Mother’s day – le mille forme dell’essere madre

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Chi ha detto che sia facile essere madre? Un film che lo spiega, tra un sorriso e una risata ogni tanto, senza pretese di insegnare o di divertire fino a piangere. Non è la classica commedia italiana di Checco Zalone, non ha battute sconce a sfondo sessuale, non ha scenette tragicomiche o tradimenti in atto, non ci sono inseguimenti, spionaggi, pazzie, dichiarazioni d’amore shakespeariane, nulla di tutto questo. Una storia di ordinaria follia, si potrebbe dire. Nove madri in cerca di comprendere il senso più profondo del proprio ruolo, in uno sfondo spesso ironico che accompagna l’intero processo. Ci sono madri e madri di madri, costruite a puntino con lo scopo di apparire uniche, efficaci, portatrici di un messaggio universale che potrebbe accomunare tante persone. C’è Sandy, divorziata e mamma di due figli maschi, che deve affrontare la presenza costante della nuova moglie del marito, e vedere i propri figli con gli zaini in spalla, mangiare i suoi biscotti e regalarle un biglietto per la sua festa. C’è Kristin, giovane neomamma, che ha paura di costruirsi una famiglia perché cresciuta da genitori adottivi, e che teme di conoscere quella donna che l’ha messa al mondo perché potrebbe deluderla. C’è Miranda, la mamma di Kristin, che si è nascosta per anni dietro la maschera della lavoratrice accanita, ma che ha un cuore grande, sofferente e innamorato della sua bambina. Ci sono Jesse e Gabi, figlie di due genitori ormai anziani ma ancorati ai propri ideali, apparentemente incapaci di accettare un marito indiano o una fidanzata omosessuale, ma che davanti ai nipotini vedono crollare il proprio impianto mentale. C’è Bradley, padre vedovo che sta imparando a vivere senza sua moglie, come un bambino che conosce un mondo nuovo per la prima volta. E’ tutto portato all’estremo, in un film che affronta in appena due ore i mille problemi che potrebbero affliggere una madre, le preoccupazioni, i sacrifici e le follie per i figli, il bene che non si riesce a confessare per orgoglio, i silenzi che logorano i rapporti, e che sono duri da spezzare quando non ci si guarda negli occhi. E’ un film che non fa ridere ma fa sorridere, un film che celebra la figura della mamma come piccola eroina del mondo, che rimane incastrata nel distributore automatico per comprare la merenda al figlio, che organizza una festa con i clown e i gonfiabili per far stare bene i propri bimbi, che costruisce un carro a forma di utero per festeggiare in città l’essere madre. Mamme che non si tirano mai indietro, ma che si sostengono a vicenda nelle complicazioni della vita, essenziali per i mariti e per i figli, anche quando un divorzio o una malattia le allontanano. Mamme insostituibili che a volte nessuno capisce, che corrono da una parte all’altra per la propria famiglia, che non chiedono nulla se non un bacio, un “Ti voglio bene” ogni tanto, un abbraccio prima di andare a scuola. Perché poi i figli crescono, a volte si commettono errori, altre volte si smette di capirsi, e per orgoglio o testardaggine si costruisce un muro nel mezzo del ponte senza parlarsi più. Ma se c’è una cosa veramente forte, indistruttibile, senza tempo, è l’amore che lega madre e figlio dal primo minuto di vita, dal primo abbraccio e dal primo scambio di sguardi, perché i loro cuori battono all’unisono, e quell’abbraccio e quello sguardo saranno sempre gli stessi all’infinito. Potranno passare anni, troppe battaglie, offese, abbandoni, anni perduti a seguire le proprie strade, eppure una madre e un figlio che si guardano negli occhi non potranno mai fraintendere l’amore che li lega, se aprono il proprio cuore. E’ un film che probabilmente non verrà ricordato negli anni o consigliato agli amici, un film che ti farà sorridere per due ore appena, e di cui ti resterà solo la sensazione di voler bene ai tuoi genitori. Ma ti fa capire quanto sia difficile a volte essere madri, quanto lo sia essere padri e quanto lo sia essere figli, Ad ognuno il proprio ruolo, ad ognuno le proprie difficoltà e le proprie preoccupazioni. Ma forse non servono i drammi lacrimevoli e gli attori da Oscar per rappresentare una famiglia vera, reale come i sentimenti messi in scena, forse non servono grandi spese e grandi scenografie per strappare un sorriso a tutti, madri, padri e figli seduti sul divano, a guardarsi come un film che sembra aver capito davvero tutto. E forse un bel messaggio c’è, dietro le strette risate che un poco mi sfuggono: una madre è colei che dona la vita, e non smette mai di farlo, fino all’ultimo respiro del proprio figlio.

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