Dopo due settimane di tirocinio

Alla fine ho scoperto anch’io lo smartworking. Un tirocinio con un’azienda britannica, ma seguita da una dipendente in Sudafrica. E in qualche modo forse tutti i pezzi hanno trovato un posto. Certo, non nego di averlo sofferto. Il meeting conoscitivo è durato meno di cinque minuti, ed è bastato a farmi sapere che il mio tutor è risultato positivo al Covid. Sono stata quindi consegnata nelle mani di Caid, e per i primi tre giorni ho dovuto seguire un corso dietro l’altro, video infiniti sulla SEO e software annessi, senza poter vedere nessuno. E se già mal sopportavo le lezioni universitarie in dad, potete immaginare il grado di pazienza che ho dovuto racimolare per arrivare a metà settimana.

Poi ho iniziato a ricevere dei compiti anch’io. Forse i più semplici del mondo, i più immediati da controllare, ma era esattamente quello che speravo. Ho scritto qualcosa come 20 articoli di blog su boiler da bagno, assicurazioni, design del giardino, ristrutturazione delle scale di casa. Ecco, in realtà non l’ho fatto propriamente io: l’ha fatto un’intelligenza artificiale. Uno di quei software che ti lasciano sempre un po’ combattuto, perché ti sembra di barare, ma al tempo stesso non sapresti da dove cominciare. E’ così che lavorano in un’agenzia di digital marketing: il contenuto non è mai il protagonista vero, è il pacchetto regalo che contiene i link giusti, le parole chiave adeguate, e tu non devi far altro che mescolare gli ingredienti, inventare la ricetta, e saperla raccontare.

Mi affascina, sì. In fondo ho scoperto i blog a quattordici anni, e questo non è altro che una nuova opportunità. Mi sono sempre vista a lavorare al computer, seduta dietro una scrivania. Ed è quello che sto imparando a fare. Analizzo i siti web, suggerisco cosa migliorare, ricerco le parole chiave da inserire, e lo so che da esplorare c’è ancora tanto, ma non mi pesa, perché lo sento un po’ come il mio mondo, ed è strano. Non lo avevo mai pensato prima. Non so che strada prenderò dopo la laurea, quali opportunità mi si presenteranno davanti, ma so già che questa esperienza, seppur diversa da quella desiderata, resterà una delle più importanti di questa fase della vita.

Forse la cosa che fa davvero la differenza è la presenza di chi mi segue. So che potrò sempre contare su qualcuno, scrivere un messaggio a Caid e ricevere una risposta entro cinque minuti. Non è una cosa scontata. Ho un’amica, tirocinante come me, che a volte riceve un segno di vita dopo quattro giorni contati. Ma non è solo il fatto di esserci per darmi i compiti, o per rispondere alle mie domande. Lei guarda quello che faccio, e a poco a poco mi dà fiducia, mi fa ragionare, mi fa capire il mondo che si nasconde dietro i software, con una passione che traspare anche dallo schermo di un computer. E ogni volta che mi scrive “Looks good“, “This is great work“, io mi sento più fiera di non aver perso questa occasione.

Oggi mi ha videochiamata per chiedermi come mi stessi trovando, se avessi domande, se ci fosse qualcosa di poco chiaro. Poi si è scusata, perché pensava di non essere stata molto presente con me. E all’improvviso quella distanza che ci separa è sparita, perché il senso di un tirocinio, che sia in Italia, in Gran Bretagna o in Sudafrica, per me è esattamente questo. E’ prendere un giovane e formarlo, seguirlo, incoraggiarlo, lasciarlo libero di sbagliare e poi aiutarlo a correggere. E’ chiedergli cosa pensa, se ha dei dubbi, se si sta trovando bene, ascoltarlo anche solo per cinque minuti, perché possono fare la differenza. Sono stata fortunata, lo ammetto. E’ il secondo tirocinio in cui vengo accolta così. Ma questa volta è diverso, perché so quanto può essere difficile organizzarlo a distanza, e assistere una ragazza a 12mila chilometri da te. Nessuno era tenuto a farlo.

Ed io sono immensamente grata.

15 pensieri su “Dopo due settimane di tirocinio

  1. Inizialmente ho pativo lo smartworking, un po’ per la solitudine e un po’ perché mi sembrava che i processi si allungassero a dismisura, quando sarebbe bastato uno scambio di parole a voce per risolvere qualcosa in 5 secondi invece che in 5 minuti.
    Poi mi ci sono abituata. E grazie al fatto che abbiamo una chat di team generalmente molto attiva e 2/3 chiamate a settimana sembra quasi di essere sempre insieme. Certo, c’è anche il fatto che avevamo già avuto modo di instaurare un legame personale prima.
    Con i tirocinanti del nostro gruppo cerchiamo di fare lo stesso per ridurre il più possibile le distanze.
    Caid mi sembra proprio una brava persona! E il lavoro che devi svolgere è molto interessante, anche se io ci capisco molto poco.

    • Sullo smartworking è difficile trovare un’opinione ferma, rimango dell’idea che ci voglia equilibrio e che gli uffici non debbano essere smantellati, anzi. Però in situazioni come la mia, se dall’altra parte lo sanno gestire, è prezioso.

  2. Anch’io sono stata fortunata con la mia tutor che mi ha ascoltata e valorizzata fin da subito. Quel mese e mezzo è volato e spero di essere altrettanto fortunata anche con le esperienze di lavoro che farò nei prossimi mesi. Sentirsi valorizzati fa la differenza, anche se a distanza 😍

    • Puoi dirlo! Ero dubbiosa all’inizio, e venivo da settimane in cui ho visto un’amica patire parecchio il suo tirocinio.. invece mi sono dovuta ricredere e sono davvero contenta

  3. “E’ così che lavorano in un’agenzia di digital marketing”
    Tutto ciò non è terribile ed alienante?

    Ad ogni modo credo che si tratti di una esperienza valida, certamente lo è se hai ottenuto uno scopo, hai imparato qualcosa di nuovo e ti sei interfacciata con persone così distanti per ruolo e geografia.

    • Non so, sono combattuta sul “terribile ed alienante”, perché il lavoro si velocizza e si semplifica (per scrivere un articolo sui migliori boiler da bagno si perderebbero ore e chissà cosa ne uscirebbe fuori). Finché rimane un’intelligenza artificiale applicata a quell’ambito, penso non sia così da condannare

      • Il problema è l’obiettivo.
        Una notizia (o una nota informativa) dovrebbe avere come scopo quello di “dire/insegnare/divulgare qualcosa” e non quello di veicolare una pubblicità.

      • Beh in realtà sono articoli veritieri, una parte dello scopo originale secondo me viene mantenuta. Poi fungono anche da “contenitori” di link

  4. Ti fa onore il fatto di apprezzare ciò che gli altri fanno per te: ti posso assicurare che non è affatto comune, anche quando (come in questo caso) chi ha fatto il favore o comunque si è comportato in maniera gentile non era assolutamente tenuto a farlo.

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