Di palo in frasca sulle disuguaglianze di genere

Mia mamma vede pochi programmi tv fino a tardi, e uno di questi è C’è posta per te. In onda ogni sabato sera invernale, è un appuntamento che il coprifuoco non mi permette di perdermi. Da due settimane a questa parte vado a dormire incazzata per quello che ho dovuto sentire. Io non lo so se sia tutto finto, se ci sia un copione, e sinceramente non mi interessa nemmeno, perché conta quello che viene raccontato.

Mariti padroni e donne sottomesse. Uomini che impediscono alle mogli di lavorare, di uscire da sole, di vedere le amiche, di avere un profilo su Instagram. Uomini gelosi delle figlie. Uomini che non fanno uscire le figlie femmine di sera, nemmeno a Capodanno, ma i figli maschi sì. Uomini che non accettano i fidanzati delle figlie femmine, ma le fidanzate dei figli maschi sì. Uomini che controllano i cellulari delle mogli. Uomini che tornano a casa e si fanno cucinare la cena, lavare i piedi, stirare i vestiti.

È uno spaccato aberrante di un paese che è ben lontano dall’aver raggiunto la parità di genere. E sapete qual è la cosa peggiore? Che il pubblico ride. Maria De Filippi addirittura ci scherza. E la questione non viene nemmeno affrontata, come se fosse normale, come se non fosse più lecito stupirsi di queste mentalità medievali. Ma mi fa ribrezzo, da donna, pensare che ci sia ancora così tanto per cui lottare. Non è nemmeno scontato avere diritto ad un lavoro. Non tutte possono buttare la spazzatura da sole. E quelle donne se ne stanno lì, accanto ai loro mariti, con la testa bassa, e prima di parlare cercano il loro sguardo per avere il permesso. Alcune hanno timore, altre si accontentano così, altre ancora sono convinte che non esistano alternative. Quelle che finalmente lasciano i mariti padroni si ritrovano i figli contro, arrabbiati perché la mamma ha rovinato la famiglia. Uno di loro ha raccontato di aver picchiato il nuovo compagno della madre. E il pubblico ugualmente ride. Maria De Filippi ugualmente ci scherza.

Non è nemmeno così strano se penso che una mia cara amica calabrese, quando torna a casa per le vacanze, deve fare le lavatrici per il padre e per il fratello più grande di lei. Considerata dalla sua stessa famiglia come la donna di casa, lei si sente in dovere di aiutare la madre, mentre il fratello quasi trentenne non si stira nemmeno una camicia. E’ una cultura che non posso contestare, perché per lei è normale così. Le donne si occupano della casa mentre gli uomini lavorano, e quando finiscono di lavorare si siedono sul divano a guardare. Forse non sanno nemmeno come funzioni effettivamente una lavatrice.

Tutto questo mi ha fatto tornare alla mente un manuale di Comportamento organizzativo, che ho dovuto studiare per un esame universitario. Il secondo capitolo affrontava il tema della disuguaglianza tra uomo e donna sul lavoro.

“Aiutare le donne”. Perché da sole non possono farcela. Lo so che le intenzioni sono buone, che forse davvero è necessario un aiuto, ma non riesco a convincermi che sia ancora così difficile pretendere l’uguaglianza.

Sotto erano elencati sette motivi per spiegare le differenze salariali e degli avanzi di carriera.

Le donne si occupano della casa e della famiglia. Le donne hanno più esigenze familiari. Le donne hanno meno capitale sociale e meno relazioni personali.

Inutile dire che ho buttato il libro nella differenziata (raccolta carta) appena ho passato l’esame.

Lo so che in tante famiglie funziona ancora tutto così. Lo so che statisticamente potrebbe essere vero. Ma sono avvilita. Posso? Perché dopo anni di lotta per l’emancipazione, la visione stereotipata della donna non è cambiata di una virgola. Casalinga, o se non è casalinga allora lavora part-time, o se non lavora part-time allora prende molti permessi. Tutto ciò viene messo per iscritto, studiato su dei manuali universitari, preteso come conoscenza ad un esame. Viene fatto studiare a delle donne, che stanno rincorrendo una laurea sapendo che il difficile verrà dopo. Ma che speranza possiamo avere? Se queste sono le premesse, come si può pretendere che le cose possano cambiare?

È vero, sono stati fatti tanti progressi. Pensare che un tempo non potevamo nemmeno votare… Ma non siamo arrivati al traguardo finale. Siamo lontanissimi dal traguardo finale. E non si tratta di far approvare una legge o modificare la carta dei diritti, è una questione di mentalità. Finché non cambierà quella, finché si penserà che sia la donna a dover rinunciare alla carriera, davanti a noi troveremo soltanto strade sbarrate.

Così tutto questo mi ha fatto ricordare di una testimonianza letta su Linkedin.

Arrivo a chiedermi se alla fine non siamo strane noi, che vorremmo solo essere viste come donne oltre che madri, mogli o fidanzate. Siamo strane noi, che vorremmo vivere con dignità, e non all’ombra degli uomini che abbiamo accanto? Ci sono realtà, là fuori, che molti fingono di non vedere, vantando progressi che non possono essere sufficienti. Non ci si può accontentare. Non è giusto. E lo so che non è facile, specie in un momento storico di declino, in un periodo in cui molti sono diventati più egoisti, più intolleranti, più cattivi. Lo so che non si può cambiare il modo di pensare in un giorno solo. Ma vorrei solo che non si nascondesse il problema sotto la sabbia, tra le firme degli autori di un manuale, o dietro una risata in televisione. Non è così che si affrontano le cose. E chi non vede le alternative, quelle donne che si accontentano o credono che niente possa cambiare, sono le prime per cui dovremmo tutte alzarci in piedi e dire basta. Non è mica facile spiegare loro che altrove una donna può uscire da sola, può viaggiare per lavoro, può assumere una babysitter o una donna delle pulizie, può vedere le amiche la sera. Se hai sempre vissuto in un certo modo, se hai sempre pensato in un certo modo, è difficile trovare il coraggio di cambiare.

So che questo tema meriterebbe più tempo, più parole, forse addirittura più libri. Ma le mie sono soltanto umili riflessioni, magari anche un po’ sconnesse, su un problema che da donna sento tanto vicino. Vorrei solo che non dovesse essere così.

14 pensieri su “Di palo in frasca sulle disuguaglianze di genere

  1. Asp….prima di tutto di peggio c’è “Uomini e Donne” 😂😂😂 … cmq molte storie sono fatte a tavolino sicuramente. Tornando seri purtroppo è tutto tristemente vero ciò che hai descritto. Purtroppo bisogna lottare per far prevalere i propri diritti. Non si smetterà mai fin quando ci sarà nel DNA la parola maledetta “genere” perchè ciò che hai descritto si applica anche per i “diversi” e intendo una varietà infinita di persone che hanno tendenze, gusti, colore della pelle o purtroppo portatori di handicap che si possono racchiudere in questa sola parola. Per eliminare questo atteggiamento negativo dal DNA occorre tempo, l’evoluzione della specie umana.

    • Uomini e donne per me non è neanche definibile programma tv 😂 hai ragione, e ti dirò che nel libro di comportamento organizzativo si è parlato anche di “diversità etnica”, facendo una classificazione della personalità degli anglosassoni, europei, etc. Certe cose non le capisco, ma non si può arrivare alla conclusione che ognuno è diverso a modo suo? Mah, ne abbiamo di strada da fare

      • Ci arriveremo. Anzi, siamo già in cammino e chi non parte e si schioda sradicando le proprie certezze a favore del dubbio su cosa sia essere Donne e Uomini, resterà fuori…e comunque a me Uomini e Donne mi fa morire dal ridere 😂😂😂😂😂😂…uomini e donne che si sottomettono ai giudizi di Sperti e Cipollari…ma si può essere così per un bricuolo di fama in tv ???? Questa è fameeeeeeee….😂😂😂😂

  2. E’ uno schifo, ma è anche tutto vero.
    La discriminazione è continua, spesso mascherata, ed i numeri parlano chiaro.
    A fine 2020 hanno perso il lavoro (dati ISTAT) 101mila lavoratori, di cui 99mila donne e solo 2mila uomini.

  3. Cara, la risposta è molto semplice: è il vostro turno di LOTTARE perchè queste realtà cambino. Noi lo abbiamo fatto negli anni ’70 con risultati straordinari, ma chiaramente minimi, insufficienti. Non c’è altro da fare. Certo, la grande differenza è che allora c’era molta solidarietà, oggi ne percepisco meno, ma io ormai sono fuori dai giochi, posso solo appoggiare

  4. Sorvolo sul programma…non vedo la tele.
    Personalmente non ho mai permesso a nessuno di vedermi solo come madre, moglie, sorella, figlia…mi è costato tanto, un lavoro che avrebbe fatto la mia fortuna economica, amici a cui tenevo, un fidanzato in cui credevo tanto…ma non ce l’ho fatta a farmi mettere i piedi in testa.
    Sono una moglie che non lavora ma mio marito mi ha sempre trattato al suo pari, anzi…forse anche di più, sono moglie per scelta, madre per convinzione, figlia rispettatissima…sono una donna.

    • Aggiungo una cosa, ho lavorato anni nella stessa azienda e mi chiamavano il maresciallo…tutti uomini io solo donna. Ancora oggi sono in contatto con loro, sempre massimo rispetto. Nella prima ditta in cui ho lavorato prima ho messo i puntini al posto giusto e poi me ne sono andata….

      • Dovresti essere d’esempio per tutte le donne che non credono possibile riuscirci, so che non sono tutte e forse nemmeno la maggioranza ma finché ci sarà anche solo una donna che continuerà a piegarsi al volere altrui, per me non avremo ancora cambiato del tutto le cose

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.