Giulio

Ma com’è potuto succedere? Perché proprio tu? Perché adesso? Così?

Non può essere vero.

Io pensavo che un giorno avrei comprato un tuo libro, o letto di te sui giornali per una qualche scoperta scientifica.

E invece non ci sei più.

Non posso dire che eravamo amici, non ci vedevamo da più di dieci anni, ma non mi sono mai scordata di te, perché in quella classe eri tra i pochi volti amici su cui potevo contare. Eri un ragazzo brillante, intelligentissimo, quello che prendeva sempre 10, quello fortissimo a basket anche se era il più basso, quello bravo perfino con la pianola, che da autodidatta ha imparato a suonare a due mani. Eri speciale. Mi ricordo che un giorno ci dettero un compito, quello di scrivere una poesia. E quando tu lessi la tua ad alta voce, per un attimo mi si fermò il respiro. Ti paragonavi ad un granello di polvere, ce l’ho in testa come se fosse stato ieri. È forse l’unica vera poesia che sentimmo quel giorno. Profonda, malinconica, piena di quelle paure che si porta dietro un ragazzino di dodici anni.

Ho ancora le nostre foto di classe, e mi si stringe il cuore a vedere il tuo sorriso. Perché in fondo tu eri solare, sapevi scherzare, sembravi… sembravi felice. Ma il mondo sa essere una giungla, e dio solo sa quanto tu fossi fragile, quali mostri tu abbia visto nella tua testa, quando tu abbia deciso di farlo davvero…

Non riesco a crederci. Non me ne capacito.

Eri un ragazzo di ventritré anni. Ti eri laureato in fisica nel 2020. Su internet c’è ancora pubblicata la tua tesi.

Non è giusto. Non può finire così.

Se solo potessimo tornare indietro, e restituirti quella speranza, quel sorriso, quella voglia di sognare… Se solo esistesse una seconda possibilità. Ma non c’è. Te ne sei andato per sempre, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori dei tuoi genitori, dei tuoi amici, e di tutte quelle persone che ti hanno voluto e ti vogliono bene.

Una ferita che non guarirà mai.

Non hai lasciato nemmeno un biglietto, una spiegazione, una parola per asciugare le lacrime che scorrono incontrollate. Guardo i miei genitori e penso ai tuoi. Al loro dolore. Ai loro sensi di colpa. Ai ricordi dei tuoi abbracci da bambino.

Nessun genitore merita di sopravvivere al proprio figlio. Ma forse, chissà per qualche motivo, ti sei sentito davvero come quel granello di polvere, quello hai scritto in poesia a dodici anni, e non sei riuscito ad aggrapparti al loro amore.

È una tragedia per tutti. Una di quelle notizie che ti gelano il sangue. E la mente ritorna a quegli anni delle scuole medie, quando il mondo ci sembrava diviso tra bulli ed emarginati, ma solo adesso mi rendo conto che tu eri diverso. Tu ascoltavi in disparte, con un raro rispetto e un grande coraggio. Non ti ho mai detto grazie per questo, non c’è mai stata occasione, ma spero che in qualche modo, prima o poi, ti possa arrivare.

Fai buon viaggio, dovunque tu sia diretto, e ricordati che chi ti ama non ti dimenticherà mai.

Scusaci se non abbiamo saputo salvarti.

Addio.

15 pensieri su “Giulio

  1. È sempre triste leggere cose di questo genere… una persona che muore, anche se non la abbiamo conosciuta mai abbastanza, è pur sempre qualcuno che ad un certo punto ha attraversato la nostra vita, lasciandoci comunque qualcosa. Condivido il tuo parere sul fatto che i genitori non dovrebbero sopravvivere ai loro figli: il dolore sarebbe lacerante! Però posso fare qualcosa: dire una preghiera per lui, per i suoi genitori e per te, che almeno un po’ lo conoscevi. ❤
    Ti abbraccio. ❤

  2. Non ci sono parole in questo caso. La tua lettera aperta mi ha straziata e spero che Giulio, da lassù, l’abbia letta perché colma di amore e affetto.
    Ti abbraccio forte forte. ❤️

  3. Un mio compagno di classe del liceo scomparve alla stessa età di Giulio.
    Io penso che noi – io, te, tutti – dobbiamo sempre fare del nostro meglio anche in nome di coloro che conoscevamo ma non ne hanno avuto la possibilità.
    Un pensiero.

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