Sarà il periodo

A volte ci penso, come si pensa ad un sogno lontano, apparentemente impossibile, a tratti un po’ folle. Penso a come sarebbe una vita lontano da qui. Come quei giovani che sono partiti e non sono più tornati, fagocitati dalle opportunità di un paese straniero, accolti da una casa che non era la propria, e adulati da un mondo che avevano visto in cartolina, ma che hanno potuto abbracciare. Mi chiedo se io avrei il coraggio di farlo. Di mollare tutto e partire, potendo contare solo su me stessa, e su quel sogno di una vita onesta e felice. Forse non riuscirei nemmeno a chiudere la valigia. E poi, cosa sogno a fare, se non sono mai stata sola e lontana da casa nemmeno un giorno? Eppure sogno lo stesso. Come quando da piccola immaginavo il principe azzurro scalare la torre, o i quattro piani del mio condominio, per chiedermi di sposarlo. Tanti sogni hanno accompagnato la nostra crescita. E chi ha detto che non si possa continuare a fantasticare? Nel mentre ho deciso di studiare meglio l’inglese, metti che mi serva. Un’arma da tenere in tasca, una porta da tenere aperta, manca solo il coraggio di partire davvero. Ho il progetto di farlo, tra un anno, due anni, o quando si potrà. E voglio partire con l’idea di tornare, ma senza escludere la possibilità che esista una strada, anche scoscesa e in salita, costruita per me. Altrimenti sarebbe come non partire affatto. Voglio capire se vale la pena sognare, o se sia meglio riporre tutto in un cassetto, insieme al principe azzurro che non è ancora mai arrivato. Voglio capire se sarei pronta, una volta arrivata al bivio, a scegliere soltanto per me. Perché lo so che cosa mi frena, cosa mi tiene qui, a cosa sono legata. Famiglia, amici, una città in cui sono cresciuta, i punti di riferimento di una vita. E’ lo stesso per tutti. Ma a volte sembrano non bastare, e allora si finisce a sognare l’Europa, con gli occhi che brillano di immaginazione e desiderio, come quelli dei bambini. E pensare che da fuori nessuno lo crederebbe mai. Io, partire? Hahaha. Bello scherzo. Ho visto amici fare le valigie e attraversare gli oceani, li ho visti studiare in America, in Norvegia, in Inghilterra, perfino in Australia, e ho invidiato il loro coraggio, la loro mancanza di insicurezza, perché per colpa dell’insicurezza io non ci ho mai nemmeno provato. Sempre l’ultima a leggere il bando Erasmus, sempre la prima a lasciarlo scadere. Ma oggi mi dico che forse vorrei fare un tentativo. So che avrei paura, e che aspetterei fino all’ultimo, con i documenti tra le mani, come se stessi per buttarmi col paracadute, ma per lo meno mi avvicinerei al punto di lancio, con i piedi a un metro dal cielo. Ecco, magari non ero pronta, o non lo sognavo davvero. Magari non lo sono nemmeno adesso, magari non lo sarò mai del tutto, perché non sono mai stata brava a cambiare, non quando la decisione spettava a me. Eppure, davanti a quei bandi Erasmus lasciati scadere, provo un senso di rimorso per non essermelo mai chiesto: lo faresti? Se fosse quello che vuoi, se sapessi che quell’occasione non tornerà, avresti il coraggio di partire? IN quel caso la mia risposta impulsiva sarebbe sì. Impulsiva, certo. In quell’istante di euforia giovanile e un po’ di incoscienza. Ma sognare non costa nulla, anzi, a volte ti permette di scorgere opportunità nuove, portoni chiusi a chiave da aprire a spallate, perché improvvisamente capisci che quella è la tua strada, quella è la persona che vuoi diventare. Non ci voleva una pandemia a intromettersi in quei sogni. Come un muro di cinta che non ti permette di raggiungere la porta. Ci sono due possibilità: o ci rinunci, o ti incaponisci, e a costi di provarci per anni resterai lì, a cercare di oltrepassare quella soglia. In un certo senso è la pandemia che mi ha fatto riflettere. Mi ha fatto rendere conto di tante cose, dei legami importanti che ho costruito, del mio desiderio di conoscere, e della voglia che ho di fare, a volte anche di sperimentare, con quel mezzo coraggio che mi dimentico di avere. Se prima mi bastava sognare, ora non lo so più. Quando penso concretamente al futuro, non ho idea di dove collocarmi. Giovane laureata e intimidita dal mondo, insegue opportunità piovute dal cielo. Suona male, no? La verità è che non ho mai avuto un reale motivo per cui partire. Al contrario, ne ho sempre avuti tanti per restare. Ma più mi avvicino a quella meta, la laurea, la fine d un’età spensierata in cui il mio solo dovere è studiare, più mi rendo conto di non averla mai considerata davvero un’opzione. Si cresce, e si inizia a sognare con più realismo, concretezza, e conoscenza di sé. Oggi so che probabilmente avrei paura, che dopo il primo passo vorrei solo tornare indietro, e che dovrei superare tanti miei limiti, smussare tanti spigoli del mio carattere, ma se fosse la mia strada, troverei il modo di percorrerla. In realtà è più una sensazione. Un sogno meno confuso. O il privilegio di avere ancora ventun’anni, gli studi da terminare, e il tempo per costruire un nuovo gradino del mio futuro, vedere meglio l’orizzonte, e decidere con più calma. Non so cosa accadrà. Non so che scelte prenderò. Non dipende nemmeno tutto da me. Ma non mi lascerò più sfuggire le occasioni, come quei bandi Erasmus dell’anno prima, questo no. Perché ora so che potrei farcela, e non avrebbe senso non provare a saltare.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Micio Alpha ha detto:

    I pensieri sfusi di Penny. Ne sentivo la mancanza 😁😘💘

    1. Ehipenny ha detto:

      La penny pensa sempre 😎

  2. Kikkakonekka ha detto:

    Mi accorgo ora, 25 anni dopo, di quanto avrei potuto “rischiare” di più durante gli anni universitari, studiando fuori sede o aderendo all’Erasmus.
    Ma, oltre alla “mancanza di coraggio”, mi mancavano anche i $$$, cosa non secondaria.

    1. Ehipenny ha detto:

      Anche questo non è da trascurare, anche perché ci sono paesi dove la vita è parecchio cara.. mi resta da pensarci bene per l’ultimo anno, sarà l’ultima occasione

  3. tanadeilibri ha detto:

    Se avrai ancora modo di partecipare, io ti consiglio di provarci. L’inizio non è sempre semplice, ma poi ognuno trova la sua dimensione e come vivere quei mesi al massimo a modo suo. Quasi per tutti il rientro è traumatico e quel periodo rimarrà per sempre sospeso in una bolla temporale che sembra parte di una vita parallela.
    L’unica cosa davvero scoraggiante è tutta la serie di documenti che bisogna preparare… Per il mio corso un semestre all’estero era obbligatorio, quindi sono andata avanti, altrimenti veniva voglia di desistere solo per la burocrazia! 😅

    1. Ehipenny ha detto:

      Grazie del consiglio! Spero che si risolva la situazione odierna perché per ora nessuno può partire, sicuramente se avrò la possibilità di farlo all’ultimo anno ci proverò 🙂 Posso chiederti in che paese eri?

      1. tanadeilibri ha detto:

        Già, purtroppo per ora è tutto sospeso, e infatti mi dispiace tantissimo per tutti quelli che magari erano appena partiti quando di Paese in Paese è iniziato il lockdown.
        Io ero andata nel Regno Unito 🙂 Ma con la Brexit non so se prenderanno accordi a parte.
        Comunque se non cambiano le cose, alla magistrale, anche dopo la laurea (basta che fai domanda prima di laurearti), c’è anche l’opzione Placement se preferisci provare un’esperienza di lavoro in un’azienda estera invece che il classico Erasmus per studio 🙂

      2. Ehipenny ha detto:

        Infatti anche la Brexit mi ha destabilizzata perché era la mia prima destinazione ideale… insomma, sfiga 😂 Mi interessava l’opzione per fare il tirocinio, non so se è la stessa in realtà però prevede comunque un’esperienza lavorativa anziché lo studio. Vedremo 😄

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