La richiesta di tesi impossibile – il sequel

Ultimo anno di un corso di eccellenza, ottomila anni per reperire un professore che UNO risponda, DUE non abbia liste di attesa, TRE ti accetti come tesista, e pensi già di aver raggiunto la cima dell’Everest. Illusa. Nei preziosissimi 2 minuti e mezzo che ti ha dedicato, dopo un’ora e venti di attesa, hai raccolto due informazioni: che puoi iniziare, e che devi leggerti la letteratura. Utile quanto le istruzioni dei mobili Ikea.

Inizi a cercare gli articoli, te li leggi, ti entusiasmi, cominci addirittura a scrivere, forte della tua conquista di un relatore. Nel mentre le invii per email un file di una pagina, con la struttura di un’intervista che ti aveva chiesto. Attendi quattro ere geologiche, vedi i compagni ricevere risposte, correzioni, appuntamenti in videochiamata, roba che mancherebbe solo un invito per un aperitivo. Tu invece ricevi offerte di tirocini non pagati, sondaggi da compilare, e riunioni a cui non sai neanche se potresti partecipare. Evidentemente il tuo file sarà finito nella dimensione Omega 3 (o direttamente nella cartella spam).

Nel mentre che invii la stessa mail una seconda volta, con tutta la gentilezza del caso, tre mi scusi, cinque grazie e quattro cordialmente, un’amica attende il suo turno di ricevimento. Appuntamento fissato per le 15.30. La professoressa scrive una email per dirle che è in ritardo e che la chiamerà lei. Quando? Non si sa. Armata di santa pazienza e clessidra dello Scarabeo, attende. Ricompare dieci minuti dopo, e le comunica che avrebbe ricevuto prima un collega. Scompare per un’ora, lasciando visibile solo il pallino rosso dello stato OCCUPATO su Microsoft Teams. Un’ora in cui ci si chiede se il collega stia bene, se sia svenuto sulla tastiera, se stia decantando i Promessi Sposi, o se stia ancora chiedendo Mi vede? Mi sente? in loop.

Poi ricompare per la seconda volta, appena in tempo perché l’idraulico suoni alla porta e debba chiudere la chiamata, promettendo al massimo venti minuti di attesa. Scompare, e a ‘sto giro ci si domanda se l’idraulico non stia ristrutturando il bagno intero, piastrelle e tende della doccia comprese. Risultato? Il ricevimento avviene alle 18 passate, con quasi tre ore di ritardo.

E tu immagini quelle tre ore davanti al computer, a farti una lampada con la luce artificiale dello schermo, che quasi diventi Carlo Conti a forza di fissarlo. Non ti puoi neanche alzare, perché le chiamate non hanno preavviso, e tu devi catapultarti a rispondere, pena la perdita del posto in fila e lo slittamento dell’appuntamento a dieci ore dopo. Sembra la lotta in coda davanti alle Poste, quando al solo tentativo di appoggiarti a un palo ti superano otto persone e ti insultano altre quattro. Quasi quasi ti invidi da sola per non essere stata manco considerata.

Attendi poco pazientemente che la casella email torni a suonare, e che non sia per l’ennesimo incontro di Mario Rossi in Aula Magna. Dopo due giorni dall’invio della seconda email, finalmente ricevi un segnale: “Ho visto. Parliamone a ricevimento venerdì”. Al che ti domandi se non fosse compito tuo interpretare la mancata risposta come un silenzio assenso da portare a casa, un invito al ricevimento non si sa a che ora, o un rifiuto di commentare il lavoro perché troppo brutto. Poco male, c’era un 33% di probabilità di beccarci. E invece tu hai scelto di farla incazzare. Come hai osato sollecitare una risposta dopo una settimana?!

Rimane sempre l’incognita dell’orario, perché almeno metà delle volte il ritardo ha superato l’ora. Ma in fondo hai imparato la lezione: il ricevimento è alle 12? Non si prendono impegni per le sei ore successive. Se si deve mangiare, si porta il piatto davanti al PC. Se si deve andare in bagno, ci si porta il cellulare. Sempre che poi non salti il Wifi…

Ah, questi corsi di eccellenza! Ma non è che forse, dico forse, era più eccellente quando esisteva un ufficio, e non dovevamo bussare una settimana per consegnare il totale di una pagina?

Qui la prima stagione della serie:

16 pensieri su “La richiesta di tesi impossibile – il sequel

  1. Già la situazione ai miei tempi era pessima, ora è addirittura peggiorata.
    La scelta del prof e della tesi anche nel mio caso fu complicata, perché i prof liberi erano pochi e gli argomenti erano in pratica quelli scartati da chi ti aveva preceduto. Ora con la DAD è certamente peggio, perché sembra di bussare a porte invisibili.
    Tieni duro.

    • In questo caso penso che la Dad sia colpevole in parte, nel senso che anche prima le richieste andavo mandate via mail, certo i ricevimenti avvenivano in ufficio e quello aiutava. Ma prendiamo quello che abbiamo 😅

  2. Vedo che hai ancora la capacità di autoironia…Sai, ricordo il tempo di quando, io bambina, nella casa del nonno non era ancora arrivata la luce elettrica. Ora ho “conquistato” il computer con il quale riesco a contattare il mio medico per farmi fare le ricette per la mia malattia cronica. Ogni tre mesi le invio una mail e aspetto pazientemente, da un minimo di cinque giorni, che si degni di rispondere. Non accetta più di ricevere richieste su Whatsapp e le mail non hanno le “spunte” per capire se ha letto la richiesta. A volte aspetto anche dieci giorni. Naturalmente faccio a richiesta dei medicinali quando ne ho almeno ancora per un mese…Il computer dovrebbe semplificarci la vita e io, che sono vecchia e scrivevo con pennini e inchiostro, ho dovuto adeguarmici. Peccato che il computer dia anche la possibilità di “nascondersi”, soprattutto in questo periodo.

    • Senza autoironia avrei già dato di matto 😂 purtroppo mi sa che è un comportamento abbastanza diffuso quello di sparire o prendersi dei tempi biblici prima di rispondere… l’altra faccia della tecnologia

  3. Pingback: La stesura della tesi – Spin-off | Ilmondodelleparole

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