Il mio 2021 in (quasi) sintesi

Adesso lo posso di’? Non s’offende nessuno? Sicuri sicuri? Okay.

CHE ANNO DEMMERDA!

Oh. Una liberazione.

Me ne fosse andata dritta una, in questo 2021. Invece è stata tutta una sfiga e un problema, una sfiga e un problema. Un po’ come l’asfalto disintegrato della città quando ti muovi su due ruote. Certo, da un anno cominciato in zona rossa e in compagnia di Amadeus non si può pretendere una vincita al Lotto. Per di più a mezzanotte non era manco scoppiato il tappo dello spumante… Insomma, anno bisesto anno funesto ma pure gli altri non son da meno. Si potrebbe passare direttamente alla vita funesta.

Tolto gennaio, di cui ricordo solo le mappe colorate dell’Italia e i miei libri da studiare, a febbraio sono ricominciate le lezioni. Due settimane, forse meno, appena il tempo di far stampare i libri nuovi, che la mia regione è diventata arancione scuro. E credetemi che da quel febbraio 2021 io l’arancione non lo indosso più. Costretta alla dad più surreale di sempre, con dei professori abili solo a inquadrarsi il mento e a condividere le email anziché le slide, ho perso praticamente un semestre di contatto umano e vita universitaria. Un dramma. Ricordo la mia tragedia greca all’uscita della notizia, le mie urla isteriche “IO VOGLIO LASCIARE L’UNIVERSITÀ!”, e la cosa grave è che all’epoca forse le ho pensate davvero. Ma certo, noi studenti non potevamo lagnarci, ci chiedevano solo di stare a casa per un po’. Ma stateci voi a casa per mesi davanti a uno schermo, con mezza faccia che parla tre ore di fila, e una classe fatta di icone tonde senza manco una foto. Impazzisci.

Lo stesso vale anche per i professori, sia ben chiaro. E dopo più di un anno di esami online, al mio primo esame in presenza la professoressa sclera, ci intima di fare silenzio assoluto, ci proibisce categoricamente anche solo di bere, e alla consegna della prova perde l’ugola in aula informatica a forza di strillare. Risultato: prendo 18 e lo rifiuto. Finisco la sessione d’esame a luglio inoltrato, come se la mia zona arancione scuro fosse durata il triplo del normale. Risultati: riesco a passare l’esame da incubo, ma a diritto prendo 18 e lo rifiuto. Ormai sembrava una routine. Un po’ masochista, ma pur sempre una routine.

Come se non bastasse, anche il corso d’inglese pagato assai profumatamente è stato fatto per metà in dad. E non potete capire il disagio nel dover parlare con una pronuncia accettabile su Zoom, con un computer più lento del primo IBM e il microfono da accendere e spegnere. Per gli ultimi mesi siamo riusciti a tornare in classe, ma a tre lezioni dalla fine l’insegnante è scomparso, dopo averci confessato di essere un novax, e ha lasciato il posto a dei sostituti casuali.

Ma finalmente arrivano le vacanze! Qual migliore occasione per staccare la spina e rilassarsi!

HAHAHAHAHAHAHAHA!

Te piacerebbe. Sono partita con le amiche per Gallipoli, e ci siamo ritrovate in una topaia ad altezza garage, con uno stendino arrugginito e un fornello che pareva più un lanciafiamme. Abbiamo preso a noleggio delle biciclette, e la meno scassata a mala pena frenava. Abbiamo comprato due ombrelloni da piantare, e uno si è rotto il giorno stesso. A metà vacanza, dopo aver pagato 50 euro di taxi per vedere una spiaggia, ci ha travolte la mareggiata e il mare è diventato quello di Rimini. La sera ha iniziato a tirare una bora Triestina che mi ha fatto volare perfino l’elastico per capelli. Ma poteva sempre andare peggio: poteva piovere.

Per riprendermi dai ripetuti traumi ho deciso di raggiungere i miei genitori in montagna per Ferragosto. Quale malsana idea! Illusa io che Trenitalia potesse funzionare in un tal periodo! All’andata il treno non ha aperto le porte e mi sono ritrovata al Brennero. Al ritorno ho perso il treno a causa del traffico, ho dovuto prendere il successivo, e sono stata anche costretta a un cambio a Verona causa guasto. Due giorni e quasi diciotto ore trascorse in treni e stazioni. Forse in monopattino ci avrei messo di meno.

A settembre ho ricominciato le lezioni all’università. E ho ricominciato in grande, oserei dire, con quattro progetti e cinque presentazioni in meno di due mesi, e con l’aggravante di una professoressa più stressata di me che per una chiavetta dimenticata a momenti ci bacchettava le dita. Dopo aver lavorato come dannati, in quattro presenti e un fantasma, in condizioni di palese sottoccupazione, i nostri lavori sono stati giudicati i peggiori del corso. Non un voto brutto, sia chiaro, non sputo certo sopra a un 28. Ma qualche capello bianco ti viene.

Gli ultimi mesi dell’anno sono stati abbastanza piatti, il che è un bel successo se teniamo a mente di essere nel 2021. Ah, mio padre si è rotto un piede andando a correre: la sfiga di ottobre. Ho discusso con delle vecchie pseudo-amiche, che hanno organizzato la festa di laurea perduta del 2020 nel giorno del mio compleanno: non c’ho perso granché, ma classifichiamola pure come problema di novembre. E mettiamoci pure la variante Omicron che ha iniziato a invadere l’Europa: abbiamo fatto terna.

A dicembre, poi, la sfiga delle sfighe. Quella per cui non riesco proprio a perdonarlo, questo 2021. Il completo fallimento del mio progetto di tirocinio all’estero, in Galles. Avevo tutto pronto, 300 euro di acconto per la casa, 250 euro di visto, 80 euro di assicurazione, 60 euro di volo Ryanair, i contratti firmati, il sogno in via di realizzazione. Mi è arrivata per posta perfino la sim con il numero inglese! Ma non avevo tenuto conto del rischio 100mila contagi quotidiani. Grande Regno Unito, hai battuto il tuo stesso record. E così mi tocca fare il tirocinio a distanza, in una specie di dad con una spruzzatina di smart working che non fa certamente al caso mio. Unico lato positivo: ho un computer nuovo che non ci mette 20 minuti ad accendersi e altri 30 minuti ad avviare Teams.

Insomma, datemi della pazza, ma a me ‘sto 2021 sembra proprio quello che si può definire un anno demmerda. So che non vincerò il premio per l’anno più demmerda di tutti, ma mi accontento di un buon posto in classifica. Pensavamo che almeno saremmo usciti dall’incubo della pandemia, e invece a sentire i telegiornali sembra di essere tornati al punto di partenza. Non dico niente sul 2022, non mi vorrei portare sfiga da sola, ma fare peggio di quanto peggio ha fatto… Beh, ci vuole impegno.

Con la speranza che i vostri anni siano stati migliori del mio, quindi, non posso che congedarvi, senza auguri, perché quelli si fanno solo a mezzanotte. E chissà che dopo un anno funesto e non bisesto, non inizino a piovere gioie dal cielo, magari insieme alle terze dosi di vaccino che ci spettano.

12 pensieri su “Il mio 2021 in (quasi) sintesi

  1. Ok ok, hai vinto tu! Poi col treno che non ti apre le porte difficile trovare di meglio! Ora arriva il 2022…anno nuovo? Naaa…sarà solo una variante di quello vecchio! Coraggio!😂🥂

  2. Ho seguito tutti i tuoi articoli di quest’anno e certe volte ero sconcertata pure io, tra l’inefficienza di Trenitalia e quella dell’università c’è davvero da mettersi le mani nei capelli 🤦‍♀️ ti auguro un buon inizio e ti faccio un in bocca al lupo per la fine degli studi 😘❤️

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