L’anno nero degli artisti emergenti che avevo scoperto

Il 2020 è stato un annus horribilis sotto tanti punti di vista. Pandemie, crisi economiche, disastri ambientali, insetti giganti e via dicendo. Insomma, lo sappiamo. Ma tra i motivi per cui vorrei cancellare i dodici mesi passati ve n’è uno di cui non ho ancora parlato: lo scioglimento di ben tre gruppi musicali emergenti che seguivo da un po’. Come ribadisco ogni volta, io sono soltanto un’appassionata, non sono una critica e nemmeno un’esperta conoscitrice. Forse è anche per questo che mi faccio coinvolgere dalle ricerche di nuove promesse della musica, o di artisti di nicchia che potrei conoscere solo io e qualche loro amico. Solo che a volte i progetti cambiano, le amicizie finiscono. Il 2020, con le sue distanze forzate e le fredde videochiamate, ha fatto implodere anche i rapporti che sembravano destinati a durare per sempre. E’ la riprova di quanto la musica fatta insieme sia anche frutto di compromessi, ma non è sempre facile trovare il giusto equilibrio, un dialogo sincero, la sintonia per creare qualcosa che rappresenti tutti, e non soltanto una personalità tra le tante.

Non parlerò di scioglimenti memorabili, come fu per i Beatles, gli Oasis, le Spice Girls e tanti altri. Parlerò di scioglimenti passati sotto silenzio, come la normale evoluzione di quegli artisti che stanno ancora cercando se stessi.

SEAWARDS – UN PROGETTO DA SOLISTA

Il primo duo che ha scelto di separarsi ha avuto vita breve, e alle spalle una storia travagliata che forse è stata difficile da digerire. I Seawards nascono nel 2015 dall’unione di Giulia e Francesco, cantante lei e chitarrista lui, amanti di un synth pop delicato, dai colori soffusi, lontanissimi dalla musica commerciale e dalle hit da guadagno. Nel 2017 pubblicano il loro primo EP, e nel 2018 aprono due concerti dei The Script in Italia, per poi realizzare un vero e proprio album nello stesso anno. Quindi decidono di partecipare a X Factor, e qui avviene la prima rottura: Francesco lascia i Seawards a metà percorso, e il perfetto sostituto viene scelto con il nome di Loris. Non si potevano fare paragoni, Loris era un chitarrista di professione, che teneva il palco con grinta e sapeva suonare davvero. Non aveva bisogno di altri strumenti intorno, gli bastava una chitarra acustica e lo spazio per potersi esibire, la voce morbida di Giulia e l’atmosfera sospesa dei loro brani. Tra loro c’era sintonia, ma l’unione forzata a lungo andare può essere un peso, e il ricordo di quell’unico album pubblicato insieme a Francesco, rimasto senza uno dei due autori e padroni, è diventato motivo di tristezza nel guardare al passato. Così a novembre Giulia ha annunciato la fine dei Seawards, e l’inizio della sua carriera da solista. Lo ha fatto con parole piene di riconoscenza per Loris, di orgoglio per tutta la strada percorsa, e senza negare i momenti più difficili e le ferite che hanno portato alla sua scelta. Contestualmente ha pubblicato un singolo, completamente in italiano, più vicino al pop commerciale e alle produzioni intelligenti dell’industria discografica. Per carità, tutto di guadagnato se saranno entrambi più felici. Chi sono io per protestare? Ma resta l’amarezza di vedere un progetto già avviato finire, e un album dai tratti internazionali senza più alcun padrone, disperso nei meandri di Spotify.

SEVESO CASINO PALACE – UN MALCONTENTO NASCOSTO (ne avevo parlato qui)

Da amante del rock e costantemente alla ricerca di artisti giovani che siano capaci di farlo, ero rimasta colpita da questa band milanese. Dopo un po’ di anni di gavetta e concerti nei locali, un paio di singoli in inglese, e un’esibizione all’Expo, i Seveso Casino Palace sono approdati a X Factor, guadagnandone in visibilità. Dopo questa esperienza hanno pubblicato il primo singolo in italiano, e sembrava davvero l’inizio di un progetto dal brillante futuro, ma non è riuscito a proseguire. Chissà, forse a causa di un mancato equilibrio, forse per l’assenza di un punto di incontro. L’anima del gruppo era Silvia. Ciò che lo rendeva particolare era Silvia, con quella voce graffiata e quel timbro quasi adulto. Perfino l’energia che traspariva dalle loro canzoni sembrava essere di Silvia. Ma lei e la band viaggiavano ormai su due binari paralleli. “E’ giusto che quando non si riesce più a lavorare insieme e ad avere un rapporto sano ci si separi augurandosi il meglio“, si legge in uno degli ultimi post su Instagram pubblicati dal gruppo. Silvia ha realizzato un singolo poco dopo, e la spiegazione sta tutta lì. Il rock non la rappresentava, o per lo meno non più. Non era la strada che voleva percorrere, non era il genere che voleva cantare, e allora in fondo è davvero giusto così. Il brano è assolutamente pop, e la sua voce ha nascosto il timbro graffiato in favore di un tono più pulito, morbido, delicato. I Seveso Casino Palace non sarebbero mai potuti diventare questo. Pop. Dispiace che i rapporti non siano più quelli di prima, che la stima reciproca si sia persa dietro gli unfollow sui social, perché crescere insieme sin dal lontano 2013 non è qualcosa che si può cancellare così. Ma i Seveso Casino Palace continueranno senza Silvia. (Sperando non facciano la fine dei The Giornalisti, che avrebbero dovuto continuare anche senza Tommaso Paradiso).

HANNIE – UNO SCIOGLIMENTO SOTTO SILENZIO (ne avevo parlato qui)

Ci spostiamo nel Regno Unito, dove due ragazze, compagne di università, nel 2017 iniziano a pubblicare per gioco un paio di video su Instagram. Sono loro che suonano, e sfruttano i programmi di live looping per mettere insieme tastiere, chitarre, basso e percussioni in un solo minuto di esibizione, per creare basi ad effetto o cover strumentali di hit famose. In breve tempo quel gioco diventa un business, i social media offrono loro un reddito, e si fa strada l’idea di cominciare a pubblicare anche qualche canzone. Nessuna delle due canta, così il lavoro di produzione finisce nascosto sotto le voci altrui, prese in prestito per amicizia o per una passione comune. Quel business diventa il loro lavoro. Suonano insieme agli Eurythmics, al concerto evento che li ha riuniti dopo anni. Viaggiano a Los Angeles più volte. Vivono insieme a Londra, in quella città che gli artisti emergenti sognano, e di cui il mercato discografico è una parte fondamentale di storia. Ma Annie è inglese, Hannah è tedesca. Il 2020 arriva come un meteorite a dividere le loro strade, prima con il lockdown e il blocco dei voli, poi con la brexit e le regole a punti per l’immigrazione. Da due stati diversi, entrambe continuano a pubblicare sui propri profili social, Annie apre un nuovo canale Youtube, e l’uscita dell’ultimo singolo realizzato insieme passa sotto silenzio, pubblicizzato solo da Hannah e subito archiviato. Piccoli segnali di rottura, ma senza risposte chiare è difficile darsi una spiegazione. Più avanti interviene Annie a chiarire le cose: per adesso vogliono intraprendere strade diverse. Hannah si sta dedicando alla produzione, Annie sta lavorando ad un EP interamente suo. Ciò non spiega il perché abbiano smesso di seguirsi sui social, ma in fondo non è una scelta dei curiosi stabilire cosa raccontare.

Ebbene, se il 2020 poteva essere peggio delle aspettative così è stato. Non si è salvato nemmeno il mondo degli artisti emergenti. Sapevamo che sarebbe stato difficile, che fare musica a distanza non è la stessa cosa, e che tutto quel tempo libero per pensare avrebbe aperto gli occhi a tanti. E’ successo davvero, e non possiamo che augurare il meglio a tutti quelli che nel 2020 hanno trovato il coraggio di inseguire davvero i propri sogni. Se solo questo non rovinasse anche i rapporti tra le persone, sarebbe tutto perfetto.

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