Ministro…? Dove sei? Dobbiamo fare le sinapsi!

C’è un monologo di Giacobazzi che mi ha sempre fatta sbellicare, e che penso faccia al caso nostro e dell’irreperibile Ministro Messa dalla sua nomina a questa parte. E dire che per far peggio di Manfredi ce ne voleva. Ma ho scoperto oggi di non conoscere nemmeno il nome della nuova ministra, e questo la dice lunga.

La situazione delle università italiane in questo momento? Un delirio. E lo affermo da universitaria calata nel pianeta terra in cui vive. Ognuna decide per fatti suoi, senza preavvisi, mandando email a iosa agli studenti in vacanza, modificando la sessione d’esame di gennaio a gennaio, o semplicemente sparendo nell’oblio.

Torino e il Politecnico di Milano sono tornati in Dad a tre giorni dalla riapertura. L’Università di Napoli si rifiuta di concedere gli esami a distanza perfino ai positivi. L’Università di Bologna non ha mai comunicato i nuovi protocolli, ma da una pagina Instagram pare che sia ancora attiva la didattica mista.

Capite come siamo ridotti? Tra studenti tri-vaccinati bloccati in casa, con i biglietti dei treni già acquistati, e positivi in aula per non perdere l’appello d’esame, abbiamo pure il coraggio di definirci un modello per l’Europa. Ma per carità! Probabilmente abbiamo avuto una buona dose di c**o, che quella non guasta mai, ma da qui a lodarci (e imbrodarci) per la salvifica idea di areare le aule in pieno inverno spalancando le finestre… Beh, permettetemi, ma la stanza adda piglia’ aria lo tuonava perfino mia nonna da Bologna.

Noi studenti non chiediamo mica la luna. Magari un po’ di certezze? Una qualche comunicazione? Delle regole con un senso logico? E voi mi direte: la fai facile tu. Ci son 200mila contagi. Per l’appunto! Non si può pensare che con 200mila contagi il Ministro dell’Università sia un ologramma a cui si è scaricata la batteria. Ah, però è intervenuta, questo va detto. Un po’ come quelli che in classe non parlano mai, e dopo mesi di silenzio li vedi alzare la mano. Il succo del suo, chiamiamolo così, provvedimento, è stato: fate come ve pare, io la Dad ve la concedo, poi vedete voi.

Wow. Applausi. Inchini. Geniale.

E si ritorna al punto focale della questione: non si capisce più niente. Non puoi cercare informazioni su Internet perché ti escono le normative della facoltà di Canicattì e del rettore di Sempronia. Non puoi contattare gli uffici perché sono in smart working da tre anni ma non hanno mai attaccato alla corrente il PC. Non puoi chiedere ai professori perché non sanno niente nemmeno loro. Non puoi confrontarti con i compagni perché siete tutti sullo stesso Titanic. Sei perduto in questo universo di silenzio stampa. In balia della sessione imminente e dei tirocini fatti online. Sì, pure quelli di medicina, tramutati in videolezioni su Youtube.

Nel frattempo i telegiornali hanno ripreso a occuparsi a tempo pieno della Serie A. SIA MAI CHE SI FERMI IL CALCIO. Le Università possono anche prendere fuoco, purché il Campionato continui. Così gli italiani sanno benissimo quanti giocatori positivi c’hanno il Milan o la Juventus, conoscono a memoria i protocolli di ciascuna Asl, e potrebbero pure scendere in campo a reclutare i ragazzi della primavera per far giocare le partire, ma guai, GUAI a preoccuparsi delle Università. Esistono ancora? Sono state inglobate dalla Pegaso? Sono diventati dei musei?

Boh. E chi lo sa. Stasera gioca l’Inter.

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