Quella festa di Natale

È che loro sono stati per me quella compagnia con cui sentirmi una persona diversa. Ho fatto con loro quelle esperienze che non avevo mai avuto il coraggio di fare. Mi hanno insegnato a mettere via la timidezza, sì, magari con un bicchiere di vino in tavola, ma a conti fatti sono tante le prime volte vissute insieme, e per me sono state speciali.

La festa di quella sera è stata l’ennesima occasione. Una serata a cui ho detto di sì senza pensarci, organizzata all’ultimo minuto, un ritrovo con quelle persone che conosco appena, ma che quando mi vedono mi salutano con un sorriso. Una festa in cui ho capito di saper superare quei muri, perché in fondo basta volerlo, e decidere di non scappare.

Me ne stavo nascosta accanto ai tavoli, col mio bicchiere di spritz in mano, a disagio nella confusione, e tentata di andarmene via. E’ così, nei grandi gruppi mi ci perdo, dal casino mi lascio investire, e inconsciamente mi ritraggo, come se cercassi un rifugio. Ma quella sera una ragazza si è avvicinata, probabilmente ubriaca, e inconsapevole di quanto ne avessi bisogno. Non ci siamo presentate, non so il suo nome e lei non conosce il mio, ma mi ha presa per le mani, mi ha allontanata dai tavoli, e mi ha detto quelle parole che per tutta la sera ho tenuto in tasca. “Lasciati andare, non te ne deve fregare niente. Domani nessuno si ricorderà di te, se hai ballato, se hai bevuto, se hai sc***o“. Poi si è avvicinata, e nell’orecchio mi ha sussurrato: “Così. Sei bellissima“. So che probabilmente è stato dettato dall’alcol, e che quel momento lo ricorderò soltanto io, ma questo non cancella quelle poche frasi, né toglie importanza ad un gesto che nessuno aveva mai fatto per me. Forse nemmeno le mie amiche più care. Ma lei è venuta a cercarmi, senza che nessuno glielo avesse chiesto, e con dolcezza mi ha indicato la strada per la vita. Per assurdo è stata lei, una ragazza sconosciuta, con cui ho incrociato lo sguardo per caso, a farmi sentire per una volta completamente libera. Avrei voluto ringraziarla, se solo avessi saputo il suo nome. L’ho cercata invano sui social, ho provato invano a rassegnarmi, ma resterà sempre il ricordo di quelle parole, ogni giorno più sbiadito di ieri, ma chiaro e dolcissimo come quei pochi istanti in cui me lo ha ripetuto: “Sei bellissima“.

E così quella sera mi sono buttata in mezzo alla pista, attorniata da sconosciuti, con le braccia alzate a tempo di musica. E pensare che in discoteca mi sono sempre vergognata, sentendomi un palo perfino davanti agli amici. Non so cosa sia cambiato, se sia stato lo spritz artigianale, le parole di quella ragazza, o il fatto che conoscessi bene soltanto due organizzatori, e l’addetta alle fotografie. So soltanto una cosa. Che ho ballato e parlato con sconosciuti, persone di cui non ricordo neanche il nome, e ho raccontato loro frammenti della mia vita, confessato paure che forse non avevo ammesso neanche a me stessa. Eppure sono stata bene, e un’esperienza per tutti banale è diventata per me quasi speciale. Alla fine della festa quelle stesse persone mi hanno detto “È stato un piacere, alla prossima!“, ed è questo che per me vale più di tutto. Guardare in macchina l’orologio e scoprire che erano quasi le quattro. Tornare a casa e rendermi conto di essere stata capace di divertirmi. E conservare per me i momenti più intimi, le parole dette e le persone incontrate, come se a raccontarli si potessero rovinare.

E’ stata una specie di prima volta nel mio diario delle prime volte, di quelle che ho vissuto tardi, quelle che oggi a dodici anni possono già raccontare. Ma non mi pento di niente, e sono felice così. Con la mia storia che è un puzzle con dei buchi, ma i pezzi che mancano non li ha costruiti nessuno. E’ incompleto e perfetto, un racconto fatto di tanti momenti, fotografie istantanee che porto nel cuore. E lì in mezzo, tra feste e chiacchierate al bar, c’è posto anche per serate come questa. Volti che vorrei proteggere dalla memoria, parole che scrivo perché non vorrei dimenticare.

Semplicemente: vita.

9 pensieri su “Quella festa di Natale

  1. Molti anni fa, ero in piazza e probabilmente apparivo triste.
    Un ignoto passante mi affianca e mi dice “sorridi, la vita è bella”.
    Poche parole di uno sconosciuto che non dimenticherò mai.

  2. Tantissimi anni fa, in una serata che avrei voluto non vivere mai nella vita, mi ritrovai da sola, seduta su una pietra gelata, a pensare che, se in quel momento mi fossi uccisa, tutto il dolore, tutto il senso di inadeguatezza e di inutilità, tutti i sentimenti che provavo e che non ero in grado di vivere; tutto sarebbe sparito.
    Uscì una ragazza. Era una mia compagna di classe con la quale non avevo mai scambiato più di un ciao. Si mise dietro di me, in piedi, mi disse: “Cosa ci fai qui fuori? Vieni dentro. Si gela”.
    Mi voltai e pensai che, se persino lei era preoccupata per me, allora non dovevo essere poi così inutile…
    Non ha mai saputo quanto la sua presenza, in quel momento, abbia significato, per me.

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