Ricordi della festa di laurea

Non mi ricordo tutto della serata. Eravamo tre festeggiate sedute a capotavola. Ci sono foto a cui non pensavo di aver preso parte. Non so che fine abbia fatto la torta avanzata. E abbiamo aperto i regali in mezzo alla piazza, alle due di notte, senza nemmeno sederci. Non avevo visto il biglietto, così l’ho letto il giorno dopo.

Siamo tutti fieri di te e felici per il tuo successo!!! Ti meriti questo, vista la bella persona che sei e l’impegno che metti nel tuo lavoro. Ti auguriamo di raggiungere tante altre soddisfazioni! Complimenti davvero!!

Non ho detto grazie come avrei voluto. In realtà ho sempre paura di non riuscirci. Sembra così banale come parola. Grazie. Mi riferivo ai regali, al biglietto ancora da leggere, alla serata trascorsa insieme, ma anche a tutti quei momenti che ti vengono in mente quando cerchi di ripercorrere la tua vita. Grazie per i ricordi. Si può dire? In fondo io dico sempre grazie per qualsiasi cosa. Grazie che mi tieni aperta la porta. Grazie che mi fai i complimenti per il vestito. Grazie che mi versi il vino. E quando vorrei dire un grazie un po’ più importante, non so come farmi capire. Grazie grazie. Posso dirlo due volte? O forse dovrei semplicemente imparare a spiegarmi. Grazie perché. Basterebbe questo. Eppure mi sembra come se dovesse finire tutto, anzi, come se fosse già finito, e allora quel grazie me lo tengo per me. Probabilmente me ne sono anche dimenticata, perché lo porto sempre in tasca, ed ero pronta a tirarlo fuori, ma il momento mi è sfuggito tra le mani. La serata è volata via, in compagnia delle persone più care. e mi porto dietro soltanto alcune foto che non ricordavo di aver scattato. Foto che vorrei stampare e appendere alla parete. Memorie di carta, immobili per sempre, fatte d’inchiostro e di sorrisi. Non ho detto grazie per questo, ma forse qualcuno lo ha capito. Tra i regali ho trovato un album da riempire, con la copertina di legno, e in prima pagina una mia foto con la corona d’alloro. Vedo la gioia come se mi guardassi allo specchio, e mi rendo conto che quella sera è stato tutto imperfetto, tutto un po’ diverso da come lo avevo immaginato, eppure tutto bellissimo. Forse ho bevuto un bicchiere di troppo, forse ho riso in modo sgraziato, forse non ho detto quel grazie come avrei voluto, ma è stato come scrivere un lieto fine ad un romanzo lungo tre anni. E non è mai come te lo aspetti. Un finale da immortalare, un’ultima immagine da osservare, i nostri sorrisi da rivivere. In fondo c’erano tutti, anche chi a distanza mi ha scritto un messaggio e non avrei potuto chiedere compagnia migliore. Il mio mondo è diventato uno solo, come una grande famiglia allargata. Il mio grazie va a loro, per esserci stati sempre, anche quando nemmeno mi rendevo conto di quello che avevo. Grazie per la pazienza, la fiducia e le occasioni, ma soprattutto grazie per tutto il tempo trascorso insieme, perché per me vale più di mille regali. E’ emblematico che io abbia ricevuto una macchina fotografica per le foto istantanee, quadratini in formato polaroid che escono dalla scatola, immediatamente tangibili, come pensieri stampati su carta appena nati. Ma io sono fatta così. Ho bisogno di ricordare. Ho bisogno di rivivere. E ho bisogno di dire grazie alle persone che se lo meritano, anche se non è sempre facile, anche se non riesco sempre a spiegare il perché. A volte lo dico per seconda, in risposta a un grazie rivolto a me. E mi sento in difetto di coraggio, vorrei poter dire o poter scrivere senza vergogna quello che provo, e vorrei farlo io per prima, ma ancora non ci riesco. Forse lo sto imparando, forse un giorno saprò essere dolce come l’istinto mi direbbe di essere, e fino ad allora farò fatica a dire grazie, o a dire grazie perché. Grazie per i fiori. Grazie per i regali. Grazie per la serata. Ma più di tutto, grazie per i ricordi.

Questa volta sono riuscita a recapitare il mio messaggio, e l’ho fatto su Instagram, pubblicando le foto della nostra festa.

Alla fine non è tanto il voto, non è la proclamazione, non è la foto di rito con la corona d’alloro. Alla fine sono le persone con cui lo vivi. In fondo è soltanto un giorno, uno solo, su tre anni di università, e quello che conta non è tanto quel giorno, piuttosto è tutto quello che si è vissuto prima. Le persone con cui lo si è vissuto. I ricordi che ci si porta dietro.

6 pensieri su “Ricordi della festa di laurea

  1. Belle foto, complimenti! 🙂
    Non voglio finirla qui, perché vorrei dirti che… ti adoro! ❤
    Adoro il tuo essere spontanea, sensibile, il tuo sentirti impacciata, che talvolta (come in questo caso) leggo tra le righe… Capisco benisimo quello che provi, perché anche io sono un po' così, e a volte mi ritrovo senza le parole da dire in un determinato momento. Niente paura! Non penso di aver trovato il metodo ad hoc per uscire da questa impasse, però forse può servire scrivere quelle impressioni nero su bianco, lasciando che per il momento sia un fogliaccio a raccogliere le speranze, i timori, e tutto quello che hai da dire, per poi assimilarlo tu, e trovare poi il momento adatto per dirle alla persona interessata. Non ne sono certo, ma credo proprio che – anche se in ritardo – chi debba ricevere quelle parole, sarà felice che tu gliele abbia dette!
    Buona sreata, cara Penny, un abbraccio! 🙂

    • Wow grazie mille, davvero! ❤ Leggendo i tuoi commenti da un po’, ho capito che in molte cose siamo abbastanza simili. Scrivere mi ha aiutata molto in passato e mi ha fatta arrivare dove sono oggi, per lo meno al punto di accettare e quasi apprezzare quello che ne deriva da un carattere come il mio… perchè sì, anche questo ha i suoi pregi 🙂
      Un abbraccio!

      • Penso anche io che siamo abbastanza simili; capita spesso che mi rifletta nelle parole che scrivi, quasi come se mi si addicano… e ti dirò che non mi dispiace sapere di avere un’affinità (o come avrebbe detto un poeta, una “corrispondenza d’amorosi sensi”) con te 🙂
        Un abbraccio!

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