Perchè ‘sta voglia di andare in aula?

Vorrei spiegarti perché quell’aula significa tanto per me, ma è difficile mettere insieme una scusa che stia in piedi. È che in quell’aula sono cresciuta davvero. Sono entrata sola, determinata a godermela, e ho maledetto la pandemia per aver interrotto un sogno. Ma di quei primi anni porto nel cuore i ricordi, semplicissimi, delle lezioni infinite passate insieme, a ridere dei disegni sul foglio, e a contare i minuti per la pausa caffe. Da quell’aula sono uscita ed entrata mille volte, dandola sempre per scontato, come se il mondo non si potesse spegnere mai. E invece per mesi non sono più tornata. In quell’aula non mi sono mai laureata. Resta un capitolo in sospeso, una storia scritta altrove, sui fogli volanti che ho trovato, in attesa di scrivere la vera fine. Ecco, tornare in aula è stato come riprendere la penna in mano. Mi hanno data della pazza, ad andare a lezione a dicembre, con le finestre aperte e il cappotto, ma tutto il resto valeva di più. Ho lasciato un corso di laurea senza potergli dire nemmeno addio. E ho iniziato un corso magistrale in un mondo diverso, sofferente e pieno di paura. Entrare in aula era il mio sogno di normalità. Guardare i compagni in faccia, scambiarci due parole, ridere a una battuta senza nemmeno esserci presentati, e confrontarci sugli esami, sui professori, sugli argomenti impossibili: è questa l’università. E fuori dall’aula non sarà mai lo stesso. Ecco perché non ho mai mollato, perché sono uscita anche con la neve per andare a lezione, perché ho seguito anche quei corsi che m’interessavano poco. C’è qualcosa di magico in quei banchi universitari, che non svanisce nella distanza di un posto vuoto, nè in un’aula con metà capienza e le mascherine. Anzi, è proprio questo che ti fa superare ogni barriera. Andare a lezione e sapere che ci sarà qualcuno con te, e se avrai bisogno di una penna potrai chiederla, se non capirai qualcosa ti basterà alzare la mano, e quando scatterà la pausa vi ritroverete in corridoio, a bere un caffè scadente delle macchinette automatiche, e vi chiederete come stia andando, quasi vi conosceste da una vita. L’università, che posto strano. Quello che fa perfino sentire i timidi meno timidi. Ma ho imparato lì, tra la quarta e la quinta fila, a fare ogni tanto il primo passo. Come ho imparato ad esporre i progetti di gruppo con scioltezza, superando quelle paure che mi hanno sempre paralizzata. Ho imparato a far ridere gli altri, senza vergognarmi di una battuta ad alta voce. Ho imparato anche a intervenire, a dire la mia, e ad ascoltare. So che posso imparare molto di più. E mi resta un semestre per farlo, in un’aula che mi ha vista crescere, forse più che in tutta la mia vita. In aula ho riposto le mie speranze, i miei sogni, i miei obiettivi, la mia capacità d’attenzione, la mia passione per l’economia. So che è tutto lì, dietro una porta grigia, in mezzo ai sedili pieghevoli che abbiamo sempre insultato. Io vado a lezione per ritrovarlo. E poi ci sono le persone, quelle che rendono l’università un luogo a tre dimensioni. Probabilmente spariranno tutte. Ma non importa, non è questo a cui voglio dare peso. Abbiamo poche ore per stare insieme, per condividere quei momenti, per guardarci intorno e renderci conto di essere fortunati. Poche ore per ridere, per parlare, per sostenerci, per conoscerci, per apprezzarci, per innamorarci. Nessuno ci ridarà indietro il tempo perduto, così quelle poche ore sono ad oggi una ricchezza enorme, preziosa, inestimabile. E non voglio buttarla via.

Mi si chiede perché io abbia così voglia di andare a lezione. La verità è la mia vita è anche lì. L’ho lasciata tra la polvere durante i mesi di chiusura, e sono tornata a riprenderla insieme a pochi privilegiati. Forse proprio questo mi ha fatto capire il suo valore. E mi sono promessa di non sprecare mai nessuna occasione.

Così eccomi qui, a spiegare agli amici che tra sei mesi mi mancherà. Perché in fondo quella sentimentale sono sempre stata io.

4 pensieri su “Perchè ‘sta voglia di andare in aula?

  1. È incredibile come gli stessi luoghi, le stesse esperienze possano esser vissuti in modo totalmente diverso. L’università per me è una parte di vita da dimenticare assieme alla laurea che ho conseguito. Non ho nessun ricordo positivo di quelle aule, di quelle città ( perché ne ho attraversate 3) e neanche delle persone che vi incontrai. Dei docenti preferisco non parlare. Tuttavia ho letto e compreso ciò che hai scritto e lo trovo affascinante come una dimensione parallela alla mia ma molto più gradevole.

    • Penso sia qualcosa di normalissimo invece, pensa che io ho un ricordo orribile delle scuole medie, mentre tanti miei amici lo considerano il periodo migliore. Probabilmente è anche un po’ questione di fortuna, e di tempismo. Non ti nascondo che i professori incontrati alla magistrale sono stati ben lontani dalle aspettative, e con la tesi stiamo avendo problemi non da poco di cui avevo parlato qualche post fa. Ma tutto sommato il bilancio per me è positivo 🙂

  2. Io ho frequentato solo i primi mesi della magistrale in presenza e, purtroppo, anche la discussione è stata da remoto. Mi sono sentita sola perché, a causa di problemi con il link, le mie amiche non hanno potuto partecipare mentre l’altro candidato aveva tutti i suoi parenti e amici. Ci sono rimasta malissimo. Per fortuna almeno i miei e il mio ragazzo erano nella stanza accanto. È andata molto bene e ho preso il massimo dei punti assegnati alla tesi però, appunto, sono rimasta molto amareggiata che le mie amiche non mi abbiano sentita per via del link cambiato all’ultimo… 😕

    • Ti capisco perfettamente, io sono stata fortunata che quella online fosse solo una laurea triennale, ma è stato pesante comunque, anche perché avevano concesso solo 2 link a studente… purtroppo sono momenti che non torneranno

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