Doc – Nelle tue mani 2, e il primo racconto della pandemia

Di solito si guarda la televisione per distrarsi, per non pensare, per farsi qualche risata. Anche un medical drama ci può riuscire. In fondo la prima stagione ha avuto un successo straordinario, ha affrontato tematiche difficili, ha romanzato un evento realmente accaduto, e ci ha fatti emozionare, appassionare e divertire.

Nella seconda stagione, ecco che arriva quello che nessuno ha il coraggio di portare TV: il Covid-19. Una scelta discutibile, complessa, fatta a ragion veduta, ma con la consapevolezza di rischiare critiche. Non lo nego, è disturbante. Perché è dannatamente ben fatta, e ti riporta indietro di due anni, a quei primi mesi di pandemia, tra le mura degli ospedali, quando ancora non si capiva come ne saremmo potuti uscire.

Fa effetto vedere i titoli di giornale del 2020, i medici con le tute bianche, i nomi scritti col pennarello sulla schiena, costretti a turni massacranti, con la paura costante di contagiare le famiglie a casa. Mette i brividi vedere i malati seduti in corsia, attaccati alle bombole che non bastano mai, con delle palline di gomma da schiacciare per chiedere aiuto. Non è facile, perché è una realtà che in tanti hanno solo sentito raccontare. Ma non è uno scherzo, non è solo una serie TV.

La parete con i nomi dei pazienti morti, è un omaggio durissimo a tutti quelli che non ce l’hanno fatta. E Lorenzo Lazzarini è un simbolo, il ricordo dei medici e degli infermieri che hanno dato la vita per il proprio lavoro, e non si sono fermati mai, neanche davanti a una paura che ci univa tutti. È straziante l’immagine di una fila di bare tutte uguali, e di un prete che le benedice da solo, in silenzio. Come a Bergamo, nei mesi più duri della pandemia. Poi i dettagli, quelli che ti catapultato nel passato, Giuseppe Conte in conferenza stampa, le città deserte e abbandonate a se stesse, i cartelloni con su scritto andrà tutto bene, e i posti di blocco per controllare l’autocertificazione. Un incubo che abbiamo vissuto davvero.

Tutto questo fa male, perché ti fa rendere conto di quanto tu sia stato protetto, chiuso tra le mura di casa, mentre la fuori, negli ospedali, si combatteva una guerra. Ti fa capire quanto sia stato difficile, logorante, drammatico, perché ogni persona che se ne andava era una vita che non erano riusciti a salvare. Li abbiamo chiamati eroi. Ma forse ce ne siamo dimenticati troppo presto.

Ma “Doc – Nelle tue mani” non si limita a rivangare il passato. Il Covid è un lungo flashback che spiega il presente, a pandemia finita, con tutte le cicatrici che ha lasciato. Gabriel che soffre di attacchi di panico. Riccardo che non si riesce a staccare dal lavoro. Alba che ha visto morire la madre. Giulia che ha perso un figlio e la persona che amava. Elisa che si è legata ad un uomo che videochiamava durante l’emergenza. Massimo, un prete, che in quelle videochiamate trovava il conforto che gli mancava. Agnese che sente di aver abbandonato suo figlio. Carolina che vorrebbe lasciare medicina interna. E Doc, il dottor Fanti, che ogni notte è tormentato dagli incubi. Perché in fondo il Covid è stato anche questo. E per qualcuno lo è tuttora.

Non è più solo una serie TV, un campione di incassi, un prodotto di intrattenimento. È il racconto di uno dei momenti più bui delle nostre vite. E c’è un motivo se disturba, se è pesante, se è faticoso da guardare, perché è forse la prima volta che qualcuno ci sbatte in faccia la realtà in questo modo. Non ci sono filtri, anche se è tutta una recita. Perchè ogni scena, ogni dettaglio, ogni simbolo ti arriva dritto al cuore, e i ricordi ti investono come se fossero accaduti ieri. In quei mesi abbiamo letto dei numeri, abbiamo visto i servizi al telegiornale, ma i più fortunati non sono mai stati in corsia, non hanno mai visto i reparti in crisi, hanno cercato di immaginare l’inimmaginabile, ma è una cosa troppo grande da raccontare a parole.

Ed ecco che una serie TV italiana si assume un’enorme responsabilità: quella di parlare del Covid. A costo di rischiare la propria reputazione. E forse non sarà stato perfetto, forse qualcuno avrà cambiato canale, forse si sarebbe potuto aspettare qualche altro mese, ma voglio premiare il coraggio degli autori e di tutti gli attori, perché la memoria di chi ha combattuto, di chi ha sofferto, di chi ha salvato migliaia di vite, non deve mai essere dimenticata.

Quando sarete pronti, guardatela. E vi renderete conto di tante cose.

3 pensieri su “Doc – Nelle tue mani 2, e il primo racconto della pandemia

  1. devo dire che non ho mai seguito questa serie, neppure nelle prima stagione. Ma dalla tua descrizione e dalle immagini collegate comprendo molto bene il tragico ricordo di quei momenti neri. Sono passati solo 2 anni, eppure tutto ciò ci appare strano, in molti hanno rimosso quel non tempo, quella vita sospesa, fra quelle mura che erano la nostra stessa prigione, e la tristezza nel vedere i morti di tutti i giorni. Ricordo ancora quelle strade vuote, di cui ho anche diverse immagini, insomma di sicuro si rivive questi momenti attraverso questa serie tv, ma non è l’unica, su Rai Play ci sono altre storie legate alla pandemia e a quei tragici momenti…👍

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