Riflessioni inesperte sulla finanza

Ho sempre pensato che il mondo della finanza fosse affascinante ma al tempo stesso spaventoso. Capace di creare e distruggere ricchezza, ma senza mai toccare quel denaro. Un mondo che non perdona, fatto di scommesse e probabilità, di titoli che sono dei numeri su uno schermo. Un mondo che in passato ha rovinato la vita di tante persone. Era il 2008 quando una delle più grandi bolle finanziarie è esplosa, gettando nella disperazione tutti coloro che quel giorno hanno visto i propri risparmi sparire. Da allora pensiamo di aver imparato la lezione, crediamo che una cosa del genere non possa più capitare. I PIIGS, gli stati che hanno rischiato il default per la crisi del debito pubblico, sono solo un ricordo. La crisi profonda in cui è sprofondato il mercato ci sembra lontana. Addirittura hanno prodotto una serie tv sulla finanza, “Diavoli“, che non è certo clemente o lusinghiera nei suoi confronti, ma non sembra ci sia niente di cui preoccuparsi davvero. Il mercato finanziario è lì, ogni giorno, puntualissimo all’apertura, mosso da mani invisibili sulle tastiere, e noi lo possiamo solo guardare. O almeno così credevamo.

Nelle ultime settimane qualcosa è cambiato. E quello che sta accadendo non è un dettaglio, non è la normalità, ed è stato così improvviso, tanto straordinario quanto preoccupante da osservare. Se n’è parlato molto, dell’andamento in borsa dei titoli di GameStop. Io non sono qui per tenere una lezione di finanza, non ne sarei in grado e non basterebbe un manuale, ma forse è proprio questo ad averci sempre tenuti lontani da quello che accade sugli schermi dei trader: non riusciamo a capirlo. Io stessa non lo avrei mai capito se non lo avessi studiato all’università. Poi un giorno ho dovuto spiegare a mio padre il temine shortare, vendere allo scoperto, che è esattamente ciò che sta muovendo i prezzi delle azioni di GameStop.

Immaginate il signor GameStop, possessore dei suoi titoli. Poi immaginate gli hedge fund, fondi di investimento privati, he sono pronti a scommettere sul fallimento del signor GameStop. Che cosa fanno? Si fanno prestare i titoli, con la promessa di restituirli in una data prestabilita. Loro sono convinti che il prezzo dei titoli scenderà, perché nessuno crede nel signor GameStop. Così vendono i titoli presi in prestito al loro prezzo corrente, immaginando di ricomprarli a un ipotetico prezzo più basso poco prima di doverli restituire. Loro ci guadagnano, il sognor GameStop ci perde.

Ma ora immaginate che un gruppo di persone, per lo più Millennials, si riunisca su un social network, Reddit, e decida di aiutare il signor GameStop. Quando gli hedge fund vendono le azioni, queste persone le comprano in massa, facendo salire drasticamente il prezzo. Gli hedge fund, che speravano di ricomprare le azioni solo una volta svalutate, sono costretti a riprendersele versando più di quanto abbiano stimato. Loro ci perdono, il signor GameStop e gli investitori anonimi ci guadagnano.

Ma quanto può andare avanti? Fin quando può reggere questo equilibrio? Quanto può essere tirato l’elastico prima che si spezzi? Ho il timore che prima o poi qualcuno si faccia male. Non ci è dato sapere chi, ma gli hedge fund già registrano ammanchi di liquidità di milioni, mentre i titoli di un’azienda destinata al fallimento vedono i prezzi schizzare alle stelle. E’ una guerra di trincea tra i colossi della finanza e i Millennials dei social network, una guerra dall’esito non scontato, un tiro alla fune tra generazioni che ha stravolto le regole del gioco. Nel 2008, anno della grande crisi, la partita ha riguardato le banche, gli intermediari, i grandi investitori, ma non i singoli. Loro non erano tra i giocatori, non avevano un ruolo, non potevano muovere la scacchiera. Oggi, invece, stanno combattendo una battaglia contro i fondi speculativi, facendosi beffe della tecnica finanziaria più abusata e pericolosa. Sembrano voler dire “Quel tempo è finito, le cose sono cambiate”. Forse nessuno pensava che sarebbe successo. Piccoli investitori, microscopiche formichine, che rompono gli equilibri del mercato azionario, e innescano effetti a spirale che rischiano di danneggiare tutti. Se n’è parlato tanto, ma forse ancora troppo poco. Non è un film, o una scommessa tra ragazzini. Ci sono in ballo milioni, si sta parlando di aziende, di risparmi privati, di famiglie che potrebbero perdere tutto. Da GameStop l’ondata di resistenza si è spostata sull’argento, facendo balzare il suo prezzo a vette che non si vedevano da tempo. Chi sarà il prossimo ? Chi sarà il primo a cedere? Si sta scherzando con il fuoco. E non lo so se tutto finirà in una bolla di sapone, perché la finanza la conosco poco, e previsioni non se ne possono fare. Ma ancora una volta siamo noi a guardare, mentre le mani invisibili sulle tastiere muovono il mondo, decidono sorti che non possiamo cambiare, esercitano un potere che non sappiamo destituire.

E’ affascinante, la finanza. Come tutto quello che vediamo da lontano. Affascinante e spaventosa, come un burattinaio dall’alto che non conosciamo.

11 pensieri su “Riflessioni inesperte sulla finanza

  1. Io non la capisco e non l’apprezzo, principalmente perché si tende ad attribuire un valore economico a qualcosa di troppo volatile e che è intrinsecamente inutile.

  2. È in gran parte il nondo dei mercati azionari/finanziari…li seguo da un pò di anni perchè mi appassionano dal punto di vista concettuale e matematico. Però non li concepisco moralmente. Nessuno può prevedere il giorno in cui accadrà il crollo di fondi d’investimento e di conseguenza una crisi ancora più profonda e grave rispetto a quella del 2008 però si sa che accadrà. Accadrà pure che tra le tante bolle speculative scoppi quella dei Bitcoin. Monete virtuali dove girano investimenti incalcolabili. Questa finanza doveva essere bandita dal 2008 ma invece non è accaduto. Le borse mondiali oramai sono tutte trascinate da aziende tecno e quasi tutte sono in rosso, come Tesla. Le aziende di beni di prima necessità arrancano per i danni provocati dal covid, insomma tutto è sovrastimato, mercati drogati che prima o poi scoppieranno. Ti occupi di finanza allora Penny ☺

  3. Trovo che non sia affatto difficile comprendere la finanza, e con un minimo di applicazione non ci sarebbero stati i disastri del 2008 (mutui subprime) nè le tante perdite economiche dei “poveri risparmiatori” vittime delle banche italiane. Lo so, sono severissima, e sono certa che in mezzo ci siano state persone in buona fede, ma l’ignoranza non è mai una giustificazione. Non c’è bisogno di una laurea per capire la prudenza o, meglio, rinunciare all’avidità.

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