Una brutta scena

Non avevo mai visto un incidente d’auto così da vicino. Così tanto da vedere la polvere sollevarsi, le lamiere volare, e con la portiera aperta schiacciarsi contro il guardrail. Non ho sentito rumore. Nessuno schianto con i finestrini chiusi. Nessun grido. Sono stati solo pochi secondi, un’immagine spaventosa in una domenica d’estate. Era l’autostrada del Brennero, quella ignobile a due corsie. Era la nostra giornata di vacanza, come quella di tante famiglie che scappano dalla città. La mattina avevo guidato io, al ritorno stava guidando mio padre. Guarda questo!, ha gridato. Ho alzato la testa dalla rivista che stavo leggendo, pensavo ci fosse qualche cretino al volante, qualcuno ai duecento in corsia di sorpasso. E invece, in una nuvola di terra e ghiaia, un’auto si stata ribaltando due volte. Poteva sfondare il guardrail e venirci addosso. Poteva scagliare un sasso contro il nostro parabrezza. Poteva andare peggio, a noi. Ma quella scena mi ha fatto impressione. Non so in quanti fossero a bordo o se si siano fatti male, non so come sia successo, ma è inevitabile pensare a quanto in fondo siamo vulnerabili dentro quelle navicelle in velocità. Basta un niente. Un attimo di distrazione. Un colpo di sonno. Una ruota sull’erba. Basta un istante, e quelle scatole su ruote che ci sembrano così sicure possono diventare una cella di tortura, o di morte. Siamo briciole che sfidano la natura umana, a più di cento chilometri orari.

Guidate con prudenza. Fatelo per voi e per gli altri. E ricordatevi che non siete invincibili, nemmeno con tre pedali e un volante tra le mani.

27 pensieri su “Una brutta scena

  1. Sono immagini che si tatuano nell’anima, attimi eterni che fanno riflettere sulla fragilità della vita e su quanto si possa essere irresponsabili, senza averne coscienza, per recuperare 5 minuti o cercare un grammo di adrenalina in più.

  2. Ho avuto due incidenti spettacolari, ma per fortuna solo le auto si sono fatte male. Mentre nel terzo si è fatto parecchio male il ragazzo che mi ha tamponato violentemente a causa di una crisi epilettica. Non avrebbe dovuto possedere la patente, perché quelle crisi erano ricorrenti.

  3. Nel 2009, al cavalcavia prima dell’uscita di Peschiera del Garda, un TIR tedesco proveniente da Affi ci ha preso in pieno e non ho ancora capito come ne siamo usciti vivi. Quando mia figlia ha visto i rottami della nostra auto, ha buttato nel cestino i libri per prendere la patente e ha deciso di viaggiare sempre con i mezzi pubblici.

    • Ero proprio ieri di ritorno da Peschiera, pensa te! Quell’autostrada è pericolosissima. Purtroppo ci sono situazioni in cui l’auto diventa necessaria, ma dovrebbe cambiare qualcosa nel codice della strada…

      • Il problema in Italia è che mancano non solo i controlli, ma anche la buona educazione e il rispetto per gli altri. Nel nostro caso i Carabinieri si erano rifiutati di fare l’alcol test all’autista tedesco, visibilmente alticcio e non volevano nemmeno fare i rilievi e i verbali, che hanno fatto solo dopo che io ho minacciato di chiamare la Polizia stradale. Visto che non c’erano morti (solo tre mezzi coinvolti) volevano liberare la strada al più presto e che ci arrangiassimo pure…

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