Urban strangers

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Io li vedo con scritto in faccia un enorme MAH, PECCATO CHE. Già, peccato che abbiano preso una lunga strada in salita. Gli Urban strangers, Gennaro e Alessio, cantanti, musicisti e un po’ produttori. Il progetto nasce nel 2012 a Somma Vesuviana, e il genere musicale che si propongono di seguire tende un po’ all’underground, al pop elettronico, ricercato pur nella loro semplicità. L’etichetta Casa Lavica Records fa pubblicare loro l’ep d’esordio intitolato appunto “Urban strangers”, anticipato dal singolo d’esordio “Empty bed”. Nel 2015 partecipano a X Factor, e arrivano in finale da super favoriti, adorati dal pubblico, dalla critica, premiati anche dalle vendite del singolo “Runaways”, disco di platino con oltre due milioni di visualizzazioni su YouTube. Ma non vincono, scatenando nel breve periodo violente polemiche, che aumentano l’attenzione mediatica e il clamore attorno al duo. Ripubblicano l’ep originale aggiungendo qualche brano, conquistano in breve il disco d’oro, e vengono premiati agli MTV Music Awards del 2016 come Best italian band. Sembrano esserci tutte le premesse per una carriera in ascesa, e sarebbe un bel risultato per una band dai tratti così internazionali. Ma forse commettono un errore, se così possiamo chiamarlo. Non hanno fretta, lavorano sulla propria identità artistica, curano suoni e arrangiammenti nel dettaglio, per fare uscire il nuovo album, “Detatchment”, impiegano quasi un annetto. E questo li penalizza, certo. Perchè esiste un’industria discografica che macina dischi e guadagni come se fosse un supermercato, e sono in pochi quelli che riescono a prendersi il proprio tempo, fare le cose a modo e a proprio gusto. In più vi è un’altra conseguenza della partecipazione al talent show di Sky: il contratto obbligatorio con la Sony Music, che non lascia di certo ai suoi artisti la stessa libertà creativa di un’etichetta indipendente. E arriviamo al 2018 e al mio enorme MAH. Esce il singolo “Non so”, che anticipa l’album “U.S.”, completamente in italiano. È vero, le sonorità non sono state stravolte, sperimentare fa sempre bene agli artisti, e in Italia la lingua madre non è certo l’inglese. Ma. Possibile che qualunque artista italiano si affacci al mondo discografico, debba arrivare al fatidico momento delle canzoni in italiano? È così proibito e improduttivo seguire la propria linea artistica, le proprie idee musicali, ambire a portare avanti un genere di nicchia, senza sentirsi dire la malefica frase: “Sei in Italia, dovresti cantare in italiano”. Da che mondo è mondo, in Italia si ascoltano da sempre anche artisti internazionali. E chi meriterebbe di provarci, di tentare con i propri mezzi di arrivare a quel mercato, tante volte viene stravolto prima di averci provato. Ed ecco il mio grande MAH, il mio rammarico per il duo che oggi è ben lontano dalle certificazioni Fimi, e che avrebbe meritato forse una strada diversa da poter percorrere.

16 pensieri su “Urban strangers

  1. li ricordo e… avevo ben chiara la loro fine.. da musicista so bene come vanno queste cose. Sui talent musicali non mi esprimo, meglio .. oggi sono in fase “no” 😄😄😄 buon pomeriggio 🙂

      • lo so, hai perfettamente ragione quando dici che intrattengono .. il problema (la colpa è mia me ne rendo conto) è che quando suoni da più di 20 anni con conservatorio alle spalle, canti.. e hai vissuto certe dinamiche Arghhhhh… ogni tanto lo stress ti prende.. Però dai.. passerà.. sono in fase aggressiva oggi.. lo stress prende anche me prima o poi 😀 comunque a me loro convinsero all’epoca.

  2. Li avevo seguiti con le mie figlie e a me – che certo sono di un’altra generazione – erano piaciuti tantissimo. Credo che ogni artista debba esprimersi secondo ciò che sente, seguendo il suo progetto; non è detto che questo paghi sempre, però meglio essere coerenti, avere tanta pazienza e insistere, prima o poi dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – saltare fuori la validità.

  3. Io temo ci sia una overdose di cantanti che escono dai talent, pensa a quanti hanno anche calcato palcoscenici importanti (per es Sanremo) e poi sono scomparsi completamente.
    Perché ogni anno ce ne sono di nuovi, e tu se non sei “produttivo” nell’immediato e non “fai colpo” vieni accantonato.
    Brutto, ma è così.
    Only the strongest will survive.

      • Vedi Penny, purtroppo io penso che non ci sia “spazio per tutti”.
        L’ascoltatore/trice ha le sue preferenze, può piacere una canzone, ma alla fine segue il/i cantanti preferiti, non puoi seguirli tutti. E molti piano piano vengo confinati, emarginati dall’ambiente musicale, talvolta non per mancanza di merito.

  4. Me li ricordavo e sono entrati nella lista, purtroppo, del “Chissà che fine hanno fatto”. Però devo ammettere che non sono male. Spero che possano farsi notare ancora di più. Buona fortuna a loro 💪

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