Da soli

A volte mi sembra di vivere la vita di qualcun altro.

Rileggo quello che ho scritto gli anni passati, e mi sembra il romanzo di una vita che non mi appartiene più.

Mi mancano le persone, mi mancano gli abbracci che avevo appena imparato a dare, mi mancano le amicizie che avevo da poco imparato a costruire.

Il tempo non passa mai.

Studio, mi impegno, mi sforzo di sognare, e tutti mi dicono che la speranza sono io, che il futuro sarà mio.

Ma non mi sento così: sono un corpo coi desideri in un cassetto, con i propri doveri appesi al muro, con un sorriso finto davanti allo specchio.

Nel cuore ho i ricordi di una vita messa in stand-by.

Gli ultimi abbracci caldi, pieni d’amore.

Gli ultimi baci sulla guancia, senza paura.

È un cuore che a volte piange, perdendosi tra le foto di un album virtuale, o tra le pagine di quello vero che non ho più avuto il coraggio di aprire.

Non ci riesco.

Da sola, io non ci riesco.

Non ho buttato il palloncino dell’ultima festa di compleanno: è ancora lì, sul pavimento della mia camera, incapace di esplodere o di iniziare a sgonfiarsi.

È come me, che leggo pagine e pagine di libri che dovrei studiare, ma tra le righe vedo i viaggi che vorrei fare, le amiche che non posso vedere, i concerti a cui vorrei andare.

Leggo e mi chiedo che senso abbia sottolineare con la matita.

Non è questa la mia vita di prima, e non posso nemmeno chiedere di riaverla, fare qualcosa per recuperarla, perché non dipende da me.

È solo che… non pensavo che sarebbe stata così dura.

Non credevo che avrei dovuto aspettare così tanto.

Non ci riesco più.

Da sola, io non ci riesco più.

Non bastano voci lontane dentro un telefono, o promesse illusorie di vederci appena sarà possibile.

Ho comprato i regali di Natale per le mie amiche, e non so nemmeno se dovrò spedirli per posta.

Sono stanca di questo.

Di leggere notizie che sono ipotesi, e chiedermi quando qualcuno avrà il coraggio di dirlo: non stiamo vivendo più.

Questa non è vita, è andare avanti a tentoni in un mondo ferito, senza sapere se la strada porti altrove o sia soltanto un cerchio che si rincorre.

Nessuno lo dice.

Nessuno si tradisce.

Perchè si manca di rispetto a tante persone, perché razionalmente dovremmo essere dei privilegiati, perché non siamo in guerra e allora di che ci lamentiamo?

Ma una pacca sulla spalla non basta più.

Vorremmo solo l’abbraccio che ci è proibito, e le persone che sono lontane, dietro muri invisibili che non si possono sfondare.

Vorremmo vivere con il cuore, e invece il cuore è rimasto là, ai primi giorni di marzo, a raccogliere gli anni di una storia rimasta in sospeso.

E come una bambina io chiedo al vento di ricominciare a raccontarla.

Da sola?

No, da sola non ce la faccio.

21 pensieri su “Da soli

  1. Capita di sentirsi soli. La solitudine è la peggior cosa che esista a parer mio ma, se può esserti d’aiuto, credo che nessuno sia poi veramente così “solo” come crede in quei momenti in cui sembra essere tutto troppo buio per vederci qualcosa ♡ 🙂

    • No certo, è vero, ma queste lontananze iniziano a pesare.. abito in un comune diverso da quello delle persone a cui voglio bene, e una chiamata non può sostituire i momenti che si sarebbero potuti vivere – in sicurezza – insieme

  2. Era tema del discorso che una mia parente, molto più anziana di me, mi faceva ieri al telefono.
    Le pesava questa solitudine obbligata, coatta, e mi chiedeva come potessi io essere serena nonostante tutto, con mia figlia lontana, mentre lei, a sera, rientra la figlia, il genero, i nipoti e può parlare loro, ascoltarli…per me è diverso: dieci anni di orfanotrofio, quindici anni di lavoro negli alberghi, sempre in mezzo alla gente, poi la famiglia da accudire…beh, il non essere obbligata ad uscire ora, il silenzio delle mie giornate, la libertà di poter badare solo a me stessa: lo trovo impagabile.

      • Ovvio che se fossi giovane, come lo sei tu, la solitudine, soprattutto se obbligata, forse mi peserebbe. Dipende anche dal carattere, credo, chi è più “sociale”, chi ama stare in compagnia, avere rapporti umani a contatto con gli altri, soffre questo momento più di persone come me. Una mia amica carissima, vecchia compagna di scuola, abituata a una vita sociale intensa, in questo periodo ha dato di matto ed è stata ricoverata in casa di cura per tre mesi. Ora è a casa, ma è peggio di prima. Ci sentiamo al telefono e mi sento inutile perché non riesco ad aiutarla.

      • Cavolo, queste cose sono sempre durissime da leggere… non credo sia tanto l’avere una vita sociale intensa, piuttosto il valore che le si dà. Anche quelle – magari poche – uscite rappresentavano qualcosa di speciale e quindi se ne sente la mancanza

  3. Cara Penny, è molto dura per tutti. Capisco che il “mal comune mezzo gaudio” sia una delle affermazioni più irritanti che si possano ascoltare, ma che vuoi fare? Guarda gli aiuti che arrivano dalla tecnologia, cerca qualcosa di appassionante e approfondiscilo (come se le passioni si comprassero …). Insomma siamo tutti soli e distanti, ma almeno diamoci la mano qui

  4. Beata te che hai questo problema per le restrizioni Covid. Io sono 42 anni che vivo una vita non mia, e da 22 in un corpo non mio. Come dire, il peggio non è mai morto. Mi ricordo che mia madre raccontava sempre una specie di parabola di un tizio che, la notte di Natale, era solo in casa e non aveva altro da mangiare che delle fusaie. Mangiava – lamentandosi sommessamente della propria sorte – e buttava le bucce fuori. Poi si affaccia e vede un tizio infreddolito che mangiava, all’addiaccio, le cocce di fusaia che lui aveva buttato. Goditi il fatto di stare bene, di avere amici da sentire al telefono, via internet e a cui spedire i regali. La vita è anche questa.

  5. “Questa non è vita, è andare avanti a tentoni in un mondo ferito, senza sapere se la strada porti altrove o sia soltanto un cerchio che si rincorre.
    Nessuno lo dice.”

    LO DICO IO!!! Che ho 46 anni e penso che se fosse successo quando ero nell’adolescenza, sarei impazzito del tutto.

    Perchè si manca di rispetto a tante persone, perché razionalmente dovremmo essere dei privilegiati, perché non siamo in guerra e allora di che ci lamentiamo?”
    CERTO! Con questa risposta si riesce a zittire chiunque si lamenti di non poter dar sfogo al suo desiderio di… frivolezze.

    C’è gente che sta morendo, ma pure io un giorno morirò e vorrei ,nel frattempo, vivere anzichè passare le mie giornate come se avessi anticipato quel giorno.
    Chi viene messo in prigione (privazione della libertà) per errore giudiziario, viene risarcito. Ma chi mi ridà i miei anni gettati al vento?
    STIAMO EVITANDO DI VIVERE, PER PAURA DELLA MORTE.

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