Ma che ci trovate in quelli? Noi c’avevamo i Led Zeppelin!

Sai quando ti dicono che ai sogni ci devi credere, perché è solo così che li potrai realizzare? Le solite frasi fatte, pensavo. Ma una storia mi ha fatto cambiare idea.

Nel 2017 quattro ragazzi sono saliti su un palco, quello di X Factor Italia. La sfrontatezza dei sedici anni, il suono ruvido di una band agli albori, e un batterista trovato per caso su Facebook, definito acerbo dai giudici, ma che da allora non li ha più lasciati. Venivano dai mesi passati a suonare in strada dopo la scuola, tra Via del Corso a Roma e le piazze di Copenaghen, con una chitarra acustica, un basso ed un cajòn. Eppure, come una trama di un film, è con gli spiccioli raccolti in quei mesi che sono riusciti a pagarsi l’incisione del primo singolo.

Ad X Factor sono arrivati secondi, nello stupore generale, e da lì è partita la loro carriera. Firmato il contratto con la Sony e presi sotto l’ala protettiva di LaTarma Management, hanno pubblicato il primo EP. Due inediti e un paio di cover, i firmacopie, e un tour nei piccoli locali. Poi, come si faceva un tempo, si sono chiusi in una casa per scrivere il primo album. Lo hanno creato da zero, da appena maggiorenni, con i loro strumenti e uno studio di registrazione, mentre il chitarrista studiava per la maturità. Hanno messo in campo la professionalità di chi vive la musica con passione, e l’entusiasmo di quattro ragazzi che non avevano mai convissuto insieme.

Era il 2018 quando è iniziato il loro primo vero tour. Niente stadi nè palazzetti, ma locali che a quell’età sono un traguardo grandissimo. Dopo l’Italia, sono volati in Europa, spostandosi con un furgone e dormendo nelle cuccette. Hanno suonato il più possibile, perché loro sono fatti per questo, per il palco, per la musica dal vivo, per gli strumenti attaccati agli amplificatori.

A fine 2019 Londra li ha accolti, con la sua vita frenetica e la sua cultura underground. Ha offerto loro tutto ciò che un gruppo di ragazzi potesse assorbire. Concerti, serate, artisti di strada, una città che si rinnova ogni giorno e non è mai uguale a se stessa. Londra, la culla della musica in ogni dove, agli angoli della metropolitana e negli scantinati dei pub, il sogno di tanti artisti con un solo strumento in mano, due soldi nella valigia, e la voglia pazza di provarci. Pochi mesi, e sono tornati ricchi di ispirazioni, di suoni, di ricordi a cui attingere per scrivere nuove canzoni.

Sono tornati, ed è scoppiata la pandemia.

A vent’anni, dopo aver toccato il cielo con un dito, ritrovarsi chiusi in casa non è facile. Ma a guardarsi indietro sembra quasi che fosse tutto programmato, la conclusione di un bel capitolo e l’inizio di uno nuovo, un caso fortuito che ha lasciato tutto in sospeso, fino al 2021.

Palco di Sanremo. Amadeus li sceglie tra gli artisti in gara, tra un po’ di polemiche e un’accusa di plagio poi smentita. Nessuno ci avrebbe scommesso un euro, perché la loro canzone poteva essere tutto, ma di sicuro non un brano italico sanremese. La sera della finale sono andata a dormire serena, convinta che avrebbe trionfato una qualunque ballata delle tante. E invece hanno vinto loro, premiati da un pubblico che non è mai stato così compatto, e forse più increduli di noi, perché era un sogno che non sapevano neanche di avere. Merito di una canzone talmente sfacciata da sembrare grezza, scritta nel lontano 2016, quando metà di loro aveva ancora quindici anni, e trasformata dalla ballad che era in un brano rock.

Infine, l’Eurovision. Quella vetrina che si apre nel mese di maggio, e che l’Italia non vinceva da più di trent’anni. I pronostici li davano per favoriti, gli scommettitori puntavano su di loro, e le interviste condotte in un degno inglese, qualità rara tra gli artisti italiani, hanno riempito di orgoglio anche chi è patriottico solo per la Nazionale di calcio. Facile dimenticarsi la loro età quando li vedi sul palco, professionisti che si divertono, sicuri di sé come se lo facessero da una vita. Eppure la vedi tutta, quell’età giovanissima, quando scoppiano in lacrime davanti alla classifica che li proclama vincitori. Chi li ha accusati di aver fatto uso di cocaina, arrivando perfino al Ministro degli Esteri francese, è stato smentito in men che non si dica, con buona pace di tutti i francesi e dei fautori della triade inscindibile: sesso, droga e rock’n’roll.

Ad oggi, quella band che si è formata tra i banchi di scuola di un liceo di Roma, ha due album su tre nella top10 dei più ascoltati al mondo su Spotify. “Zitti e buoni” è diventato ufficialmente il brano italiano con più stream di sempre in 24 ore. Una cover pubblicata quattro anni fa è al primo posto nella classifica mondiale dei singoli più riprodotti. Sono riusciti, dopo trent’anni, a riportare un artista italiano nelle classifiche britanniche, e a posizionare al quinto posto, risultato senza precedenti, un loro brano in inglese che non è neanche un singolo.

E mentre tutto questo accadeva, quei quattro ragazzi giravano l’Europa incontrando i fan dei paesi più disparati. Hanno firmato dischi, magliette, bandiere arcobaleno, senza nascondere la sorpresa ogni volta che la gente li acclamava, e concedendo una foto ad ogni persona che lo chiedeva. Non hanno perso la genuinità dei loro vent’anni, e la riconoscenza che hanno sempre dimostrato. E non hanno perso il loro coraggio di esporsi, e combattere per quei valori che vengono calpestati.

Qualcuno, ad X Factor, li aveva definiti arroganti, destinati a sparire entro pochi mesi. Certo, i risultati attuali sono la cresta di un’onda che nessuno poteva immaginare. Non sarà facile rimanere, in un mercato musicale dominato dal pop commerciale. Ma è bello poter credere in una bella storia. Una storia che ti insegna che sognare non è sbagliato, anche quando la strada è tutta in salita, anche quanto il traguardo sembra lontano anni luce, anche quando tutti ti dicono che non ce la farai. Devi crederci, avere fiducia, impegnarti, dare tutto te stesso, cogliere ogni occasione, e se un ostacolo blocca il tuo percorso trovare il modo di superarlo, perché il futuro è soltanto nelle tue mani.

Ecco, in tanti si chiedono cosa ci trovi la gente nei Maneskin. Io ci vedo questo. La storia di un sogno che si sta realizzando, un passo alla volta, con l’aiuto di chi in loro ci ha creduto da sempre. Sono la voce di una generazione che ha bisogno di questo, di un apripista, di qualcuno che parli per noi, e che riesca a farsi ascoltare. Teatro d’ira, quello che stiamo vivendo un po’ tutti. Con l’incazzato desiderio di cambiare le cose, stanchi dei giudizi vuoti per la colpa d’esser giovani, accusati di tutto come un capro espiatorio, e consapevoli, finalmente, che se non ci arrendiamo, un modo per farci ascoltare lo troviamo.

Quindi ben vengano i Maneskin, che hanno fatto schizzare la domanda di trucchi da uomo. Ben vengano i Maneskin, dove i ragazzi possono indossare la gonna e la ragazza una cravatta. Ben vengano i Maneskin, che hanno difeso i diritti LGBT+ in un paese come la Polonia. Ben vengano i Maneskin, che più volte si sono esposti contro le discriminazioni delle donne. Ben vengano i Maneskin, che a vent’anni suonano davvero, e se chiedi loro a chi si ispirino tirano fuori i Led Zeppelin, David Bowie, Fleetwood Mac. Ben vengano i Maneskin, che scelgono di registrare l’album in presa diretta per renderlo simile a un concerto dal vivo. Ben vengano i Maneskin, che dividono, fanno discutere, fanno pensare.

Inutili i paragoni con gli anni dei vinili, dei Beatles e dei Pink Floyd. Lasciateci il nostro presente, e quegli anni continueranno a vivere per sempre.

18 pensieri su “Ma che ci trovate in quelli? Noi c’avevamo i Led Zeppelin!

  1. Io ci vedo semplicemente che sono bravi.
    Le loro canzoni hanno musicalità ed armonia, aggressività e ritmo, non sono musicalmente banali ed i testi sono perfetti per descrivere il loro mondo e la realtà che li circonda.
    Il look non mi piace troppo, e nemmeno qualche loro eccesso, ma io li devo ascoltare e non uscirci insieme, per cui va benissimo così.

    • Ma infatti nella musica ognuno vede qualcosa di diverso, riflesso del mondo a cui appartiene e che magari tante volte cambia tra le generazioni. Poi ci sono i gusti, e quelli non si devono discutere 🙂

  2. Finalmente parole sensate dette in Italia che, detto fuori dai denti, non merita una band di questa portata. E devono ancora farne tante. E non vedo l’ora.
    Ho avuto anch’io i Led Zep, ho avuto Bowie (grande amore), ho avuto Madonna e Iggy Pop. E allora? Sta cosa che il passato è sempre meglio del presente e il presente viene guardato con un sopracciglio alzato, mi urta. Amo la musica ben fatta. Le belle voci. E la figaggine. Dove la troviamo una band italiana che incide musica in presa diretta, suona live e parla un inglese fluente senza problemi?
    Rode eh?

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