Sungha Jung

Erano i primi tempi in cui mi avvicinavo al computer, avrò avuto sui dieci, undici anni, e girovagando su Youtube mi sono imbattuta in un chitarrista sudcoreano poco più che bambino: Sungha Jung, classe 1996. Imparati i primi rudimenti dal padre, Sungha ha continuato a suonare, e da autodidatta è arrivato a pubblicare il suo primo album nel 2010, all’età di soli quattordici anni. E’ quello che si potrebbe definire un bambino prodigio, o forse è tutto merito della dedizione, dell’impegno e dello studio che ci ha messo sin dal primo giorno, con quella chitarra fatta su misura per adattarsi al suo corpo e un’incredibile naturalezza nei movimenti delle sue mani. Proprio quella prima chitarra, più piccola del normale, portava la firma di Thomas Leeb e una dedica, “Keep on grooving to my friend”. Aveva nove anni appena, ed era in grado di arrangiare e suonare alla perfezione il tema di Pirati dei Caraibi e di Mission Impossible, o canzoni come With or without you, Hotel California, More than words, brani dei Beatles o dei Green Day.

Sembra assurdo che sia stato in grado di fare tutto da solo. Sono sempre rimasta incantata davanti a quel bambino che muoveva le mani con una grazia incredibile, sembrava nato con la chitarra in mano, già capace e con le note stampate in testa. Non lo voglio chiamare prodigio, ma sin da allora dimostrava una predisposizione rarissima e una passione unica che nei bambini difficilmente si trova. Sungha Jung a nove anni, anziché giocare per ore, suonava. E suonava bene. Forte delle sue conoscenze musicali, delle sue sperimentazioni, del senso del ritmo nascosto dentro di lui, ha fatto conoscere al web l’arte del fingerstyle, attraverso riarrangiamenti sempre più complessi di voce e melodia, con le sole sei corde della chitarra a disposizione. Ogni brano sembrava un miracolo prodotto da un genio. Ho sempre pensato che avesse un dono, e averlo scoperto così presto, quando ancora pubblicava filmati di qualità scarsissima in rete, averlo seguito negli anni dell’adolescenza, quando ha iniziato a comporre da sé, e cercare tutt’ora i suoi album, nove all’attivo, mi fa capire che il suo talento sia assolutamente indiscusso. Perché non c’è solo la tecnica, la velocità della mano, le percussioni e gli infiniti suoni che riesce a scovare in un solo strumento, non c’è solo lo studio e l’accostamento razionale delle note, c’è ben altro. La passione, l’istinto, il corpo che quasi segue l’andamento della musica e nella chitarra riversa tutto quello che può trasmettere. E’ il primo chitarrista che ho scoperto, il primo che mi ha lasciata senza parole, incapace di descrivere le sue abilità in poche righe, il primo che è riuscito ad emozionarmi senza aver mai sentito una sola volta la sua voce. Sungha Jung ha preso brani famosissimi della storia della musica di oggi e di ieri, li ha frammentati come un puzzle di pochi pezzi, e ha riassemblato il tutto con due mani e una chitarra, le note della melodia principale, gli accordi di accompagnamento, il suono della batteria con la mano destra. E ha sempre fatto sembrare tutto facile, quando non lo è per niente. Oggi quel bambino di nove anni è cresciuto, organizza concerti, pubblica i propri brani inediti, non ha mai perso la sua passione, ed è riuscito a costruirsi una carriera di tutto rispetto. Quelle mani che si muovevano rapide sulla piccola chitarra fatta su misura per lui, oggi si muovono con la stessa naturalezza di sempre, come se non conoscessero altro che le corde della chitarra acustica e del piccolo ukulele. Sungha Jung vive con la sua musica, accompagnato da quel dono che ogni giorno gli ha permesso di crescere, di azzardare, di migliorarsi, di diventare il musicista completo che è oggi. Un ragazzo prodigio? Forse, ma prima di tutto un ragazzo con voglia di fare, interesse, cura per il dettaglio, amore per la musica e per il proprio strumento, emozioni da trasmettere, e la stessa semplicità che si ritrova in quei video di Youttube registrati da casa. E’ cambiato il muro, è cambiata la stanza, è cambiato il divano, ma rimane sempre lo stesso artista silenzioso che suona ad occhi chiusi, e si lascia trasportare da quegli accordi che viaggiano lungo i tasti del manico facendoci danzare, commuovere, sognare.

Dalla Sud Corea spero che possa arrivare ovunque, perché un musicista di questo calibro è rarissimo. Un concerto in cui la sola musica proviene da una chitarra incantata, io lo vedrei volentieri.

3 pensieri su “Sungha Jung

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