Big little lies – Piccole grandi bugie

[POTREBBE CONTENERE SPOILER MA HO PROVATO A RESTARE SUL VAGO]

Nasce come miniserie, adattamento cinematografico del romanzo di Liane Moriarty, ma il giudizio del pubblico e della critica ha portato gli autori a proseguire la trama con una seconda stagione. Un cast eccezionale, che vede nei panni delle protagoniste attrici quali Nicole Kidman, Reese Witherspoon, Shailene Woodley, Zoë Kravitz, Laura Dern, e una stellare Meryl Streep introdotta nella nuova stagione. Non è l’ambientazione a renderla una serie di successo, anche se il mare spettacolare di Monterey e la spiaggia incontaminata giocano un punto a favore. Non è un poliziesco, in cui il detective occupa gran parte della scena. E’ tutto ciò che non ci si aspetterebbe mai da una serie tv che ha entusiasmato il grande pubblico. Cinque protagoniste femminili, mogli e madri alle prese con i figli da portare a scuola, le feste da organizzare, il lavoro da gestire, i mariti con cui vivere, ed un unico enorme ed agghiacciante segreto. Sono cinque donne che combattono contro i propri demoni, cinque madri imperfette, cinque mogli che non sempre fanno le scelte giuste, cinque personaggi fragili e tormentati che nell’amicizia trovano un porto ed un rifugio sicuro.

Nicole Kidman è Celeste Wright, madre di due gemelli e vittima di un amore malato, un matrimonio da cui non riesce a liberarsi, dipendente da quello stesso uomo che prima la ferisce e poi le chiede perdono. Vive nel suo equilibrio di menzogne, mente alle amiche, ai suoi figli, anche a sé stessa, perché in quell’amore sembra trovare sempre un barlume di speranza, la fiducia che tutto possa migliorare. Celeste rappresenta tutte quelle donne vittime di abusi, donne innamorate e umiliate, che pensano di poter affrontare i problemi da sole, che per il proprio marito rinunciano a tutto, alla carriera, alla libertà, arrivando ad annullarsi come persone. L’intera storia ruota attorno al personaggio di Celeste, che combatte per ritrovare sé stessa e ricostruire la propria vita. E’ un personaggio complesso e profondo, analizzato anche nelle sue ombre più oscure, quelle più rischiose da portare su di uno schermo, quelle che lasciano il segno senza troppe parole di contorno. Assieme a Celeste conosciamo Jane Chapman, ragazza madre che ha subito uno stupro anni prima, una violenza che l’ha segnata profondamente, ma che nell’orrore le ha donato un figlio, il piccolo Ziggy. E’ una donna determinata, indipendente, in un certo senso forte, perché per sette anni non ha rivelato a nessuno di quella ferita passata, ma proprio per questo porta dentro un taglio ancora da rimarginare. Soltanto quando riesce a confessarlo, a raccontare di quella notte drammatica in cui Ziggy è stato concepito, è allora che può cominciare a mettere insieme i pezzi della sua storia. Un percorso non facile, quello di Jane, che parte dalla dura accettazione di quello che è successo, primo passo di un lungo percorso da compiere insieme al figlio, e alle sue interminabili domande senza ancora una risposta. I drammi di Celeste e Jane sono terribilmente attuali, due storie di violenza e amore malato, che loro cercano inutilmente di nascondere dietro una maschera di coraggio, quando in realtà vorrebbero solo chiedere aiuto a gran voce. Due storie drammatiche di rinascita, che fanno di loro forse i personaggi più riusciti della serie.

Accanto a due figure profonde e colme di dolore, ruotano i personaggi di Madeline Mackenzie e Renata Klein. Sono i pezzi che completano un puzzle perfetto, il duo che regala le scene più iconiche della serie, tra il tragico e il comico, in affanno in mezzo ai problemi che si sono create da sole. Sembrerebbero protagoniste anche senza storie di spessore da raccontare, un contorno che aggiunge movimento e brio, qualche battuta che strappa un sorriso, qualche stravagante reazione da trasformare in un meme, eppure gli autori non si limitano a questo. Anche le figure di Madeline e Renata vengono ben caratterizzate, nelle loro fragilità apparentemente più strane, quasi sbagliate, perché tutto deve avere una ragione. Il timore della povertà economica, l’importanza del college per crearsi un futuro, tutto ha un motivo fondato che risiede nel loro vissuto e che spiega i loro fantasmi presenti. Poi c’è Bonnie Carlson, personaggio che sembra essere privo di collegamenti o di spessore, fuori contesto e senza un ruolo. Eppure è una pedina fondamentale del gioco, che regala quel colpo di scena che lo spettatore non si aspetterebbe mai. Certo, in “Big little lies” non si può dire che i personaggi siano innocenti. Anzi, la questione è tutta lì. Cinque donne che vivono in bilico tra la colpa e la ragione, incapaci di affrontare del tutto la realtà. Il piccolo Ziggy dice: “gli adulti mentono sempre, per proteggere le persone a cui vogliono bene“. Eccole, le bugie. Quelle che sembrano sempre sul punto di venire a galla, quelle che le nonne dei bambini cercano di svelare. La suocera di Celeste, Mary Louise, è interpretata da una eccellente Meryl Streep, che riesce a far odiare il proprio personaggio, irriverente e senza peli sulla lingua, determinato a scoprire la verità. Mary Louise è detestata dal pubblico proprio perché tutta la serie è costruita con questo obiettivo: suscitare empatia per le cinque di Monterey, vulnerabili e vittime dei propri stessi errori, mentre fa da contraltare la saggezza di donne più vissute, donne razionali e meccaniche che prima dei sentimenti vedono la verità. Eppure la serie non si sbilancia in giudizi morali. Non c’è un giusto o sbagliato, c’è solo un finale che riporta ordine negli animi delle protagoniste.

E gli uomini? Sono funzionali alla trama, ma esistono solo in quanto padri e mariti. Non è intenzione della serie concentrarsi sui personaggi maschili, e forse è una lacuna che avrebbero potuto colmare, ma questo avrebbe tolto spazio ad un’analisi fine e sottile di tutte le donne in quanto tali, slegate dal contesto casalingo e dal loro lavoro. E’ una serie tv che merita, perché la bravura delle attrici colma anche i vuoti di trama che nella seconda stagione a volte si fanno sentire. Merita, perché nello stesso episodio si può passare da una lacrima di commozione a una risata senza freno, senza mai perdere in realismo. Merita, perché le musiche sono scelte con cura e hanno tutte un ruolo nel completare una scena. Merita, perché ha il coraggio di portare sullo schermo immagini forti, di violenza, di dolore, di amore, immagini che non sono mai facili da trattare. Merita, perché non è una serie che abbia chissà quali pretese, non vuole istruire, esaltare la verità, condannare l’uno o l’altro comportamento, anzi: quello che rappresenta è un quadro drammatico di una realtà che potrebbe essere davanti al nostro naso, e che forse noi non riusciamo a vedere perché nascosta da “piccole grandi bugie”.

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