“Forse aveva il ciclo”

Quando qualcuno spara a zero sulle persone a cui tengo, il mio cervello va in tilt. Mi monta la rabbia, vorrei intervenire, ma non ho voglia di litigare, o forse non ne sono capace, così me ne sto zitta e torno a casa, svuotando la borsa dai sensi di colpa e portandoli a letto con me. Anzi, peggio: a volte rido. Così i sensi di colpa pesano come lastre di marmo, e non so come buttarli via.

Ma non posso chiedere scusa. Non posso raccontare quello che mi è stato detto. E sono colpevole anch’io, perché non sono nemmeno intervenuta. Ascoltatrice passiva di uno sfogo durato tre ore, in cui sono state prese in causa una decina di persone. Offese, giudizi, pregiudizi, torti legati al dito e mai dimenticati, ed io non ho fatto altro che assecondarla, in cerca di una risposta che non è mai arrivata. Non ho difeso chi avrei voluto, e mi dispiace, mi sento in colpa, perché non doveva andare così.

È che ci tengo, alle persone, e ogni volta immagino di sfoderare la spada se qualcuno le sfiora, ma la verità è che non ci riesco mai. Non so gestire chi ha la luna storta o un dente avvelenato, non so placare i fiumi in piena che spolverano vecchi rancori, non so introdurmi a metà frase per dirle che non m’interessa, o che non ne vale la pena. Raccolgo e basta, ferendomi le mani, e nel mio silenzio comincio a rimuginare.

Chissà perché si creano ‘ste situazioni. E mi ci trovo in mezzo come una zattera nel torrente, colpita da quelle pietre che non erano indirizzate a me. Qualcuno direbbe che la mia colpa è meno grave, in fondo non sapevo che sarebbe stato così, non immaginavo nemmeno che quelli fossero i suoi pensieri, ero illusa che avremmo avuto altri argomenti, magari il tempo, i colori delle foto, i bei ricordi del passato.

In fondo ci conosciamo da quasi sette anni, abbiamo condiviso tanti momenti, e abbiamo scelto di esserci l’una per l’altra in tante occasioni. Ma forse il tempo non è bastato a capirci, ad avvicinarci davvero. Non siamo mai state del tutto amiche, perse in quel limbo di finte cortesie, incapaci di comprenderci, venirci incontro, camminare insieme. Ci siamo sempre viste in maschera, scrutate da lontano, con i segreti chiusi in tasca e la paura tra le mani. Siamo troppo diverse, noi due. L’ho scritto tempo fa, in una semplice frase. E’ che io do un peso ad ogni parola, rifletto per giorni su di una frase, mentre tu non ti accorgi nemmeno di quanto mi potresti ferire.

A me ferisce che si parli male delle persone a cui tengo, che quei pensieri siano stati nascosti, fingendo un sorriso tutte le volte che ci siamo viste. Mi ferisce dubitare di tutto, immaginando che in fondo abbia qualcosa da dire anche a me. Mi ferisce ascoltare i giudizi di chi non conosce la situazione, le sentenze arbitrarie di chi pensa di avere la verità in tasca. Mi ferisce che da parte nostra ci siano state sempre buone intenzioni, e da parte sua l’occhio critico di chi vede soltanto in bianco e nero.

Mi ferisce rimanere zitta, perché non so cosa dire.

E mi domando perché i sensi di colpa li provi soltanto io.

Perché ci sono persone che provano gusto a parlar male degli altri? Perché è così difficile riuscire ad essere sinceri? Perché nascondere le critiche dietro uno scherzo truccato male? Non siamo in una commedia, non siamo burattini di pezza, non abbiamo un copione che possiamo riscrivere a piacere, e non si può cancellare il passato, le parole dette, i gesti non fatti. Non siamo qui per recitare.

Non sono qui per chiedermi quale versione di lei sia quella vera.

Un’amica mi ha consigliato di fregarmene, di lasciarla parlare, perché un giorno si renderà conto di aver sbagliato. Ma non riesco a buttare i sensi di colpa nel cestino, perché in fondo le risposte pronte non ce le ho mai, ma il giorno dopo mi arrivano tutte insieme. Avrei potuto dire, fare, gridare… e invece niente. Ho raccolto le sue frecce scagliate all’aria, e le ho portate con me. Forse per proteggere chi non se le merita, forse per dare un senso a quel mio silenzio illeggibile.

E’ ingrassata, e non si sa vestire.

Inventa sempre delle scuse, gli imprevisti al lavoro, ma chi ci crede?, te lo dico io, non ha voglia di uscire, ma non ci si comporta così da stronzi.

Adesso scommettiamo su cosa s’inventerà per non venire con noi giovedì.

E poi io ve lo dico eh, al ristorante ci andate voi, a me non va di spendere solo per far un piacere a lei.

Non è sempre Natale, non possiamo fare sempre quello che vogliono loro.

Si vede che a lei dell’università non frega un cazzo, sono capaci tutti di comprare gli esami e farli quando pare a loro.

Anche l’altra è così, vedi, ha rimandato la sessione di settembre, se te ne frega qualcosa non lo fai, io ad esempio non lo faccio.

E pure quella, che ci sta mettendo quattro anni e deve ancora scrivere la tesi.

Ah, sai chi ho incontrato?, ma è proprio antipatica, mi sembra una snob.

Certo che però poteva uscire con noi stasera, ma figurati se doveva studiare tutto ‘sto tempo.

Comunque sul gruppo Whatsapp non risponde mai nessuno, quella scompare, l’altra non dice niente o dice che le va bene tutto, dobbiamo sempre far tutto noi.

Questo è il regalo che volete prendere?, ma quando se lo mette?, e poi è una cinesata, cos’è ‘sto sito web, non è affidabile, ma dove lo avete trovato?

Dovrò guardarla fingere quando conosco i suoi pensieri, e una parte di me fingerà con lei. Ma resta la tristezza di una verità venuta a galla tutta insieme, in una serata nata male, e l’amarezza di chi credeva nell’amicizia come a un valore.

Vi dirò, io però ci credo ancora.

10 pensieri su ““Forse aveva il ciclo”

  1. Quando capitano al lavoro queste situaziono ascolto lo sfogo anche se stanno dicendo fesserie. E se posso do un consiglio o cerco di far vedere da altre angolazioni. Ma se sono cattiverie e non sfoghi allora mi allontano.

  2. Io quando mi accorgo di una piccola ingiustizia, per esempio al lavoro, non riesco a tacere.
    Anni fa per timore rimanevo zitto, ora a 50+ anni credo che tacere non sia la cosa giusta.
    Per carità, niente di eclatante in ambiante di lavoro, ma anche le piccole cose generano in me risentimento (anche se non sono dirette verso di me, beninteso) e mi sento in dovere, con il giusto tatto, chiarire il mio punto di vista e ricondurre la discussione a toni più miti.

    • Io tendo a tacere forse per carattere, o per evitare la discussione, ma una parte di me vorrebbe intervenire eccome. Forse con l’esperienza arriverò anch’io a farlo… o verrò presa per esaurimento 😀

  3. Io non capisco l’utilità del gossip. Per me è da lì che inizia il bullismo. È cattiveria gratuita. Non riesco a partecipare a questo tipo di conversioni. Non mi importa di fare la figura della snob, io partecipo solo a conversazioni che possono stimolarmi e arricchirmi non fini a se stesse. Capisco la tua rabbia e purtroppo anche il tuo non riuscire a intervenire. Mi sa che noi due abbiamo un carattere molto simile su tante cose

    • Concordo con te! Purtroppo nei gruppi di amici capita quella persona fissata con il “gossip” e fai fatica ad evitare queste conversazioni, specie se si è solo in due. Io se posso svio l’argomento, ma in questo caso ho proprio staccato il cervello e l’ho lasciata parlare, non ce l’ho fatta… Ancora non capisco da dove nascesse tanto livore. Comunque è bello trovare qualcuno con un carattere simile, che mi capisce! 🙂

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