Cavolo, se fai rumore…

Ci pensate che ormai è trascorso un anno? Un anno da quel sabato sera in cui Diodato vinse Sanremo. Un anno da quel Festival che abbiamo ricordato per mesi, un anno da quando Morgan modificò il testo per insultare Bugo, un anno da quando Piero Pelù rubò la borsetta alla signora del pubblico, un anno dagli sketch di Fiorello e dai costumi di Achille Lauro. Un anno da quando ascoltammo “Fai rumore”, senza sapere che avrebbe pervaso un’Arena di Verona vuota, nell’anno più duro e surreale che potessimo immaginare.

Ieri sera è cominciato il Festival di Sanremo 2021. Le poltrone vuote, il teatro deserto, l’orchestra distanziata, i fiori portati in un carrello, le buste che non si possono toccare… E’ stato un colpo al cuore. A sentire Diodato, un anno dopo, tutti abbiamo ricordato quei giorni febbraio, cosa stessimo facendo, se ci stessimo godendo la vita. Mica lo sapevamo, che sarebbe arrivata una pandemia. I miei genitori erano in vacanza, per un weekend nelle Marche. Io ero a casa, a guardare la finale con la mia migliore amica, mangiando i salatini cucinati da noi. Ho chiuso gli occhi e mi è sembrato di tornare là, a quella sera di febbraio in cui ci si poteva abbracciare, e sul divano parlavamo di viaggi, di concerti a cui andare, di progetti da realizzare. Ho chiuso gli occhi e Diodato mi ha riportato a un mondo che non c’è più, in un tempo che è finito da un pezzo. Fiorello lo ha ricordato così: “L‘ultimo momento felice prima della pandemia“. Mi sono venuti i brividi, perché non sarà stato l’ultimo, ma di certo uno dei più recenti a cui possiamo pensare. Io, che non avevo mai visto in diretta la finale di Sanremo, ho trascorso il mio ultimo pigiama party ad aspettare l’annuncio del vincitore. E’ un ricordo felice, e se solo potessi tornare indietro, rivivrei tutto esattamente così.

Forse aveva ragione chi diceva che quel Festival non si sarebbe potuto eguagliare. Una missione impossibile, perché oggi è cambiato tutto, e manca qualcosa di fondamentale su quel palco, tra le poltrone, sui nostri divani di casa: la spensieratezza. Quelle canzoni che si susseguono ci scivolano addosso, ma la nostra mente è ferma a Diodato, che un anno fa sollevava il trofeo del vincitore, ed oggi è per noi il simbolo di quella vita felice che vorremmo potesse ritornare. Fa troppo rumore, e probabilmente non siamo ancora pronti a lasciarlo andare.

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