Troppe o poche

Le parole sono sempre troppe, o sempre troppo poche. Abbiamo tutti qualcosa da dire, la pretesa di avere ragione, e quella rabbia contro tutto e tutti che ci fa sbottare, ma facciamo fatica ad ascoltare, a mala pena ascoltiamo noi stessi. E’ un periodo strano, da tanto tempo. Sempre più estranei, sempre più lontani, sempre più tristi, con lo sguardo rivolto alla parete senza vederne i colori. E’ difficile non pensarci, e nel mentre si allontana la promessa di tornare a vivere, a sognare, a fare progetti per il futuro. Mancano parole felici, di quelle innocenti, ma siamo pieni di troppo rancore: disillusi ma sempre ad occhi chiusi. Sarà che parlano tutti, e tanti a sproposito, sarà che anche  un abbraccio in televisione ci ferisce, sarà che i sacrifici li abbiamo fatti, ma in fondo a cosa sono serviti? E di notte i pensieri corrono ad un mondo che volevamo cambiare, ma che oggi ricordiamo perfetto. Mancano le parole per descrivere quella vita, quei concerti sotto la pioggia, quelle foto di gruppo tutti vicini, quei viaggi decisi all’ultimo per sentirci liberi di nuovo. Era bello. Era. Come se avessimo paura che non potesse più ritornare. E per quella stessa paura distogliamo lo sguardo dalle vecchie foto, immagini di pochi mesi fa, senza riuscire ad ammettere che ci manca e che ci sentiamo in colpa per questo. Magari diciamo a noi stessi di metterle via, chiuderle in un cassetto finché il mondo non si aggiusterà. Ma ci avete fatto caso? Non ne parla più nessuno. Di viaggi, di musica dal vivo, di musei, di spettacoli teatrali, di lezioni in classe senza compromessi. Parole chiuse in un cassetto assieme ai ricordi, per difenderci dalla nostalgia. Poi c’è chi di parole ne ha fin troppe, come me, e sfoga i pensieri confusi sulla carta sperando che possano trovare un ordine, una spiegazione. Troppo arrabbiati con chi non ci può sentire, attaccati ad un cassetto aperto senza il coraggio di chiuderlo. Ma non c’è equilibrio, solo parole sospese nell’aria, allontanate dai sordi che non le vogliono sentire. Un inverno senza neve, e quelle lettere di ghiaccio nascoste tra le nuvole, a costruire frasi per raccontare il dolore silente, la paura celata. Sono le nostre, ma senza più padrone. Sono di tutti, e chissà se qualcuno avrà il coraggio di guardare il cielo, e riconoscersi in quei sentimenti appesi che un po’ ci uniscono, ma senza darlo a vedere. Perché le parole sono sempre troppe, o sempre troppo poche.

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