitori, lo stesso tempo davanti a sé, ma una battaglia di troppo da combattere. Ricordo i primi tempi di quell’amicizia, i primi inviti in trattoria, e i saluti furtivi in cucina per ringraziare la mamma. L’ho conosciuta così, con la divisa da cuoca e i ritmi serrati sulle spalle, nel tempo di una sigaretta prima del caffè. Negli anni sono tornata più volte, non per lo sconto d’amicizia, ma per il piacere di quei minuti insieme con sua figlia, e quel saluto in cucina che non mi è mai stato negato. Insieme a loro mi sono sempre sentita a casa, mai in difetto ad ordinare a un’amica, a festeggiare il compleanno di mio padre, o a portarci i compagni dell’università per provare il cibo bolognese. Eppure non è solo questo, non sono solo i messaggi di affetto, i grazie che ci scambiamo spesso, o quelle promesse di rivederci presto per una colazione. La verità è che dieci anni ti convincono che il mondo sia incrollabile, che resterà sempre così come lo hai conosciuto. Ma le brutte notizie esistono, ed è allora che inizi a metterlo in discussione. Inizi a dare un valore a quei ricordi da niente, a quei piccoli gesti che tendi a dimenticare, e capisci che in fondo niente è mai scontato. Non quel saluto in cucina, quell’accoglienza in casa, o quella scaloppina fatta apposta per te. Nel messaggio in risposta le ho scritto che ci sono. Per qualunque cosa. E lo penso davvero, non è una frase fatta, di quelle che butti là quando non sai cosa dire. Voglio esserci, anche se non sarò la prima che cercherà, anche se non so dare consigli, anche se non ho una bacchetta magica per risolvere le cose. Voglio esserci, perché ci tengo. Perché è un’amica. Perché sua mamma l’ho conosciuta. E perché so che lei, a prescindere da tutto, ci sarebbe per me.

Certo che la vita è ingiusta, e a volte proprio non se ne capisce il motivo…

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