Cronache di una occasionale cliente di Trenitalia

A chi osa affermare che i treni in Italia funzionino io dedico il mio tragicomico racconto, corredato da un dito medio così grande che forse riescono a vederlo anche da Tokyo.

Andata da Bologna a San Candido. Treno in partenza alle 10.50 per Fortezza, dopodiché coincidenza per la mia destinazione.

L’autobus per raggiungere la stazione è in ritardo, ma fortunatamente sono uscita di casa con un discreto margine di anticipo.

Salgo sul treno per Fortezza, un ÖBB, di quelli che sembrano usciti direttamente dagli anni Ottanta, con le cabine chiuse a lato del corridoio o i divanetti al posto dei seggiolini. Il numero della carrozza è indicato da un foglio A4 appiccicato alle porte, e senza criterio si parte dalla 259. Poco male, a me serviva la 257. Il mio posto è usurpato da una famiglia di colore che da quanto riesco a intuire viaggia senza biglietto. Le due bimbe sbriciolano biscotti sui sedili, ci si sdraiano sopra con le scarpe, e non indossano mascherine, ma in qualche modo capiscono che uno di quei posti è il mio. Riesco a sedermi, mangio un panino masticando sotto la mia FFP2, e mi infilo gli auricolari. Il treno accumula ritardo, e perdo le speranze di riuscire a prendere la coincidenza.

A Fortezza mi alzo, tiro giù la valigia dalla cappelliera, raggiungo le porte e premo il pulsante per farle aprire. Niente. Premo di nuovo. Niente. Muovo un passo per cambiare carrozza, ma sento il treno ripartire. Nella disperazione noto un altro foglio A4 stampato fronte e retro, dove si legge a fatica “Porte guaste, si prega di utilizzare quelle successive”. Chiamo i miei genitori tra l’imbarazzo e l’incazzatura, e dico loro che sono diretta al Brennero (col rischio di finire oltre confine). Attorno a me ci sono solo austriaci e stranieri di ogni nazionalità. Cerco le prime porte fruibili e mi ci piazzo davanti.

Al Brennero scendo, mi lancio verso l’uscita e trovo la biglietteria automatica. Digito la mia destinazione mancata: Fortezza. Trovo un treno in partenza e compro al volo il biglietto, corro verso il binario e tutta sudata salgo sul regionale con l’aria condizionata a 20 gradi.

Scendo a Fortezza, dove i miei genitori dovrebbero venire a prendermi. Peccato siano bloccati nel traffico per un incidente, con la strada statale chiusa per ore. Aspetto il treno per San Candido, che a detta dei locali è sempre puntualissimo. Ti piacerebbe… Il treno è in ritardo. Arrivo a San Candido alle 19.45, con un ritardo di circa quattro ore.

Durata totale del viaggio: nove ore.

Ritorno da San Candido a Bologna. Treno in partenza alle 10.42 da Fortezza, dove dovrei arrivare accompagnata in auto dai miei genitori.

Partiamo da casa alle 8.50, perché Google Maps stima circa un’ora e dieci di viaggio per arrivare a Fortezza. Ci fermiamo a fare benzina e GPL, ma il benzinaio ha deciso di non avere nessuna fretta. Si scatena un temporale che ci fa girare ai quaranta all’ora. Il traffico aumenta, perché in Trentino Alto Adige nessuno ha montato dei semafori ed ogni incrocio diventa una trappola mortale. Accumuliamo ritardo come un mezzo di Trenitalia qualunque, e perdo il mio treno.

Il successivo ÖBB non è più acquistabile, seppur in anticipo di più di un’ora rispetto all’orario di partenza. Compro quindi il biglietto per il regionale veloce. Tempo di attesa in stazione: due ore. Per lo meno ci sono le prese della corrente e le macchinette automatiche.

Il treno arriva puntuale, ma con l’aria condizionata rotta. Da notare che, complice il clima autunnale di quella mattina, io viaggiavo ancora con la felpa indosso.

A Verona i lavori di manutenzione ai binari fanno rallentare il treno. Ma rallentare tanto. Roba che un’apecar avrebbe potuto superarci. Come se fosse una novità, accumuliamo ritardo. Spalanchiamo i finestrini per respirare un po’ d’aria, ma il rumore copre gli annunci che l’altoparlante trasmette a volume inudibile, puntualmente mentre siamo in galleria.

Finalmente riusciamo a captare cosa dice l’annuncio: a causa di un guasto, dovremo cambiare treno. A Verona scendiamo tutti e risaliamo su un nuovo treno, un regionale veloce con aria condizionata almeno vagamente funzionante. Manteniamo il ritardo accumulato, com’è giusto che sia.

Arrivo a Bologna alle 18, con un ritardo di circa quattro ore.

Durata totale del viaggio: nove ore.

E poi mi si chiede perché io ami viaggiare in aereo…

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