Quella rissa a Bologna

Quelle immagini di violenza che non ti spieghi.

Non tra le vie della tua città.

Non a pochi passi dalla tua Università.

Una rissa violenta, le sedie scagliate con forza sulla schiena, e un ragazzo che cade, con la faccia a terra, colpito alle spalle da un vigliacco.

La rabbia feroce di chi non vede davanti a sé, e tra le mani ha soltanto sangue rappreso.

Un’immagine piena di tristezza.

Una consapevolezza nuova.

In fondo apparteniamo a questo: ad un tempo di egoismi e brandelli di carta, di grida e pugni chiusi in tasca.

In quella rissa ci siamo tutti. Vittime e carnefici di una generazione spezzata.

Ma è difficile percorrere quella strada, e non pensare che la sedia avrebbe potuto colpire te. O i tuoi amici. O chiunque passasse di lì, in un banale sabato sera.

Quell’episodio ci riguarda tutti. E’ per un puro caso se non lo abbiamo vissuto. Se quella sedia ha colpito un’altra schiena.

La verità è che siamo tutti cittadini del mondo, e non si può restare indifferenti alla violenza.

Questa non è Bologna. Non è la città che conosco io.

Ma voglio credere che possa cambiare.

Tornare a brillare.

A vivere.

6 pensieri su “Quella rissa a Bologna

  1. Dissento solo su una cosa visto che sono stato a Bologna l’altra settimana: non è solo a Bologna che la gente , come direbbero a Roma, è imbruttita. In generale trovo che un po’ ovunque la gente è molto più aggressiva e intollerante in generale. Ma non lo è diventata per il covid. Era così anche prima. Ora forse si è un po’ accentuata ma in generale io avverto questa negatività da un bel po’di anni. Esattamente da quando ho iniziato ad essere asociale e a considerare la maggior parte delle persone pericolose e irrazionali. Ed aggiungo anche che, le cause scatenanti dell’ira sono soprattutto piccole cazzate, mai grandi principi o ideali…

    • Io parlo per la città in cui vivo, non ho vissuto lunghi periodi fuori, e non posso nemmeno fare chissà quale confronto con il passato 😅 penso che gli ultimi due anni abbiano esacerbato alcune situazioni, ma la base di partenza c’era

      • Io credo che ci sia stato un lento ma costante declino iniziato da dopo la caduta del muro: è come se quell’evento invece di produrre una pace universale avesse invece moltiplicato i conflitti all’infinito a tutti i livelli. Tutto ciò unito alla costante ricerca di un finto benessere ( tutti devono avere avere avere…comprare comprare comprare…essere essere essere…) e lavori sempre più precari, sempre meno pagati e una costante competitività a tutti i livelli hanno moltiplicato gli stress. Già dalla scuola…oggi le scuole si accaparrano i ragazzi, è una gara a chi ne prende di più…ma ripeto, a tutti i lavelli c’è competizione ed esasperazione. La gente vive perennemente sotto pressione: finché c’è un cervello dietro che funziona la cosa la gestisci ma se quello manca e metti degli idioti sotto pressione ovvio che il risultato è quello: succede li, negli stadi, in fila alle poste, tra gli scaffali di un supermercato. Almeno io la vedo così.

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