Se sembra impossibile allora si può fare, Bebe Vio (come leggere un libro in due giorni)

Se sembra impossibile allora si può fare - Bebe Vio - Anobii

“Per questo non mi stancherò mai di ripeterlo: lottate per quello in cui credete, per quello che vi appassiona, e se vi dicono che è impossibile, rispondete – Fatemi provare! -. Farete fatica, ci saranno giorni in cui vi sentirete uno schifo, ma quando ce la farete, vi renderete conto che non esiste niente di impossibile quando al posto della paura si mette la passione”.

Ho letto un libro in meno di due giorni. Anzi, per essere precisi, in circa sei ore totali. Ora vi starete chiedendo di quale pluripremiato autore fosse questo libro. Ebbene, sto parlando di Beatrice Vio. Sì, esatto. Bebe, quella ragazza sempre sorridente, campionessa paralimpica di scherma, studentessa universitaria. E tra tutte le voci che abbiamo l’opportunità di ascoltare, io credo che lei se lo meriti, almeno quanto meritiamo noi di scoprire una bella persona. Bebe ha scritto due libri, e uno si intitola “Se sembra impossibile allora si può fare”. A me sembrava impossibile finirlo in due giorni, ma tant’è. Forse ha perfino ragione.

E’ stato come ascoltare un lungo e frizzante monologo, pieno di battute, aneddoti, divagazioni, il racconto di una vita non facile, ma tra quelle vissute con più cuore. In quelle pagine si impara a conoscere una persona che è esattamente come tutti noi, con i suoi difetti, con le sue paure, testarda all’inverosimile, piena di passioni, determinata a rendere il mondo un posto migliore.

“Quindi, stiamo scialli e sorridiamo! Raggiungeremo con più leggerezza i nostri obiettivi e cambieremo il mondo, perché sono le persone felici quelle che hanno davvero il potere di cambiarlo”.

La sua non è una storia triste, è la storia di chi ce l’ha fatta. Sempre con il sorriso, sempre con la voglia di superare sé stessa. E’ la storia di una ragazza che non ha dovuto ricominciare da zero, solo capire come tornare a vivere la stessa vita di prima. E’ la storia di una persona che ha scelto di aiutare gli altri, e che dedica ogni suo traguardo a tutte le persone che ha avuto accanto. È disarmante scoprire la sua autoironia, il suo ottimismo, la sua smania di vivere, nonostante tutte le difficoltà, nonostante la gente nemmeno ci credesse. Si racconta come se fosse la storia di una persona qualunque, fa battute sul “restare con i piedi per terra”, e lo mette anche in evidenza, perché è tanto bello riuscire a prendersi in giro.

“Quello che spero sia chiaro se vedete la mia faccia con il solito sorrisone in giro da qualche parte è che per essere belli basta avere voglia di vivere e di essere felici per tutto quello che succede”.

Il suo è un racconto un po’ senza un filo, un insieme di ricordi e grandi lezioni, buttati tra le righe come una chiacchierata tra amiche. Arrivi alla fine che ti sembra quasi di conoscerla, di averla ascoltata per tutta la lettura parlarti di quanto è bella la vita, quanto sono preziose le persone, quanto tu vali in tutto quello che fai. È terapeutico, e ti fa capire che ogni volta in cui ti arrendi, in cui ti lamenti, in cui pensi di non potercela fare, stai solo perdendo tempo prezioso, perché non puoi saperlo finché non ci provi.

“La differenza fra un sogno e un obiettivo sta nell’iniziare a lavorare per raggiungere ciò che si vuole veramente […] E no che non sarà facile. Ma a chi piacciono le cose facili? Ed è questa la mia fortuna: ho capito che, anche se non è facile, se vuoi ottenere qualcosa devi darti da fare, se vuoi realizzare un sogno, se vuoi raggiungere un obiettivo di qualsiasi tipo, se vuoi godertela, devi veramente darti da fare”

Tra le altre cose, Bebe insegna l’importanza di saper chiedere aiuto. Beh, certo, direte voi, se non chiede aiuto lei? Ma in ogni pagina del suo libro possiamo riconoscerci tutti, e leggerci come se fossimo davanti a uno specchio, perché ci sono cose che non sono facili per nessuno. Come chiedere aiuto, ad esempio. E non si tratta di liberarsi dei problemi lasciandoli in mano ad altri, non è questo chiedere aiuto, e non sarebbe questa la Bebe che in parte conosciamo. Si tratta di combattere insieme, di camminare verso un obiettivo insieme, perché da soli sarebbe troppo difficile, ed è giusto essere sinceri con sé stessi.

“Quindi mi sento proprio di dire che un obiettivo raggiunto chiedendo aiuto vale di più, perché c’è dentro l’impegno di tante persone. Non lo dico per dire, ma è tanto più bello poter dire – Ce l’ho fatta – sapendo che ci sei riuscito perché hai saputo ammettere di aver bisogno degli altri. Ti metti in una prospettiva diversa, capisci ancora di più che non ci sono ostacoli insuperabili […] Perché chiedere aiuto è una cosa da imparare, ma è importante anche dare sempre tutto fino in fondo e non abbandonarsi sulle spalle degli altri. Avete chiesto aiuto agli altri, non gli avete chiesto di fare le cose al posto vostro”.

Poi scopri perfino quanto sia appassionata in ogni lato della sua vita. Non è solo la scherma, ma anche la scuola, gli scout, quelle “tre s” che un po’ le hanno salvato la vita. Ha studiato grafica e lo ha fatto diventare il proprio lavoro. Ha fondato l’associazione art4sport, per aiutare i ragazzi disabili a tornare a fare attività sportiva. Ha partecipato a programmi televisivi, e lo ha fatto soprattutto per aiutare, per dare visibilità alla sua associazione, per dimostrare che tutto si può fare. Lei vede negli altri tutto il buono del mondo, trova la felicità nei successi altrui, e forse lo fa senza rendersi conto di quanto sia raro e prezioso, di quanto sia più facile, per alcuni, vivere solo per sé stessi.

“Datevi da fare per gli altri perché ne varrà la pena, arriverà un momento in cui vi renderete conto di quante belle persone avete accanto. E non c’è niente di più bello”.

Io credo sia dovuto anche alla sua capacità di ascoltare. Si può cogliere anche da un libro, sì, perché quando viene scritto con onestà si riesce a percepire tutto. Lei sa ascoltare, sa ascoltare la sua famiglia, i suoi amici, i suoi allenatori, le persone che incontra per strada, anche quelle che la osservano da lontano, perché non capita tutti i giorni di vedere qualcuno con le protesi. Non dice mai che sia facile, ma che ne valga la pena sì.

“Se vi guardate intorno a occhi bene aperti e cominciate ad ascoltare davvero le persone, potreste scoprire non solo supereroi che affrontano i casini della vita tutti i giorni, ma addirittura supereroi che affrontano o hanno affrontato lo stesso identico problema che state affrontando voi, la stessa difficoltà, la stessa sofferenza, e hanno capito prima di voi come uscirne”.

Sa ascoltare tutti, anche chi le dice che qualcosa è impossibile. E’ impossibile che dopo soli due mesi dall’intervento tu possa andare all’Isola d’Elba. E’ impossibile che tu possa tornare a fare scherma. E’ impossibile che tu possa iscriverti all’istituto di grafica. E’ impossibile che tu possa vincere le Olimpiadi. E’ impossibile che tu sia stata invitata da Obama. E’ impossibile che tu possa scattarti un selfie con Obama. Ma lei è sempre riuscita ad abbattere quei muri, con la sua determinazione, provandoci, dandosi un’opportunità, perché in fondo, se va male, conta aver fatto  un tentativo. Sapete come ha fatto a scattare quel selfie con Obama, nonostante tutti i protocolli di sicurezza, nonostante le mille guardie del corpo e gli occhi puntati addosso? Lo ha chiesto. Come se stesse parlando ad un amico, e non al Presidente degli Stati Uniti d’America.

“Allora lo guardo e gli dico – Senti, io da qui non posso andarmene senza un selfie -. Si è messo a ridere con questa risata molto americana e ha detto che il protocollo non lo prevedeva, una risposta che già da sola sarebbe bastata per insistere, ma poi ha aggiunto – Scusa, ma è impossibile -. E io ho risposto: – Sorry, Mr President, but I don’t understand the word Impossible -. A quel punto si è messo a ridere di nuovo e mi ha detto: – Va bene, passami il telefono, facciamo finta che sia mio, ma non facciamoci vedere -“.

Questa è Bebe Vio, la campionessa paralimpica che tutti abbiamo visto in televisione, quella che scherza sulle sue protesi con i tacchi, quella che si fa riprendere mentre mangia gli spaghetti con le mani nuove, quella che non ha mai smesso di sognare, nonostante per tanti fosse soltanto un numero, quel 3% dei i sopravvissuti alla meningite. Avrebbe da insegnare a tante persone, a tutti quelli che si lamentano per le piccole cose, a tutti quelli che si arrendono davanti al primo scalino, a tutti quelli che nemmeno ci provano perché tanto è impossibile, a tutti quelli che pensano solo a sé stessi, a tutti quelli che non sanno più sognare. Ma non ha mai questa pretesa, non si sente la portatrice di una verità suprema, lei è solo Bebe, una ragazza che sta ancora imparando, giorno dopo giorno, e forse non smetterà mai. E forse è questo che rende il libro così efficace. E’ davvero come ascoltare una chiacchierata tra amici. Non la senti distante, come un personaggio che non incontrerai mai, no, la senti come una persona vera, una persona che ha le sue fragilità, le sue paure, i suoi ricordi dolorosi con cui convivere, e che ha deciso di donare altri quello che ha imparato nella vita, perché sia di aiuto, perché possa raggiungere quanta più gente possibile.

Se mi chiedessero il nome di uno sportivo che stimo, non avrei dubbi a rispondere: Bebe Vio.

E vi assicuro che in un periodo così complicato, in cui il mondo è sommerso dalla negatività, in cui siamo diventati tutti tristi e pessimisti, se avete anche solo un paio d’ore da riempire, o nessuna idea su quale libro leggere, penso che non ci sia scelta migliore di questa. So che sembra difficile da credere, ma quando lo avrete finito, anche solo per un secondo, sono certa che riuscirete a credere anche all’impossibile.

Qui sotto alcuni ulteriori estratti:

“In uno e nell’altro caso, però, sono convinta che la famiglia resti la squadra più importante perché, sempre e nonostante tutto, ve la portate dietro. Se siete al mondo e siete come siete, lo dovete a loro. Sapete con chi prendervela se, come me, avete il naso a patata (grazie, papà), o se al ritorno da un viaggio trovate i vostri vestiti preferiti tutti a lavare perché qualcuno li ha usati mentre non c’eravate (vero, Sole?). Ma il vantaggio è che la vostra famiglia vi vuole bene pure quando siete insopportabili e lamentosi, e vi insegna a volervi bene così come siete, difetti compresi. E soprattutto, a forza di fare il tifo per voi, darvi pacche sulle spalle e qualche calcio nel sedere quando serve, la vostra prima squadra vi aiuta a costruirvi altre squadre-famiglie, tutte quelle che vi servono per rendere la vostra vita una figata, anche quando sembra che non lo sia per niente”.

“Non vi sto dicendo di diventare delle specie di pazzi incoscienti, ma solo di aprire gli occhi e le orecchie perché le vostre passioni magari sono già lì davanti a voi, pronte a riempirvi la vita, ad aiutarvi a trovare un sogno, a farlo diventare il vostro obiettivo e a raggiungerlo. Nella vita di tutti i giorni abbiamo già tutto quello che ci serve per essere felici e soddisfatti”.

“Insomma, l’obiettivo è fondamentale, bisogna fare tutto quello che si può per raggiungerlo, ma non bisogna mai farlo diventare più importante della nostra onestà. Fatichiamo, sudiamo, scortichiamoci le ginocchia, abbattiamo muri, scontriamoci con gente che non ci capisce, che non crede in noi, che non ci ascolta, ma dobbiamo essere sempre onesti perché altrimenti anche il nostro obiettivo perderà di senso”.

“Vi assicuro che se la smettiamo di farci paranoie mentali su quando valiamo noi e quanto valgono gli altri, riusciremo a parlare tranquillamente con tutti senza porci limiti, a sentirci a nostro agio con tutti, dai piccoli agli adulti, dalle persone comuni a quelle che sono importanti o famose. Perché, prima di tutto, nessuno vale più di un altro e il rispetto alle persone va portato a prescindere da quanto sono ricche, famose, da che lavoro fanno o da che ruolo ricoprono”.

“Ma poi mi ripeto che essere scialli è anche questo: emozionarsi e far capire agli altri che si è emozionati. Perché provare emozioni è bellissimo, è il vero gusto della vita”.

“Nessuno ha il diritto di maltrattarvi, nemmeno a parole, e nessuno ha il diritto di mettervi i piedi in testa. Reagite e fatelo subito, non aspettate che la cosa si ingigantisca, che peggiori. Non date spazio a chi vi tratta male, a chi vi insulta, a chi non vi rispetta. Chiudetegli subito la porta in faccia. E se non basta, chiedete aiuto a chi avete accanto”.

“Grazie è una parola bellissima perché ti fa capire che non sei solo e proprio per questo è una parola che ti rende felice”.

“Ognuno di noi è unico, non dimentichiamocelo mai. Ed è la cosa più bella! Dovunque vogliate arrivare, non dimenticate mai di volervi bene per quello che siete e nessuno potrà fermarvi”.

6 pensieri su “Se sembra impossibile allora si può fare, Bebe Vio (come leggere un libro in due giorni)

  1. Bebe è una ragazza meravigliosa, con tanta voglia di vivere e di dimostrare al mondo che lei ce l’ha fatta, si è fatta strada in un mondo che ostegga i portatori di disabilità e si è fatta valere. Chapeau! Ho avuto modo di ascoltarla in qualche show, e c’è davvero da restare a bocca aperta quando parla del suo modo di vivere la vita in questa sua nuova condizione, ma non solo. E’ una giovane donna che ammiro molto, e a cui mi sento molto legato (no fraintendete, per piacere). Ho messo in lista il suo libro perché penso che serva a me come a ciascuno di noi, per farci capire quanto sia importante vivere senza piangere sulle proprie disgrazie. ❤

  2. Io la adoro, esprime voglia di vivere e positività, nonostante la sua vita sia così dannatamente complicata.
    E’ intelligente ed autoironica, una campionessa nello sport e nella vita.

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