Quel palloncino

Per adesso mi è rimasto solo quel palloncino. Scandirà il tempo prima che possiamo vederci di nuovo, ma io aspetterò che si sgonfi, e mi aggrapperò ai ricordi più forte di prima. La nebbia autunnale mi riporta all’estate, ai nostri picnic in collina, alle nostre vacanze al mare, alla nostra illusione che il mondo potesse aggiustarsi da solo.

Io ho bisogno di voi. Ho bisogno di abbracciarvi, di ridere, di stare insieme, di parlare di niente attorno a un tavolo, perché anche voi siete la mia famiglia, e per la seconda volta dovremo stare lontane. Voi ci scherzate, sul fatto che sono nata nel Comune sbagliato, ma vorrei tanto poter demolire i confini che ci separano, sradicare i cartelli e raggiungervi domani. Sono egoista se vi dico che faccio fatica?

Abbiamo fatto in tempo a festeggiare i nostri compleanni, forse per un colpo di fortuna, forse per una strana coincidenza. Il mio, al ristorante, e l’ultimo per colazione, con i pancake e una crostata, i palloncini sparsi per il salotto, e il cane che li rincorreva facendoli scoppiare. E’ stato l’ultimo giorno prima di entrare in zona arancione, prima di essere richiusa nel mio Comune, allontanata a forza da quelle amiche che possono ancora vedersi.

Abbracciarsi, portarsi a casa il ricordo di quel calore, chiudere gli occhi sulle vostre spalle e pensare che in fondo non si potrebbe fare. Sarà stato un errore, ma d’istinto ci siamo strette l’una all’altra, con le mascherine sul viso, in silenzio, lasciandoci con una virgola in una frase scritta a metà. Ed io la voglio completare.

Ci vediamo presto. Dobbiamo darci i regali di Natale. Prendete un palloncino a testa, per ricordo.

Mentre tornavo a casa guardavo il mio palloncino, e ripensavo a quanti momenti abbiamo vissuto insieme, quanti ricordi da portare sempre in tasca, quanti abbracci che non avevano lo stesso sapore, perché nessuno avrebbe detto che fossero un errore. Ma sono egoista se vi dico che mi mancano tutti?

Videochiamarsi non sarà mai la stessa cosa. Non è una consolazione, non è un’alternativa, è solo una piccola fessura in un muro che ci separa, freddo, incorruttibile, severo. Volti in due dimensioni, parole che sanno di malinconia, giochi di società su uno schermo che sono una scusa per non pensare.

Per due volte mi è stato detto che mi sarei dovuta accontentare, e per due volte ho nascosto le lacrime pensando di dovermene vergognare.

Io ho bisogno di vivere. Ho bisogno di voi. Ho bisogno di farlo insieme.

Ma quel palloncino che non si sgonfia è un tempo che non passa mai.

Sì, sono egoista, e non vi ho detto che vi voglio bene.

7 pensieri su “Quel palloncino

  1. Le videochiamate per me sono state quelle di mio fratello che mi raccontava dei non progressi di Ricky. Quanta angoscia senza potergli stare accanto nel momento più terribile della sua vita. Orribili queste lontananze. Ti abbraccio. Isabella

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