L’ultimo primo giorno di lezione dell’ultimo anno di Università

Ebbene sì, ci siamo. Ultimo anno, ultimi esami, a cento chilometri orari in direzione tesi finale.

Eppure mi sembra di aver cominciato ieri. Mi ricordo il primo giorno, la paura davanti all’entrata, l’aula gigante per duecento persone, e quella ragazza di Trento che mi ha chiesto dove andare. Quattro anni fa varcavo spaurita la soglia della facoltà, e mi sedevo guardandomi attorno cercando un volto familiare. Oggi conosco a memoria quei banchi, la nostra terza fila a destra, potrei aprire le finestre ad occhi chiusi, riconosco l’odore del caffè delle macchinette, e ho imparato a sedermi per terra per pranzare nel cortile. Quattro anni che sono volati via come fogli al vento, e in mezzo una laurea triennale, tanti viaggi, e una pandemia.

Non posso negare che dal 2020 non sia più stata la stessa cosa. Ho perso tanti momenti che non torneranno più indietro, gli ultimi mesi del corso triennale, la prova finale, la proclamazione, è stato tutto virtuale, e non ho avuto scelta. Eppure ho lasciato i rimpianti sul pavimento di quell’aula, ho raccolto i ricordi e li ho messi in una tasca, e sono andata avanti, perché il mio viaggio non si è mai fermato. Il tempo… Anche quello che sembrava sospeso stava scorrendo inesorabile. Laurearsi nel 2020 ha dato un senso a quei giorni tutti uguali, di sofferenza, di lontananza, di speranza perduta.

Forse il difficile è venuto dopo. Iniziare il corso magistrale, con la stanchezza sulle spalle, in un periodo di incertezza, con la minaccia di seguire le lezioni da casa, non è stato facile. Non mi sono goduta quel primo giorno, in un’aula troppo grande e segnata dalle distanze, e non do la colpa alle mascherine, perché tutto in fondo era diverso. Non c’era più l’entusiasmo, la voglia di conoscersi, le file alle macchinette, le chiacchiere in cortile, non c’erano più i sorrisi, gli sguardi vivi, le strette di mano. Metà della gente seguiva da casa, erano piccole icone proiettate su di uno schermo, e attorno a me solo una ventina di ragazzi, ma non era quella l’Università che conoscevo.

E poi alla magistrale si è tutti più grandi. Non si ambisce al banco più lontano, non si parla durante le lezioni, non ci si ferma a scherzare prima di tornare a casa. I lavori di gruppo comportano impegno e poche chiacchiere, ore ed ore davanti allo schermo del computer, perché bisogna per forza finire. In tanti sembrano già sapere cosa faranno in futuro, come se non fosse più permesso esitare, essere confusi, sperimentare. Ma ventidue anni a volte mi sento ancora una ragazzina.

Mi vergogno a chiedere informazioni. Non mi piace fare telefonate. Parlare in pubblico mi mette ansia. Non faccio domande durante le lezioni. Faccio fatica a inserirmi nelle conversazioni. Non so cosa farò nella vita. Ho ancora tante domande senza risposta.

Eppure tutto sta per finire, senza darmi il tempo di realizzare. L’ultimo primo giorno, a guardare il piano di studi, a controllare il numero dell’aula, a prendere posto nella stessa fila, salutando i volti familiari, e ad aspettare il professore, scambiando due chiacchiere con il vicino. Quest’anno chissà quanti saremo, quanti seguiranno da casa, quanti saranno partiti per l’Erasmus.

Partirò anch’io, per due mesi di tirocinio.

Ma non so se sono pronta a lasciare tutto questo. A vivere ogni giorno come se fosse un’ultima occasione, l’ultima sessione invernale, le ultime vacanze di Pasqua, l’ultima sessione estiva, poi tutto cambierà, e con un pezzo di carta in mano mi troverò alla fine di una strada, davanti a uno spiazzo aperto.

Toccherà a me proseguire.

Un anno. Un anno è poco, pochissimo. Un anno passa talmente fretta…

Ho voglia di finire, ma al tempo stesso mi fa paura. Forse non sarò mai pronta, forse non avrò mai il coraggio, ma quando quel giorno stringerò in mano la tesi, e indosserò per la seconda volta la corona d’alloro, ecco, allora dovrò fare quel passo, e non ci sarà nessuno a spingermi, a tenere le mani sulla schiena.

È quel passo a farmi paura.

È quel passo che non vedo l’ora di fare.

Ma per adesso è un nuovo inizio, un nuovo anno accademico, l’ultimo della mia carriera, e sono felice.

17 pensieri su “L’ultimo primo giorno di lezione dell’ultimo anno di Università

  1. Incredibile come passi il tempo, ormai il traguardo non dico sia dietro l’angolo, ma almeno è percepibile e raggiungibile in tempi ridotti.
    Tra un po’ si parlerà di tesi, nel frattempo inizia bene quest’anno così come hai iniziato bene gli altri.
    In bocca al lupo, Penny.

  2. Sono riflessioni come queste che mi ricordano che la vita inizia ogni mattina, che ogni mattina può essere ed è l’inizio di una nuova avventura. Buon inizio di questo nuovo anno!

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