Un grazie fa bene al cuore

In questi giorni ho ricevuto messaggi inaspettati. Chissà, forse dettati dall’euforia, dai mesi che avremmo potuto vivere insieme, dall’estate che avanza, dalla laurea triennale che si avvicina. Ho ricevuto quei grazie che io, per timore, non ho mai il coraggio di dire per prima. Persone che mi ringraziano per il tempo trascorso insieme, per aver riso e pianto con loro, per esserci stata in ogni momento, e che mi considerano una famiglia, dopo tre anni che ci conosciamo. Persone che mi ringraziano dell’aiuto, perché io non mi tiro mai indietro, e mi ammirano perché sono troppo gentile. È come se in questi giorni si fosse aperta una porta, e tutti abbiano voluto chiudere i conti aperti con il passato. Di grazie ne ho sempre scritti anch’io. Ma non sono mai stata brava con le smancerie, non ho mai dedicato a nessuno parole dolci, eppure dev’essere successo qualcosa anche a me, perché sono affezionata a quelle persone, e sento il bisogno di farglielo sapere. In questi giorni ho vissuto in una sincerità universale. Ci siamo detti tante cose, anche senza guardarci in faccia, in questo modo strano dei giovani di comunicare su WhatsApp. E non dimenticherò chi mi ha chiesto di restare, a chi ho promesso di esserci sempre, anche se le strade si divideranno, e non perderò chi mi ha fatto capire di tenerci davvero, con un semplice gesto o con un grazie sincero. Tre anni mi sono serviti per capire. Tre anni per riuscire a dir loro un grazie senza timore. Ed ora sono qui, davanti alle foto che ho stampato, a rendermi conto di quanto tre anni possano cambiarti la vita. Ho iniziato l’università con un obiettivo: conoscere gente nuova. E l’ho fatto con le aspettative di una ragazza appena maggiorenne, che da sempre ha fatto fatica a costruire dei veri legami, e che in mezzo a una grande folla vorrebbe solo tirarsi indietro. Ma sembra quasi un dono del destino, eppure quelle due ragazze che ho conosciuto la prima settimana sono le stesse che oggi mi dicono grazie. Grazie di esserci stata, grazie di essere rimasta. Perché in tre anni le persone si possono anche perdere. E non è facile riconoscerlo, non è scontato ammettere di volersi bene, e conservare tanti ricordi di quei momenti frugali, che a raccontarli sembrano sciocchezze, eppure per noi sono dei pezzi di vita. Dirsi grazie per questo è raro. Forse accade solo quando arriviamo davanti a un bivio, e sappiamo che cambierà tutto, che non cammineremo più tenendoci per mano, e non vedremo più lo stesso panorama, così ci guardiamo indietro, e ci accorgiamo di quanto tempo sia effettivamente passato, quante occasioni insignificanti siano per noi dei ricordi, e quante persone abbiamo incontrato lungo la strada, incrociando i nostri passi ai loro, parlandoci, e sorridendoci da lontano. Quelle distanze, in tre anni, sono diventati abbracci sinceri. E davanti a quel bivio ci si ringrazia, come se stesse per finire tutto. Lo si fa per paura, per la sensazione di aver rimandato a lungo, o semplicemente per condividere quello che il viaggio ha significato per noi. Ci si guarda negli occhi e ci si promette di restare, ed io l’ho capito che quella promessa si può mantenere davvero. In fondo basta volerlo. Così quel grazie diventa solo un altro momento da ricordare, magari più speciale degli altri, o forse solo più vivo. Un grazie che racchiude tutte quelle emozioni provate e mai confessate, perché è più semplice parlare con gli occhi, e dirsi che ogni gioia, nella vita, in fondo ci è un po’ dovuta. Ma alla fine della storia, è sempre bello dirsi grazie. E’ come scrivere un lieto fine e regalare ai personaggi un futuro felice. Sei tu che scrivi, che li chiami uno ad uno sulla pagina, e che dopo un paio di righe lasci un punto sulla carta e vai a capo. Nuovo capitolo, nuova storia, ma chi vorrà esserci ci sarà, in tutti i capitoli che scriverai. Lo sai, perché ti hanno detto grazie, e tu lo hai detto a loro. E’ che a volte hai solo bisogno di una conferma, di riconoscerti in un’amicizia reale, di sentirti dire che nel tuo piccolo hai fatto la differenza, perché vuol dire che ce l’hai fatta, che hai trasmesso quello che volevi, che nemmeno i silenzi, o tutte quelle cose non dette, sono riusciti a costruire un muro. Hai solo bisogno di sentirtelo dire, che sei importante, che hai fatto del bene, che in qualche modo hai costruito davvero una famiglia, nella semplicità della condivisione, nella fragilità dei momenti insieme. Ecco perché ci si dice grazie. Perché fa la differenza. Perché è come aprire una porta e raccontarsi anni di emozioni taciute. Ecco cos’è quel grazie. Anche se è una parola banale, di cui a volte si abusa ed altre volte ci si dimentica. Dietro quel grazie, dietro al mio grazie, ci sarà sempre un muto e gigante “ti voglio bene”.

Grazie a chi è entrato nella mia vita e non ne è più uscito. Grazie a chi ogni giorno mi rende fiera di quello che sono. Grazie a chi mi ha capita, a volte perfino più di quanto mi sia capita io. Grazie a chi mi conosce più degli altri, e non ha mai provato a farmi cambiare. Grazie a chi confessa di ammirarmi, a chi mi guarda negli occhi e dice di essere felice di avermi incontrata, a chi mi chiede di restare perché ci tiene davvero. Grazie a chi mi ha fatto scoprire le gite fuori porta, il carnevale, le grigliate in compagnia, o semplicemente un aperitivo improvvisato, un picnic in collina con le pizze fredde, una merenda davanti al tramonto. Grazie, perché non sapevo di desiderarlo, eppure l’ho ricevuto come un regalo. Grazie, perché ho capito di farne parte anch’io. E non è stato facile, per me non lo è quasi mai, ma questi tre anni sono volati via come se fossero durati un giorno, eppure mi sento dannatamente ricca, incredibilmente felice.

12 pensieri su “Un grazie fa bene al cuore

  1. Cara Penny!
    Le persone umili, prima o dopo, vengono apprezzate.
    Il valore che si nasconde in te, unito alla sensibilità e all’intelligenza, ti rendono speciale.
    Tu, sempre riflessiva.
    Fai un passo indietro, piuttosto di ferire.
    Resti talvolta in un angolo, in silenzio, per paura di apparire.
    Ma anche la fiammella più piccola, nel buio, verrà sempre notata.
    Ti stringo . Forte.
    Ti auguro il meglio.
    Dio ti benedica.
    ❤️

      • Mi sei piaciuta da subito.
        Appena mi sono affacciata in questo “ambiente” virtuale, mi hai conquistata. Inizialmente pensavo tu fosti più grande.
        Rispetto ad altri della tua età, hai sempre dimostrato maturità, senso di appartenenza alla famiglia, hai grandi valori. Hai parlato, ogni tanto, dei tuoi genitori con grande rispetto.
        Sei cresciuta.
        Tu, poco amante della matematica, guarda invece, dove sei arrivata.
        Hai trovato ottimi insegnanti che hanno gettato semi in un ottimo terreno…
        Ti stimo tanto e ti voglio bene.
        ❤️

      • E tu mi hai sempre fatto capire, con così poco, quanto valessi, e penso sia la dimostrazione che il virtuale è tale fino a un certo punto. Ti voglio bene anch’io e ti ringrazio una seconda volta ❤

  2. Chi non ostenta, e fa le cose con naturalezza, spesso non chiama subito la lode, ma non passa inosservato, anzi. Non c’è dubbio che la generosità paga sempre, prima o poi, e arriva la soddisfazione, il riconoscimento. di quanto si è costruito

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