Sei anni

Sei anni che scrivo, sei anni da che ho trovato il coraggio di rendere pubblico quello che scrivo, e a me sembra trascorsa una vita. Troppo lontani quei giorni in cui tornavo a casa da scuola, prendevo un foglio di carta, e incatenavo l’ispirazione perché non scappasse via. Ho sempre pensato che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei lasciato perdere, il giorno in cui avrei smesso di riconoscermi in questo, perché i sogni che avevo tempo fa li ho abbandonati da un pezzo. Scrittrice, giornalista, e invece ho cominciato a studiare economia. Ma non sono mai riuscita a cancellare niente di quello che ho scritto. Fa parte di me, della mia storia, della mia crescita, e non si può voltare le spalle a sé stessi soltanto per una scelta. In fondo a quindici anni non ci si conosce nemmeno. Una cosa, però, l’ho capita: mi manca avere tutto quel tempo libero, tutti quei pensieri in testa, tutte quelle idee creative, e nessun problema da affrontare davvero. Ma anche questo fa parte della vita, e a ventun’anni non posso pretendere di chiudermi in camera e non ascoltare nessuno. Sono sei anni che scrivo, sei anni dal giorno in cui mi sono guardata allo specchio e mi sono presentata. Piacere, mi chiamo Giorgia, e non ho un carattere facile. Sono stata sincera, e del resto sono una delle mie più accanite lettrici. Ho pubblicato 4271 articoli, vi sfiderei a leggerli tutti, ma non sarebbe fattibile. Li conosco io e pochi altri, persone incontrate da poco e altre che sono scomparse, lasciando dei siti vuoti e dei vecchi ricordi. Anche il mondo dei blog tende a cambiare, e più passano gli anni più me ne rendo conto, più a volte mi sembra di parlare da sola. Ma forse è anche colpa mia, colpa del fatto che non leggo mai, ma ho la pretesa che siano gli altri a leggere me. Sarà che nella vita sono abituata ad ascoltare, e questo è l’unico modo che ho per riuscire a parlare davvero, senza timore dei giudizi, senza dover essere d’accordo con nessuno. Non è come pubblicare una foto sui social network, copiare una bella frase di un autore, immortalare un panorama. Non è così semplice, e nemmeno così impersonale. Di recente mi è stato chiesto di elencare i miei hobby, e la sola cosa che mi è venuta in mente è stata questa: scrivere. Non la definirei nemmeno una scrittura creativa, non so cosa sia, se un diario, una raccolta di lettere, un quaderno confuso, o una lunga serie di ricordi, non lo so. Ma so che qui ci sono io, da sei anni ad oggi. Io con le mie passioni, i miei sentimenti, il mio passato sempre più esteso e il mio futuro da scrivere, ma per davvero. Così l’ispirazione ha cominciato a scappare, ed io ho cominciato a vivere di più. E’ normale, ed è anche difficile accorgersi di quante piccole cose cambino, quante nuove esperienze si possano fare a vent’anni. Non mi sento grande, non sono pronta al mondo degli adulti. Io sono ancora qui, la ragazza timida che si è presentata sei anni fa, e che scriveva al maschile per paura di farsi conoscere. Sono sempre stata Penny, uno pseudonimo per nascondermi, una scusa per essere me stessa. Penny innamorata, Penny arrabbiata, Penny in difficoltà. Quante volte mi sono sfogata sulla pagina bianca, picchiando sulla tastiera con le emozioni fuori dal petto, e quante volte ho riletto quei testi, riprovato le stesse emozioni, e visto me stessa da fuori, seduta a scrivere, come se stessi parlando ad un’amica. Rivelare a qualcuno dei miei 4271 articoli, vorrebbe dire svelare tutte le cose non dette in sei anni. Sono qui, e da nessun’altra parte. A volte penso che sarà così per sempre, se la tecnologia non stravolgerà il mondo, se i siti di WordPress continueranno ad esistere, io continuerò ad esserci, e a raccontare frammenti di vita che teoricamente non interessano a nessuno. Ma l’ho sempre fatto soprattutto per me. Non mi interessa il numero di follower, i like sotto gli articoli, non siamo su un social network, e per me non è un lavoro. E’ solo il luogo in cui tornare dopo una giornata piena, per scrivere di me, riuscire a guardarmi in faccia ed essere sincera. Come uno specchio da tenere sempre in tasca. Sei anni. Sembra ieri che raccontavo degli esami di maturità, e tra meno di un mese sarà qui a parlarvi della laurea. E’ assurdo come a volte il tempo sembri volare via, e non ci si renda nemmeno conto dei giorni che passano, delle occasioni che se ne vanno, delle amicizie che si perdono. In questi sei  anni è cambiato quasi tutto. Me ne accorgo quando mi guardo indietro, quando rileggo le mie vecchie poesie, o quelle lettere mai spedite che ancora nascondo nel cassetto, e mi domando quando sia successo, che fine abbiano fatto quelle persone, cosa ci abbia separati così. Probabilmente ho anche tutte le risposte, e sono scritte qui, nei 4271 articoli sulla mia vita.

Non è oggi il mio anniversario, ma faccio finta che lo sia. Sono stata fin troppo sentimentale per mentire adesso. Sono passati esattamente sei anni e tre giorni dalla creazione del mio blog. E mi sembra di festeggiare un compleanno, con le stesse ansie da prestazione e la stessa vergogna per gli auguri. In fondo sono io che ho un rapporto difficile con il tempo, e non è colpa sua se a volte lo uso male, se lo lascio scappare, o se immagino di agire e poi sto ferma sui miei passi. Se uno leggesse quello che ho scritto sei anni fa, troverebbe una moltitudine di frasi non dette, di promesse non mantenute, di cose non fatte, e per cosa? Paura, timidezza, scuse. Così, se mi chiedeste un riassunto di tutto, vi direi che più di ogni altra cosa, in questi sei anni e tre giorni, ho imparato a perdonarmi.

22 pensieri su “Sei anni

  1. Scrivere di se’ e per se’ stessi e’ una delle forme di ascesi e miglioramento interiori, una delle più vive possibilità’ di entrare in contatto con in nostro emisfero celebrale destro, depositario delle più ricche e vitali energie creative. Continua così Penny, questo tuo articolo oltre che esserne una dimostrazione e’ da incorniciare. Saluti. Fritz.

  2. E’ molto bello quello che hai scritto… Anche io scrivo, a ritmi alterni; ora, per esempio, non ho idee, ma mi sto divertendo ad ampliare un racconto che sento davvero mio; a te è mai capitato di scrivere qualcosa, che sia un racconto, una poesia o quant’altro e di pensare che quello è lo scritto cui sei più affezionata? Buona serata. 🙂

    • Grazie mille davvero! Mi è capitato sì, più di una volta, e ogni tanto vado a rileggere quello che ho scritto, come se potessi tornare indietro nel tempo. E magari mi faccio anche qualche complimento 😄

      • 🙂 Mi sembra giusto. 😉 Pensa che nel rivedere il testo di cui ti ho parlato, quando sono arrivato all’ultima pagina e ho letto l’epilogo, anche io mi sono fatto i complimenti per aver creato quel finale; penso sia stata la degna conclusione di quella storia che aveva a che fare con due donne problematiche. Ti auguro una piacevole giornata 🙂

  3. Penny cara, ti sei lanciata in una sfida con te stessa e hai superato il tuo timore. Ti ammiro lo sai, sono contento di averti incontrato in questo nostro mondo di parole, abbiamo condiviso belle iniziative e ti auguro di proseguire sempre fiera di te stessa.
    P. S. Ho sempre pensato che Penny fosse il tuo nome, che veniva da Penelope 😄 invece esce fuori Giorgia ora, ma per me sei sempre Penny nel cuor. 😊👍

  4. Ciao Penny!
    Di solito non commento mai i post altrui, un po’ perché ho sempre il timore di ingarbugliarmi o risultare banale, un po’ perché sono una che se ne sta sempre sulle sue anche nel virtuale. Però stavolta mi sembra valga la pena uscire dalla mia comfort zone.
    Non fosse altro che per mandarti un abbraccio sincero e per ringraziarti per la schiettezza della scrittura, sempre, nel bene e nel male. Credo di capire in pieno le emozioni e i pensieri che hai riversato in questo post. Mi hai commossa e mi ci sono rivista molto.
    Grazie per i pensieri che condividi e in bocca al lupo per il tuo futuro!

    • Ciao! Ti ringrazio tanto per il tuo commento, da quello che hai detto penso ci possiamo capire a vicenda, se non altro per la “paura di disturbare” quando dobbiamo intervenire 😅 ma anche questi sono lati di noi, e scriverne mi ha aiutata molto. Crepi il lupo 😘

  5. È stato un piacere leggere di come hai vissuto WordPress in questi anni. Scrivere per raccontarsi, sfogarsi, riconoscersi.
    L’epilogo è la spinta per andare avanti. Complimenti ☺️

  6. “4271 articoli, vi sfiderei a leggerli tutti”
    Tutti no, ma ti conosco sin dai primissimi giorni, al punto da considerarti un punto fermo della mia vita “social”.
    Credo di averti conosciuta abbastanza bene, quantomeno riguardo ciò che tu hai scritto e continui a scrivere.
    Capendo magari anche cose che lasciavi sottintese.
    Spero tu possa continuare, Penny/G, anche se ovviamente i tuoi impegni si stanno moltiplicando.

    Andrea/K

  7. Il bello dei social, essere insieme agli altri, ma rimanere soli, dire quello che si vuole, quando si vuole, cercando se stessi. Si continua, sai, non è detto che finisca. Sarà sempre un piacere leggerti 🙂

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