Ma parliamo un po’ di te… sei sparita!

Sì, me lo dico da sola. Anche se in fondo non sopporto questa frase fatta. Sparita… nell’era del 5G? Avresti potuto cercarmi tu. Ma alla fine mi cercano sempre le solite cinque persone, e a me va bene cosi.

Che ho fatto in questi giorni? Beh, innanzitutto ho spento i telegiornali. E credetemi, è stata una delle scelte migliori che io abbia fatto. E poi niente, mi sono dedicata allo studio, che in fondo è anche il mio lavoro. Di universitaria, s’intende. Noi non smettiamo mai, cambiassero anche i sette colori dell’arcobaleno, le lezioni passano e gli esami arrivano, puntuali come i corrieri di Amazon Prime. Ma al primo anno di magistrale si aggiungono i lavori di gruppo, i cosiddetti teamwork da scrivere nel curriculum, e non è stato facile portarli avanti a distanza, a suon di riunioni su Miceosoft Teams di tre o quattro ore. A volte penso di averli odiati. Io e la mia amica storica siamo state scaricate dal gruppo precedente, dopo un lavoro immane che ci è valso due 30 nel libretto. Sto ancora aspettando una motivazione, o almeno il coraggio di ammettere che le loro fossero soltanto scuse. So che non arriveranno mai. Cosi abbiamo trovato dei nuovi compagni, e ci siamo buttati sui nuovi teamwork.

Non è stato semplice. Già di per sè mettere sei cervelli attorno a un tavolo e farli dialogare è un’impresa complessa. Ma costringerli a farlo da un computer, con l’audio che si abbassa da solo, con il Wifi che prende poco, con il video che si blocca ogni minuto, ecco, questo è un livello superiore. È un po’ come il boss finale dei videogiochi. Se ce la fai, allora hai vinto tutto. Così ogni tanto mi sono dovuta mordere la lingua, ho dovuto aspettare che tutti dicessero la propria, ho dovuto ammettere di non aver sempre la verità in tasca, e che forse a volte avrei potuto ascoltare di più. E alla fine di tutto faccio fatica a dirmi brava, perché se alle cose ci tengo voglio dare tutta me stessa, e so di non averlo fatto davvero. Ma non sono competitiva, non voglio fare le cose per essere migliore degli altri, e forse è proprio questo che a volte mi fa sentire nel posto sbagliato. Un altro gruppo ha rubato una nostra idea, sfuggita per sbaglio ad una ragazza durante una videochiamata, e l’ha aggiunta a lavoro concluso, dopo averci promesso che non lo avrebbe fatto. Io non sono così, sono lontana anni luce dall’essere così. Un comportamento scorretto per cosa? Un voto in più? E’ davvero così tanto importante? Più delle persone che ti circondano? Più della fiducia che puoi meritare?

Ma con tutte le difficoltà del caso abbiamo portato a termine i tre lavori di gruppo, ne abbiamo presentati due, e uno ci è valso i complimenti dello staff di Alliance Française, un’associazione per cui abbiamo simulato una consulenza analizzando i dati di un questionario. Ribadisco: non è stato semplice. Come non lo è stato parlare davanti a tutti, seppur dietro un computer, con l’ansia di dover rispettare i tempi, con il timore che la connessione potesse saltare, e con la mia timidezza che sto cercando di nascondere in tasca. Sono contenta del lavoro che abbiamo fatto. Al di là di tutto, c’era un pezzetto di ognuno di noi in ciascuna di quelle slide. E so di aver trovato delle persone oneste, che se dicono qualcosa è perché lo pensano, e che non venderebbero sé stessi per avere un 30 sul libretto. A me basta soltanto questo.

In queste settimane ho trascorso fin troppo tempo davanti al computer. Magari avessi avuto scelta. Ma a telecamere spente a volte mi sono alzata, sono andata alla finestra, ignorando un computer che parlava da tutta la mattina, e ho visto la primavera. Quella stagione bellissima che sa di rinascita, e che ancora una volta dobbiamo guardare da lontano. Eppure ho ritrovato la pace. Nei colori brillanti, nei profumi vivi, nel cielo azzurro, nei battiti d’ali degli uccelli, ho ritrovato la forza di tornare alla scrivania. All’inizio della zona rossa ho deciso che mi sarei presa un’oretta al giorno per passeggiare. Niente di pericoloso o illegale, solo un avanti e indietro lungo la strada in cui abito, che si inerpica verso i colli tra gli alberi in fiore, e regala una vista su Bologna che toglie il fiato. Il silenzio di quelle passeggiate, l’aria pulita che si respira, è un angolo immacolato di un mondo che non c’è più. Uscire dal virtuale, dalle tinte fittizie dello schermo, dalle voci senza volto che parlano tre ore di fila, è come tornare a vivere. E so di essere fortunata ad avere quella vista a cinque minuti da casa, so che la meriterebbero in tanti, e che tanti altri nemmeno la noterebbero, ma forse qualcuno mi ha vista, seduta sul muretto con gli auricolari nelle orecchie, a guardare incantata l’orizzonte contando i tetti che sfioravano il cielo. E chi mi ha vista avrà pensato: cosa sta facendo? Mi ricordo di tutto quello che ho.

Questa è la mia vita oggi. Non è perfetta, forse non è nemmeno completa, ma sto cercando di lasciare ogni mattina il malumore nel letto. Ho degli obiettivi: passare gli esami, trovare il tirocinio da fare all’estero il prossimo anno, continuare a seguire il corso di inglese imparando tutto il possibile. E rispondere alle polemiche sul gruppo Whatsapp dell’università, quando qualcuno si improvvisa rettore e propone di darsi i voti da solo, di cambiare le date degli esami, di decidere cose che non gli competono. Dovessi essere l’unica a sbottare, ho intenzione di ricordarmi fino all’ultimo giorno prima della laurea che sono ancora una studentessa.

Ora non mi resta che studiare, iniziare a scrivere il Curriculum Vitae in inglese, e guardare avanti. Perché no, magari anche alle vacanze estive. Con le amiche sogniamo la Sicilia, e chissà se potremo andarci, ma per ora ci accontentiamo di scambiarci foto del mare, promettendoci di vederci appena ci sarà concesso.

Ah, e come dimenticare! Tutto questo tempo libero e queste serate a casa mi hanno permesso di dedicarmi alla lettura. Ho deciso di buttarmi sull’opera omnia di Nicholas Sparks, in lingua originale, e mi sono scoperta fan dei romanzi leggeri, delle storie d’amore complicate, e delle vicende raccontate in maniera semplice, ma che nascondono anche significati più profondi. In più ho finito due serie televisive italiane, evento storico per me, che di italiano avrò visto forse soltanto il Commissario Montalbano. Mina Settembre e Il commissario Ricciardi, due adattamenti dei romanzi di Maurizio De Giovanni, entrambi ambientati a Napoli, ma diversissimi nel loro genere. Mina Settembre è un’assistente sociale, alle prese con una storia d’amore difficile, con un mistero che avvolge il suo passato, e con le innumerevoli richieste d’aiuto che non riesce ad ignorare. Il commissario Ricciardi è ambientato negli anni Trenta, ha un ritmo molto pacato, e uno stile che in nessun giallo avevo mai trovato.

Quindi, ben venga la spensieratezza, anche se si tratta di un buon libro o una serie tv.

Ieri ho ascoltato il nuovo album dei Maneskin, la band vincitrice di Sanremo. Nei loro vent’anni rivedo i miei ventidue, nel loro “Teatro d’ira” sento il grido di una generazione, e sono contenta che qualcuno abbia trovato il coraggio di farsi ascoltare. Probabilmente qualcuno non li capirà. E sarà chi si è dimenticato come sia avere vent’anni, la voglia di prendere il mondo in mano, e la paura di farlo scivolare.

Però lei sa la verità
Non è per tutti andare avanti
Con il cuore che è diviso in due metà
È freddo già
È una bambina però sente
Come un peso e prima o poi si spezzerà
E la gente dirà non vale niente
Non riesce neanche a uscire da una misera porta
Ma un giorno, una volta lei ci riuscirà

(Maneskin – Coraline)

17 pensieri su “Ma parliamo un po’ di te… sei sparita!

  1. cito: “ho spento i telegiornali”
    magari potessi farlo anch’io…
    complimenti per il lavoro simulato di Alliance Française, so che non è facile ottenere riconoscimenti di questo tipo
    per il resto… piacerebbe anche a me riuscire a leggere in lingua originale mi consigli Sparks? Dici che è uno stile semplice anche per me che non lo so benissimo l’inglese?
    Buona serata

    • Grazie mille! Ti dirò, non solo i telegiornali, ma anche qualunque app di notizie. Per quanto riguarda Sparks, secondo me si legge bene, le storie sono spesso d’amore ma non sono banali, e lo stile di scrittura non è troppo complicato. Io poi lo leggo da Kindle quindi per qualunque dubbio cerco sul dizionario 🙂

      • di Sparks ho letto molti libri ma sempre in italiano. Ecco perché questo tuo accenno ai suoi libri, alla sua scrittura semplice mi ha acceso la voglia… con il kindle? Ottima idea… sarebbe un buon esercizio per imparare meglio l’inglese facendo qualcosa che amo: lettere!

        per quanto riguarda le notizie… almeno un telegiornale al giorno me tocca! 😔che tristezza… a volte sembra facciano a gara per dare la notizia più brutta…

      • Assolutamente, io lo trovo molto utile!
        Sì lasciamo perdere… ci sono stati giorni in cui davvero non è stata data una notizia positiva che fosse una.

      • grazie del consiglio, ci proverò!

        Sarebbe utile anche il consiglio di spegnere i tg, ma mio marito non sarebbe d’accordo… Pensa che io a volte non ascolto, ma poi chiedo a lui: novità? Dette da lui sembrano meno brutte!

      • sì infatti e soprattutto non vedo quelle terribili immagini… che poi rivedo durante il giorno e la notte e mi tormentano…
        un po’ come una brutta notizia, detta da un amico, sembra meno brutta! Ti capita mai?

      • È vero, perché te la dice una voce familiare, che sa anche cosa omettere quando non è necessario. I telegiornali hanno lo stesso tono freddo nell’annunciare qualunque notizia

  2. Puoi essere contenta del fatto che il tuo impegno sia stato premiato. Poi ci sono anche le delusioni, inevitabili, causate da certe persone arriviste e poco scrupolose. E nella vita ne incontrerai ancora tante.
    In bocca al lupo per i tuoi studi e per i tuoi sogni. 🙂

  3. Accipicchia: alla fine fai un sacco di attività!
    La mia vita in confronto è molto più triste e grigia: casa-lavoro e poco più.

    Mian Settembre: ero a Napoli mentre lo registravano, ho incontrato la troupe, ma non la bella Serena Rossi.

  4. Che bello l’ottimismo!
    E’ il sale della vita…tunnel buio e poi luce.
    Si passano alcuni momenti no ma poi la vita prende il sopravvento e tutto si colora, anche il tunnel.
    Voi giovani avete le forze per farlo. Usatele.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.